Marta è svegliata dal miagolio del telefono scarico. Panico. Si è dimenticata di metterlo in carica. Guarda l’ora, è ancora presto, forse ce la fa a ricaricarsi a sufficienza per durare tutta la mattina. Meno male. Non poteva neanche immaginare di andare a scuola senza cellulare, di rimanere scollegata.

Facciamo fatica a comprendere l’importanza che ha lo smartphone per i ragazzi. È un tema attuale di conflitto tra genitori e figli – indagini recenti stimano che più del 50% dei ragazzi europei tra i 9 e i 16 anni possiede uno smartphone e lo usa per collegarsi a internet, per l‘Italia probabilmente è un dato sottostimato – li rimproveriamo perché sono sempre al telefono, anche se quello non è un telefono ma un complesso oggetto con cui spesso neanche telefonano, che usano piuttosto per mantenersi costantemente in contatto tra loro, chattare, ascoltare e scaricare musica, vedere filmati, pubblicare immagini che possano stimolare il “Mi piace” che funziona come conferma.

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L’apparecchio è ormai un’appendice di sé. Attraverso il costante contatto seppur virtuale con il gruppo, i ragazzi mantengono una continuità nel loro senso di identità personale.

Il sostegno del gruppo è da sempre riconosciuto come essenziale per la costruzione di un’identità autonoma dalla famiglia e si realizza ora anche attraverso le relazioni virtuali.

L’identità personale si costruisce a partire dalle prime relazioni significative e attraverso i processi di identificazione, cioè i processi attraverso i quali si acquisiscono i ruoli sociali assumendo i comportamenti e gli atteggiamenti delle persone che si ammirano. I processi di identificazione si verificano in modo diverso nelle diverse fasi di sviluppo. Durante l’adolescenza, per arrivare ad un senso di sé autonomo si passa gradualmente da uno stato in cui l’aiuto, la guida, il sostegno, l’approvazione e la rassicurazione provengono dai genitori, a uno stato intermedio in cui il sostegno e l’approvazione provengono dalle amicizie e dai rapporti sentimentali. E’ qui che si inserisce lo strumento tecnologico.

C’è chi si preoccupa che un utilizzo massiccio dello smartphone possa portare ad una generazione di identità fragili e/o frammentarie. Che sia implicata una dipendenza non c’è dubbio, anche se non è tanto dallo smartphone quanto dal gruppo. Insomma il percorso – di costruzione dell’identità – è sempre lo stesso, perseguito ora anche grazie ad uno smartphone, che magari perde il suo fascino una volta realizzato il suo compito. Staremo a vedere.

Per ora è una messa alla prova per i genitori che magari sentono in discussione il proprio ruolo educativo e il potere nella relazione. Concordiamo con i ragazzi un tempo consentito ben sapendo che sarà difficile per loro rispettarlo. Si può togliere lo smartphone per punizione o per il superamento del nostro grado di tolleranza. Teniamo presente che non stiamo togliendo un telefono ma un collegamento con gli altri e dunque con sé stesso. Potremmo stimolare reazioni inaspettate.

Un adolescente è disposto anche a farsi del male per affermare la propria individualità, perciò facciamolo con consapevolezza.