Anche i sindacati iniziano a sentire puzza di bruciato sull’ultimo pretendente per l’impianto Fiat di Termini Imerese. “Grifa non ha le caratteristiche per dare risposte ai lavoratori della Fiat e dell’indotto”, sentenzia Roberto Mastrosimone, segretario regionale della Fiom Sicilia, al termine di un’assemblea dei dipendenti dello stabilimento siciliano che il Lingotto ha fermato nel 2011. I metalmeccanici della Cgil non accettano i numeri e le modalità di riassunzione degli operai proposte da Grifa, l’azienda che dichiara di voler rilanciare l’area producendo macchine ibride. Ma il piano della società, per usare le parole di Mastrosimone, “lascia molte perplessità” su diversi altri aspetti. Primo fra tutti, il capitale da investire nell’operazione.

Nell’ultimo incontro di luglio, infatti, la società aveva annunciato un aumento di capitale da 25 a 100 milioni di euro, che avrebbe visto come protagonisti i brasiliani del fondo Kbo Capital. Tuttavia, ad oggi, l’operazione non si è ancora conclusa. “Nell’accordo con gli investitori sudamericani c’è un’opzione, voluta dal governo brasiliano – spiegano da Grifa – L’aumento di capitale sarà effettuato solo dopo l’accordo con le parti. Quando Grifa avrà in mano le chiavi dello stabilimento, sarà rilasciato il pagamento di 75 milioni di euro“. Insomma, il principale pretendente al rilancio di Termini Imerese non ha ancora in pancia la liquidità necessaria all’operazione. Eppure Grifa ha spiegato di volere investire nell’area 350 milioni di euro: nei piani della società, 250 milioni verrebbero dai 750 messi a disposizione da Mise e Regione Sicilia, gli altri cento sarebbero garantiti da un capitale che ancora non c’è.

Lo scenario ricorda altri bluff che, negli anni, hanno illuso e deluso i lavoratori dello stabilimento siciliano. La Dr Motor di Massimo Di Risio, solo per fare l’esempio più recente, voleva investire 150 milioni mentre non pagava gli stipendi ai propri dipendenti. Eppure era stata ritenuta meritevole del via libera (e del sostegno) pubblico dal ministero dello Sviluppo economico e dal suo consulente Invitalia. Era andato alla deriva anche il progetto Sunny car in a sunny region, presentato dalla Cape Rev di Simone Cimino, e spazzato via dai guai giudiziari dello stesso promotore. Il cattivo feeling con i tribunali ha fatto decadere anche l’offerta dell’azienda Fratelli Ciccolella, attiva nel settore floro-vivaistico, i cui vertici sono stati coinvolti in un’inchiesta per truffa e bancarotta fraudolenta. Guai giudiziari anche per Gianmario Rossignolo, ex patron della De Tomaso, in passato pretendente per Termini Imerese e ora colpita da una sentenza di fallimento.

Ad allungare lista di promesse e pretendenti sull’impianto siciliano ha voluto contribuire anche il premier Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio, il 14 agosto scorso, è andato a fare visita al Comune di Termini Imerese, dove ha assicurato che “il governo c’è e farà di tutto per riaprire lo stabilimento”. Poi, l’annuncio: “Un grande gruppo automobilistico cinese è interessato ad investire in Italia. Già ci sono stati numerosi contatti, bisogna verificare se Termini Imerese rientrerà in questa operazione”. Fonti sindacali riferivano che l’azienda in questione è Brilliance China Automotive, società controllata dallo stato cinese che vanta una joint venture con Bmw. Di un’eventuale offerta dall’Oriente, tuttavia, nell’ultimo incontro non si è parlato. E dal ministero dello Sviluppo Economico fanno sapere che, per ora, su Termini Imerese “non ci sono manifestazioni d’interesse né di Brillance né di altri investitori cinesi”. “Se anche l’ipotesi Brilliance dovesse rivelarsi uno spot – è il commento di Mastrosimone – governo e Fiat devono individuare una soluzione perché hanno l’obbligo di scongiurare i licenziamenti. Chiederemo al premier Renzi di fare chiarezza sui rapporti commerciali tra l’Italia e la casa automobilistica cinese, Brilliance”.

In attesa di verificare l’affidabilità delle proposte sul tavolo, a tenere campo è lo scontro tra Grifa e Fiom sui dettagli del piano dell’azienda, emersi nell’ultimo incontro al Mise dell’8 settembre. La società, infatti, si è detta disponibile ad assumere, entro il 2018, 475 operai su un totale di 770 dipendenti tra Fiat e Magneti Marelli: si tratta di una cifra che i sindacati, in particolare la Fiom, ritengono insufficiente. Non solo. Grifa è disposta a riassumere personale solo dopo il licenziamento e il passaggio alla mobilità: i metalmeccanici della Cgil, invece, si oppongono a questa ipotesi e propongono il ricorso alla cassa integrazione. “Gli operai sono delusi – ha commentato Mastrosimone – Il percorso che Grifa vuole intraprendere a Termini Imerese non è una soluzione praticabile. Grifa non dà certezze né agli operai di Fiat e Magneti Marelli, né a quelli delle aziende dell’indotto. Se il 22 settembre (data del prossimo incontro al Mise, ndr) non emergeranno garanzie, bloccando qualsiasi ipotesi di licenziamento e trovando soluzioni anche per gli operai dell’indotto, diremo no a questa proposta”. La cassa integrazione per i 1.100 lavoratori, tra dipendenti Fiat e indotto, scade a fine 2014: in mancanza di soluzioni per il rilancio dell’area, a metà ottobre potranno essere avviate le procedure di licenziamento collettivo.