Dal cilindro di Termini Imerese ecco spuntare un nuovo investitore, il presunto salvatore di Grifa. Nell’incontro dell’11 dicembre con i sindacati, il ministero dello Sviluppo economico ha annunciato di avere individuato un altro soggetto imprenditoriale pronto a buttarsi nella mischia per acquisire lo stabilimento Fiat chiuso dal 2011. “Il viceministro Claudio De Vincenti ci ha spiegato che si tratta di un produttore di componentistica italiano”, precisa Gianluca Ficco, coordinatore nazionale Uilm Uil. “Dovrebbe essere un’azienda dell’indotto Fiat che opera anche all’estero”, aggiunge Roberto Mastrosimone, segretario regionale della Fiom Cgil Sicilia.

Solo martedì 16 dicembre si conoscerà l’identità del misterioso investitore, comparso magicamente sulla scena al fotofinish di un’estenuante maratona: mancano due settimane alla deadline che pende su Termini Imerese, mentre sono passati tre anni dalla chiusura dello stabilimento. Il nuovo arrivato, secondo quanto spiegato dal viceministro, farà il suo ingresso in Grifa, Gruppo italiano fabbrica automobili, la newco che si è fatta avanti per produrre 35mila auto ibride all’anno nello stabilimento siciliano. La trattativa con l’azienda si trascina da giugno: peccato che la società, nonostante le ripetute rassicurazioni, non abbia fornito garanzie sulla propria solidità finanziaria. E si sia rivelata, almeno finora, una scatola vuota, priva di denaro. All’appello mancano 25 milioni di euro, una cifra richiesta dal ministero, dai sindacati e soprattutto dagli aspiranti soci del Banco Rio de Janeiro per portare avanti l’operazione. Una volta garantita questa somma, l’istituto di credito brasiliano si è impegnato a dare il via libera all’investimento da 75 milioni di euro da parte di un fondo apposito. Ma per adesso, da Grifa sono arrivate solo tante parole e neanche un centesimo.

E qui fa il suo ingresso sulla scena il fantomatico investitore che, spiega Gianluca Ficco, “entrerebbe in Grifa per effettuare le operazioni di capitalizzazioni richieste”. Insomma, sarebbe la nuova azienda a mettere i famosi 25 milioni di euro, nel tentativo di salvare l’operazione in extremis. Già, perché ormai il tempo stringe. A fine dicembre, scade la cassa integrazione per i 1.100 operai dello stabilimento, che dovranno passare dalla Fiat alla nuova società: in caso di mancato accordo, scattano i licenziamenti. L’improvviso salvagente lanciato dal ministero arriva, quindi, appena venti giorni prima del termine ultimo per chiudere l’operazione.

E pensare che non è certo il primo tentativo di mettere una toppa in extremis. A ottobre, Grifa ha venduto una sua controllata a una società energetica di Novara, la Elettra Servizi e Progetti. Da questa operazione, riportavano fonti del Banco Rio de Janeiro, dovevano arrivare i tanto agognati 25 milioni, grazie anche all’intervento di una banca che avrebbe anticipato la liquidità necessaria. Eppure, solo due settimane dopo l’annuncio, è stato lo stesso istituto di credito brasiliano ad ammettere che dell’operazione non si è fatto più nulla. E prima ancora era stato il governo stesso, come in questo caso, a intervenire per trovare un investitore: il premier Matteo Renzi in persona, ad agosto, aveva parlato di un’azienda automobilistica cinese pronta a intervenire nella partita di Termini Imerese. Salvo poi essere smentito dallo stesso ministero di Federica Guidi, che aveva negato alcuna manifestazione di interesse da parte di società orientali.

La “missione impossibile” dell’ultimo pretendente sarà quella, dunque, di risollevare le sorti di un’avventura, quella di Grifa, in cui nemmeno il ministero dello Sviluppo sembra più credere. Un progetto senza soldi, senza un piano industriale definito, senza esperienza nel settore. Un esempio eloquente in questo senso è quello sottolineato dal sito qualenergia.it: l’azienda aveva parlato di “accumulatori nei semiassi” studiati insieme al Politecnico di Torino, ma dall’università hanno fatto sapere che i brevetti in questione non sono stati individuati. Eppure, nonostante tutti gli interrogativi sul suo conto, Grifa ha continuato a tirare dritto: in una lettera ai sindacati, diffusa il 4 dicembre, l’azienda si è detta disposta ad avviare le procedure di cassa integrazione straordinaria per altri 24 mesi. Ma le organizzazioni dei lavoratori, per ora, resistono alla tentazione di firmare un accordo per ottenere ammortizzatori sociali senza assicurazioni sull’affidabilità del gruppo. Anche di fronte all’annuncio del nuovo investitore, la linea rimane “se non vedo, non credo”. “Il governo deve fornirci garanzie sulla tenuta finanziaria del progetto, anche attraverso Invitalia – è il mantra ripetuto ormai da settimane da Ficco – Se no, non firmeremo alcun accordo”.