C’è la conclusione anticipata della concessioni, che andranno a scadenza nel 2017 anziché nel 2020. Ma è accompagnata da un indennizzo a favore di chi perde il diritto a occupare la spiaggia con il suo stabilimento. Non solo: i concessionari che hanno debiti nei confronti del fisco possono estinguerli pagando solo il 50% del dovuto. A prevederlo è la bozza del disegno di legge governativo sulla revisione delle concessioni balneari. L’esecutivo, che non ha rispettato il termine del 15 ottobre entro cui avrebbe dovuto provvedere al riordino del settore, ha tenuto fermo il punto sul riaffidamento tramite gare e senza diritto di opzione per i concessionari uscenti. In caso contrario, d’altronde, l’Italia si sarebbe esposta a una nuova procedura europea di infrazione visto che la proroga violava la direttiva Bolkestein. In compenso la lobby dei balneari, che è stata rapida a muoversi con una petizione alla presidenza del Consiglio e ha incassato appoggi bipartisan dal Pd a Ncd, ottiene aperture sul fronte del pagamento dei canoni non versati e incassa la garanzia del rimborso degli investimenti fatti e non del tutto ammortizzati.

Per prima cosa, la bozza del ddl resa nota dall’agenzia Public policy afferma che “le posizioni debitorie nei confronti dell’erario, relative alle somme non corrisposte alla data del 1° gennaio 2015 per l’utilizzo dei beni demaniali marittimi”, possono essere estinte “mediante il versamento diretto in un’unica soluzione di un importo pari al 50% delle somme medesime“. E’ sufficiente presentare domanda entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge e versare il dovuto nei tre mesi successivi.

“Al fine di garantire il rispetto del diritto dell’Unione europea e fermo restando il diritto all’indennizzo”, poi, le concessioni in essere scadranno a fine 2017 e non più il 31 dicembre 2020. Le nuove gare d’appalto daranno in uso le spiagge per un periodo non inferiore a 6 anni e non superiore a 25 e saranno accompagnate da un “indennizzo a favore del concessionario uscente”, che sarà versato da chi subentra e legato al valore dei “beni aziendali non integralmente ammortizzati”, degli “investimenti effettuati nel corso della concessione” e dell'”avviamento dell’azienda commerciale”. Mentre i primi saranno valutati da un perito abilitato, per investimenti e avviamento ci si baserà sul piano di ammortamento dell’azienda e sui “redditi dichiarati o accertati ai fini delle imposte” per i tre anni precedenti.

Nel valutare l’offerta si terrà conto degli investimenti e degli interventi di recupero ambientale, della natura e degli standard qualitativi dei servizi offerti “anche con riguardo all’offerta di specifici servizi turistici in periodi dell’anno non di alta stagione”, della qualità degli impianti anche dal punto di vista dell’impatto ambientale. Per valorizzare spiagge e ecosistemi marini sarà possibile anche affidare concessioni ad associazioni ambientaliste.

Infine, il 30% dei canoni annuali delle concessioni demaniali andrà al “Fondo di finanziamento interventi ambientali” che sarà istituito presso il Tesoro e servirà a coprire “interventi di ripristino e messa in sicurezza del territorio nazionale, nonché di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e paesaggistico”. Compresi “interventi eccezionali connessi a calamità naturali”.