Un unico luogo per 12 artisti. I nuovi spazi espositivi di Porta Mazzini, a Roma, sono stati inaugurati da “La Luce di Prometeo”, una mostra che propone opere ispirate al titano della mitologia greca, alla sua fiaccola, alla ribellione di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre. Organizzata da Plus Arte Puls e curata da Giuseppe Ussani D’Escobar, l’esposizione comprende video, fotografie, pitture e composizioni parietali più materiche di 12 artisti diversi, ciascuno con la propria identità culturale ed espressività racchiuse nello stesso spazio espositivo. Pensata come l’avamposto della nuova frontiera dell’arte contemporanea, Porta Mazzini si propone come luogo d’incontro, di confronto e di completa apertura e disponibilità all’arte a 360 gradi. L’idea è quella di aprire una nuova finestra sulla conoscenza e la fruizione dell’arte contemporanea, di incontrare i neofiti e stimolare la loro curiosità, di provocare ed essere provocati dalle nuove idee. Il talento dei giovani artisti, la loro valorizzazione, la loro capacità di esplorare nuovi linguaggi e di lasciarsi contaminare è alla base del progetto e della mostra di Palazzo Mazzini aperta fino al 23 gennaio 2015. Voci diverse che hanno dato forma e spirito alla luce di Prometeo, protagonista di un mito affascinate quanto, per certi versi, inquietante dove il fuoco, uno dei quattro elementi essenziali della tradizione ellenica rubato dal titano agli dei e regalato agli uomini, è causa di punizione e di sventure: Prometeo, incatenato a una rupe ai confini del mondo e tormentato da un’aquila per tremila anni per volere di Zeus, fu poi liberato dall’eroe Eracle che, con una freccia, trafisse l’aquila per poi spezzare le catene, come narra il tragediografo greco Eschilo nel “Prometeo liberato”.

Il fuoco che crea, che forgia le armi dei guerrieri, che riscalda, il fuoco intorno al quale tutti gli uomini di quasi tutte le epoche si sono riuniti per nutrirsi, per amare, per leggere e per raccontare, il fuoco al cospetto del quale nasce l’archetipo del mito ha ispirato gli artisti che hanno preso parte alla collettiva: Massimiliano Amato, Frederik Boni, Marcello Di Donato, Livia Galeazzi, Gaia Giugni, Andrew Koons, Anna Mcneil, Alberto Parres, Giancarlo Piccirilli, Sepideh Sarlak, Adam Victor e il quarantenne romano Pietro Bottai, in arte Pierbo. Prometeo è un simbolo, è la situazione di intimità e di riflessione con se stessi sul mondo, il più grande atto di libertà in un universo globalizzato e soffocato dalla miriade di informazioni che viaggiano soprattutto in rete, dunque oggi Prometeo rappresenta la capacità di mantenere la propria autonomia, la lucidità nella visione delle cose e l’indipendenza della scelta.

Prometeo, definito “l’amico degli uomini”, simboleggia la necessità di avere degli eroi che “spezzino una lancia” a favore del genere umano ormai distante da valori autentici ed eterni, proprio come ha fatto il titano sfidando il potere degli dei. “Le opere parlano per gli artisti con quel linguaggio di silenzi proprio dell’emozione, queste devono dar vita alla fiaccola di Prometeo dentro coloro che si fermano a contemplarle, devono renderci orgogliosi della titanica ribellione di Adamo e di Eva al Paradiso Terrestre”, ha spiegato il curatore Giuseppe Ussani D’Escobar. Ognuno dei 12 artisti ha letto e interpretato questa figura attraente e controversa secondo il proprio vissuto, la propria sensibilità, la propria abilità: dall’astratto intessuto di simboli con strati di letture affioranti di Parres e Piccirilli all’ironico scherzo letterario di Pierbo che, con la sua realtà ludica, affonda le radici nella conoscenza, da Gaia Giugni con l’energia degli elementi che s’incrociano e si moltiplicano all’infinito pacificandosi nella cicatrice del titano a Andrew Koons con il suo Prometeo che “crea” Adamo con le mani impastate d’argilla. E poi la bellissima videoarte di Max Amato che evoca un cinema astratto che intende spezzare le catene delle regole e dei luoghi comuni e manda in polvere le catene di Prometeo nuovamente libero e felice d’incontrare l’umanità.