La notizia del disegno di legge incentrato sull’anticipo della scadenza delle concessioni dal 2020 al 2017 li aveva mandati in fibrillazione. Così la lobby dei balneari italiani si è mossa con una petizione alla presidenza del Consiglio e richieste di appoggio ai parlamentari di riferimento per non perdere i privilegi ottenuti negli anni. In particolare la proroga al 2020 dei diritti sui 5mila chilometri di coste italiane balneabili, incassata nel 2012, in violazione della direttiva europea Bolkestein, grazie a un articoletto ad hoc inserito nel decreto Crescita 2.0 del governo Monti. E, come succede ormai da decenni, le 30mila imprese che gestiscono stabilimenti balneari stanno incassando supporti bipartisan. Da un lato, infatti, il 7 novembre una dozzina di deputati Pd ha presentato un’interrogazione parlamentare che invoca “certezze per gli operatori del settore tali da favorire gli investimenti” e chiede all’esecutivo di “attivarsi in sede europea” per “salvaguardarli”. Dall’altro un emendamento alla legge di Stabilità “segnalato” da Ncd prevede che, in cambio di un piccolo aggravio (5%) sul canone di concessione, i proprietari degli stabilimenti non debbano più rimuovere, alla fine della stagione estiva, chioschi, bar, cabine e bungalow installati sulla spiaggia, operazione “costosissima” secondo il primo firmatario Sergio Pizzolante. Potranno tranquillamente lasciarli dove sono per tutto l’inverno.

E lo stesso governo, che stando alle bozze di un ddl a firma del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi intendeva riaffidare le concessioni tramite nuove gare per evitare una nuova procedura di infrazione europea, sembra aver cominciato a fare marcia indietro. Dopo il confronto di fine ottobre al ministero del Turismo, infatti, Fiba Confesercenti, Oasi Confartigianato, Assobalneari Confindustria, Sib Confcommercio, Cna Balneatori e Federbalneari Confimprese, ovvero le maggiori organizzazioni di rappresentanza dei balneari, hanno diffuso una nota che definisce “positivo” l’incontro constatando “la disponibilità e la determinazione del governo”, rappresentato dallo stesso Gozi e dalla sottosegretaria a Beni culturali e turismo Francesca Barracciu, “a trovare una soluzione condivisa”.

Tornando alle attenzioni trasversali ottenute in Parlamento, nell’interrogazione a risposta in Commissione destinata a presidenza del Consiglio e Mibact i deputati piddini rilevano appunto che “secondo alcune informali anticipazioni, il governo starebbe lavorando alla predisposizione di un disegno di legge ad hoc” che “anticiperebbe al 2017 la scadenza delle concessioni in essere senza riconoscere alcun diritto di opzione per i concessionari”, così come richiesto dalla normativa Ue. E chiedono di ripensarci, muovendosi anzi per fare pressione sulla Commissione con l’obiettivo di ottenere “una nuova disciplina improntata a maggiore flessibilità per i singoli Stati al fine di tener conto delle peculiarità delle proprie coste”. Il Nuovo centrodestra, dal canto suo, con la proposta di modifica al ddl di Stabilità ripropone pari pari una norma contenuta nel dl Salva Roma del governo Letta, decaduto a dicembre 2013: “condono”, per quanto a pagamento, su tutte le strutture provvisorie presenti su spiagge, rive dei fiumi e laghi di proprietà del demanio, che diventeranno una presenza fissa per tutta la durata della concessione, in genere pluridecennale. D’altronde non manca nemmeno la proposta di legge (promossa da Forza Italia) che prevede la vendita delle aree del demanio marittimo “occupate da manufatti di qualsiasi genere connessi al suolo”, ovviamente con diritto di prelazione attribuito al concessionario.