L’equità intergenerazionale è il principio secondo cui il pianeta debba essere consegnato alle generazioni future in condizioni non peggiori rispetto a quelle di cui noi possiamo beneficiare oggi. Riferimenti a tale principio sono presenti sia nel testo della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici dell’Onu (Unfccc) che nella Dichiarazione di Rio, entrambe del ’92.

Fino ad oggi, tuttavia, i principi che hanno guidato i tentativi di raggiungere accordi globali per la riduzione delle emissioni di gas serra esortavano le parti ad agire secondo le proprie responsabilità storiche e le rispettive capacità.

climate crisis_erSfortunatamente, tale approccio non ha portato ai risultati sperati, con il Primo Periodo d’Impegno del Protocollo di Kyoto (Cp1) che non si è rivelato sufficiente a gestire la crisi climatica in atto. Ciò si è verificato per diverse ragioni, riassumibili in una considerazione essenziale: le misure adottate erano incentrate sulle responsabilità, piuttosto che sugli obiettivi posti dalla scienza, obiettivi oggi ulteriormente raffinati dall’uscita del Quinto Rapporto di Valutazione dell’Ipcc.

Il Cp1 vincolava infatti solo i paesi considerati come “sviluppati” (nel lontano 1992) ad intraprendere misure di mitigazione. Da questi, tuttavia, si sono defilati progressivamente gli Stati Uniti, che non hanno mai ratificato Kyoto, e successivamente (2012) Canada, Giappone, Russia e Nuova Zelanda, i quali hanno deciso di non proseguire con il Secondo Periodo d’Impegno (Cp2). Se a questi si aggiunge l’Australia, che per il CP2 ha presentato solo lo 0.5% di riduzione delle emissioni rispetto al 2005, l’Unione Europea è rimasta essenzialmente l’unica ad aver raggiunto il proprio obiettivo per il 2020. Dopo questo traguardo, tuttavia, raggiunto nel 2012 in parte grazie alla crisi economica, l’Ue ha sostanzialmente deciso di tirare temporaneamente i remi in barca per aspettare misure concrete da parte delle altre maggiori economie.

Da queste considerazioni, nel 2011 è nata la Durban Platform, con il proposito di introdurre un nuovo paradigma nelle negoziazioni: non più obblighi di riduzione delle emissioni imposti dall’alto, ma contributi volontari determinati nazionalmente (Indcs) dai Paesi; non più solo i paesi “sviluppati” a compiere misure di mitigazione (che oggi escluderebbero Cina ed India, primo e terzo paese al mondo per emissioni complessive), ma coinvolgimento di tutte le parti intenzionate a contribuire; non più solo principi legati alle responsabilità del passato, ma anche una maggiore considerazione delle generazioni future nei processi decisionali.

Sono stati i giovani, riconosciuti ufficialmente come parte alle negoziazioni sul clima tramite un’apposita constituency (Youngo), a farsi carico di riportare il principio all’ordine del giorno. Nel corso della Cop19 di Varsavia, dopo un lavoro portato avanti in tutto il 2013, questi sono riusciti a far inserire una menzione alle generazioni future all’interno del draft text del nuovo accordo globale. A seguire, nel 2014, i giovani italiani di Italian Climate Network hanno instaurato partnership con altre associazioni quali Luiss Sostenibile, Young Professionals in Foreign Policy – Rome, FutureDem e Rete Clima, con le quali hanno dato vita ad un think tank giovanile sull’equità intergenerazionale. L’iniziativa si è conclusa con la redazione di una Dichiarazione contenente proposte per rendere il principio operativo all’interno delle negoziazioni climatiche, vertenti su diritto, governance, educazione, partecipazione giovanile, energia e agricoltura. Questa è stata successivamente tradotta e trasmessa al gruppo di lavoro internazionale in occasione dell’attuale Cop20 di Lima, tramite la presenza di due delegati di Italian Climate Network che assieme ai colleghi di altri paesi hanno sottoposto il documento all’attenzione dei negoziatori.

Ed è proprio ai negoziatori che è passata la palla adesso: a meno di due giorni dalla fine della conferenza, Cile, Costa Rica, Messico, Norvegia, Svizzera, India, Ghana e Sud Sudan supportano apertamente l’inserimento dell’equità intergenerazionale nel testo. L’Unione Europea sta valutando il da farsi, e non è escluso un endorsement dell’ultimo minuto.

L’inserimento di questo principio nel testo significherebbe non solo che le generazioni future potranno avere una chance di essere realmente tutelate, ma anche che il lavoro di giovani studenti e professionisti possa avere un impatto su tematiche tanto importanti e presso contesti a così alto livello. Di questi tempi, due traguardi di valore assoluto.

di Federico Brocchieri