Certo più brutta e “franchista”, la Ley organica de securidad ciudadana, meglio nota come ley mordaza, il Partido Popular spagnolo non poteva pensarla. La protesta era montata dopo l’estate, quando la maggioranza di centro-destra aveva presentato un draconiano aggiornamento all’equivalente iberico del Tulps con lo scopo, ben poco celato, di picchiare forte sui movimenti sociali che nei 3 anni trascorsi di governo Rajoy-Troika, hanno raccolto la rabbia sociale contro le misure d’austerità. Il testo definitivo, in una versione “soft” rispetto a quella richiesta dal ministro dell’interno Jorge Fernández Díaz, è stato approvato venerdì scorso con i soli voti popolari.

Proteste davanti alla sede del Partito popolare, Spagna

Ma più che una legge “mordaza” (ossia bavaglio) potremmo a ragione italianizzarla in “ley monnezza” ovvero un’accozzaglia di spazzatura autoritaria degli anni del franchismo, mescolata con efficientismo neo-liberista e armonizzata con sanzioni pecuniarie prossime all’estorsione. E badate bene, qui sta la novità (che rischia di fare scuola): niente carcere, che costa; a combattere i conflitti sociali scende in campo l’esattoria. Chi pensa di protestare davanti al parlamento, ad esempio, rischia tra i 600 ed i 30 mila euro di multa, come chi gandianamente inscena un sit-it e chi invece non ha un tetto ed occupa un edificio (sperate che la voce non arrivi a Renzi-Lupi): dal penale al fiscale insomma.

Ma il listino prezzi per il radicalismo in tempo di crisi non si ferma qui: con l’entrata in vigore della ‘ley mordaza’, le canne spagnole saranno le più care al mondo: 30 mila euro di multa per detenzione e consumo in un paese dove, fino ad oggi e come molti ben sapranno, la legislazione consentiva la coltivazione domestica ed era piuttosto tollerante con il consumo. 30 mila euro anche per il diritto di cronaca e qui arriviamo al punto più controverso, tra punti già sufficientemente controversi: la ley mordaza vieta, sostanzialmente, di fotografare gli agenti di polizia durante cortei e sit-in senza distinguere tra scatti professionali ed immagini catturate con il cellulare. Una previsione non nuova, come si è difeso il Pp, già parte della Ley de securidad ciudadana approvata dal Psoe quando era al governo nel 1992; peccato che per un comune cittadino di allora, le possibilità di immortalare e diffondere le immagini di un agente occupato a pestare un manifestante fossero ben limitate rispetto a quelle di oggi.

Un assaggio di ciò che, tranne sorprese dell’ultimo minuto, potrebbe accadere nell’anno delle elezioni lo ha avuto uno sventurato fotografo di Malaga, Alvaro Luna, che quasi un anno fa, si è visto recapitare una multa di 400e per aver fotografato una “manifestazione non autorizzata“. La guardia civil lo identificò e volle vedere gli scatti del sit-in che aveva realizzato. “Oggi lavorare mi costerebbe un prezzo molto più salato” ha scritto sul suo blog, commentando polemicamente il provvedimento. E mentre il Partido Popular tira dritto, ignorando l’imbavagliamento di protesta di Izquierda Plural in aule e la campagna a difesa della democrazia che Podemos lancia da Strasburgo, secondo un sondaggio pubblicato da El Pais, per l’82% degli spagnoli la ‘ley mordaza’ andrebbe ritirata.

Proprio Pablo Iglesias, dai banchi del Parlamento europeo, lancia l’allarme per i gravi rischi che correrebbe la democrazia iberica se passasse la ‘ley mordaza’: già 45 eurodeputati di diversi gruppi hanno firmato l’appello che chiede all’assemblea di valutare la conformità del testo governativo alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Ue. Ed è un monito, quello di Iglesias, da prendere sul serio soprattutto perché nel paese dell’Europa occidentale che ha vissuto la più lunga dittatura del Secolo breve, la violenza gratuita di una legge così liberticida assume un tono particolarmente sinistro.