Un ritorno a casa accorato e sentito dopo tanti anni e una laurea ad honorem ricevuta sul palcoscenico cittadino più importante per il regista che ha portato il nome di Parma in tutto il mondo. Bernardo Bertolucci torna nella sua città natale da star per ricevere l’onorificenza più alta dall’Università degli studi, e anche da esule, come lui stesso ammette, spiegando di avere sempre cercato a Roma “l’epicità dei volti dei contadini che da piccolo avevo lasciato a Baccanelli”, nelle campagne del parmense.

Al Teatro Regio il regista di Novecento e L’Ultimo Imperatore ha ricevuto la laurea magistrale honoris causa in Storia e critica delle arti e dello spettacolo. È il quarto titolo accademico per lui, ma la festa a Parma è più che altro per la presenza del grande autore nella terra natale, in una giornata carica di significato. Trent’anni fa infatti, il 15 novembre 1984, il titolo in Materie letterarie veniva conferito dallo stesso Ateneo al padre Attilio Bertolucci, tra i massimi poeti del Novecento, che molto ha influenzato l’impronta culturale del figlio.

Il 2014 poi è un anno speciale per Bernardo Bertolucci anche perché ricorrono i cinquant’anni di Prima della rivoluzione, uscito nel 1964, che ha segnato la sua carriera cinematografica dando inizio a tutto. Al centro della cerimonia, che ha ricevuto la medaglia presidenziale di Giorgio Napolitano, c’è il cinema di Bertolucci, ma anche la sua famiglia e il legame indissolubile con la sua terra d’origine. Lo squarcio sul passato si apre con il film Casarola, che mostra immagini di vita famigliare nel paese appenninico. Ci sono i ricordi del padre Attilio, “che mi ha fatto vivere in una grande mistificazione che è la poesia”, e il fratello Giuseppe, “che è stato sempre bellissimo”, che lo accompagnava nelle prime riprese da adolescente. Ma c’è anche un’altra famiglia, quella del cinema, che lo ha visto, giovanissimo, aiutare alla regia Pier Paolo Pasolini in Accattone. La famiglia che tutte le sere a Roma ascoltava parlare al ristorante: Pasolini, Moravia, Morante. “Era quella la mia università. Mio padre mi chiedeva se ci andavo, all’università. – racconta Bertolucci – Io gli rispondevo: ‘Ci vado tutte le sere, ma mi laureerò da vecchio’. E così è stato: anche se non ho mai fatto l’università, oggi ho avuto questa laurea”.

Ad applaudirlo autorità e istituzioni, e centinaia di cittadini che hanno voluto partecipare all’evento per salutare e applaudire il maestro che ha fatto diventare internazionale una piccola città di provincia come Parma. “Caro Maestro – ha introdotto il magnifico rettore Loris Borghi – da tanti anni lei non torna nella sua città natale, e questo pomeriggio la città di Parma la riconosce e la riaccoglie come un proprio figlio illustre, scegliendo di farlo per il suo tramite della sua antica e gloriosa Università”. Speciale la laudatio riservata a Bertolucci: in un video, a tesserne le qualità sono nomi di spicco del cinema italiano e internazionale: da Wim Wenders a Gabriele Salvatores, da Emir Kusturica a Ermanno Olmi e Marco Bellocchio, fino all’eclettico messaggio di Roberto Benigni: “Non si può lodare Bertolucci moderatamente. A Parma dovrebbero dargli l’università, era dai tempi di Maria Luigia che la città non diventava così famosa. Bertolucci ha sempre avuto l’ossessione della bellezza e ha insegnato agli italiani a guardare”.

Da tempo la città ducale si preparava al “giorno di Bertolucci”, accolto con due mesi di eventi e rassegne per ricordare la sua grandezza. La laurea infatti è solo il traguardo finale del progetto coordinato dall’Ateneo “Parma per Bertolucci”, che ha coinvolto diverse realtà cittadine nella celebrazione dell’artista tra esposizioni, rassegne cinematografiche e seminari. Da ottobre a dicembre si sono susseguite undici proiezioni delle opere del regista, a cui si sono aggiunte una mostra fotografica con scatti dei film e una con i manifesti originali. A novembre una giornata di studi dedicata alla famiglia di artisti ha esplorato la poetica di Attilio, Bernardo e Giuseppe Bertolucci nel linguaggio della poesia, del cinema e del teatro visto attraverso i luoghi che hanno ispirato e fatto da sfondo ai loro lavori, dalle montagne dell’Appennino parmense a Casarola, da Parma a Roma. E ancora, due volumi sul poeta Attilio Bertolucci e uno sul regista saranno presentati in questi giorni.

Momento più alto di questo percorso è stata la cerimonia al Regio, aperta alla cittadinanza per riallacciare il legame tra Bertolucci e la sua città, e che ha coinciso anche con l’apertura dell’anno accademico 2014-2015 dell’Ateneo. “Bernando Bertolucci è uno dei maggiori e riconosciuti cineasti al mondo – si legge nella motivazione del conferimento della laurea – Il suo cinema costituisce un punto di riferimento per intere generazioni di registi”. Ed è con il cinema di Bertolucci che si è conclusa la cerimonia: prima con uno spezzone dei suoi grandi successi, dal Piccolo Buddha a Ultimo Tango a Parigi, fino a Prima della rivoluzione, ambientato proprio al Teatro Regio di Parma. Poi con Scarpette rosse, il suo ultimo film- denuncia che documenta lo stato delle strade del Trastevere a Roma per chi deve, come lui, percorrerle su una sedia a rotelle. “Il sindaco Marino mi ha promesso che farà qualcosa – conclude prima di ringraziare per l’accoglienza tutta la città di Parma– forse con questo film girerò tutto il mondo”.