Altro che fiducia nell’Italia e giudizio positivo sull'”agenda di riforme strutturali importanti che stiamo mettendo in moto”, come rivendicato dal titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan. Altro che la presunta “promozione piena” di cui ha parlato il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti. Se la Commissione Ue ha deciso di non bocciare già ora la Legge di Stabilità dell’Italia per il 2015 è solo per scelta politica e per evitare “contestazioni“. A rivelarlo sono stati i suoi stessi vertici: prima il presidente Jean-Claude Juncker, poi il commissario europeo per gli Affari economici Pierre Moscovici. Che, presentando il parere della Commissione sulla bozza di bilancio inviata da Roma a Bruxelles in ottobre e modificata in corsa per ridurre ulteriormente il deficit, ha spiegato: “La Commissione applica scrupolosamente le regole ma ha deciso di non precipitare” decisioni che “sarebbero potute essere contestate“. Tuttavia, la legge di Stabilità renziana “non può essere considerata rispondente alle esigenze”. In particolare “non è ancora pienamente compatibile con le regole del Patto, per questo riteniamo che la Commissione possa e debba chiedere all’Italia ancora un piccolo sforzo in più“.

Ulteriore ammissione, insomma, che dal punto di vista strettamente tecnico la manovra avrebbe dovuto essere bocciata, ma valutazioni di altro genere – tra cui quelle emerse dopo lo scandalo LuxLeaks che ha coinvolto Juncker fino a costargli una mozione di sfiducia, respinta – hanno suggerito a Bruxelles di procedere con i piedi di piombo. Come anticipato la settimana scorsa, però, a marzo ci sarà un nuovo esame che verrà fatto “alla luce del completamento della legge di bilancio e delle attese specifiche del programma di riforme strutturali annunciato dalle autorità italiane nella lettera del 21 novembre firmata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan“. Nel frattempo, la nostra Stabilità è stata classificata tra quelle (sette sulle 28 presentate dai Paesi membri) “a rischio di non conformità al Patto di stabilità e crescita“. Di conseguenza il governo Renzi deve “adottare le misure necessarie per garantire che sia compatibile con il Patto”.

A oggi, “il progetto di bilancio è un po’ limitato rispetto a quello che noi vorremmo”, ha detto l’ex ministro francese scelto per guidare gli Affari economici ma affiancato da Jyrki Katainen con il ruolo di vicepresidente responsabile per tutti i portafogli economici. In particolare l’Italia deve “migliorare il bilancio strutturale per il 2015″. Vero è, ha riconosciuto Moscovici, che il Paese si è trovato in “circostanze eccezionali”, perché ha sperimentato “una crescita negativa e un ‘output gap‘ (il discusso parametro su cui si basa il calcolo del deficit strutturale, ndr) negativo pari al 4% del pil”. “Riconosciamo che l’Italia si confronta con situazione economica svantaggiata e una bassa inflazione che non permette un’accelerazione della correzione degli squilibri economici”, spiega nero su bianco la nota della Commissione. Ciò non toglie che Roma deve “tenere la spesa primaria corrente sotto stretto controllo” e “aumentare l’efficienza complessiva della spesa pubblica“.

L’Italia “tenere la spesa primaria corrente sotto controllo” e “aumentare l’efficienza della spesa pubblica

Tenendo conto dell’ulteriore “sforzo aggiuntivo” richiesto venerdì, ai primi di marzo i commissari decideranno “se è necessario adottare ulteriori misure“. Per allora “avremo un quadro più chiaro circa il mantenimento degli impegni di riforma da parte dei governi, ed è nell’interesse della zona euro che lo facciano”. Nel frattempo, “all’inizio del 2015 la Commissione europea fornirà chiarimenti sul miglior uso della flessibilità presente già nel Patto di stabilità e crescita” e in febbraio saranno poi diffuse le previsioni economiche di inverno, quelle che per la prima volta non saranno presentate in conferenza stampa perché, ha spiegato Juncker, “le previsioni sono il frutto del lavoro di uno staff tecnico” e “se vogliamo che la Commissione sia davvero un organo più politico, non dobbiamo dare nessun endorsement a questo tipo di analisi tecnica”. “Il tempo che resta non può essere tempo perso, bisogna che le cose avanzino da qui a marzo, o la Commissione non esiterà ad assumersi le sue responsabilità” proseguendo con le procedure d’infrazione, ha concluso Moscovici riferendosi a Italia, Francia e Belgio.

I documenti programmatici di bilancio finora esaminati dalla Commissione sono sedici. Cinque di questi sono giudicati “conformi” alle indicazioni del Patto, quattro “sostanzialmente conformi” e sette, fra cui quello dell’Italia, “a rischio di non conformità”. I cinque promossi a pieno titolo sono Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi e Slovacchia. Le finanziarie di Estonia, Lettonia, Slovenia e Finlandia sono invece state ritenute “sostanzialmente conformi”. Oltre all’Italia, anche Belgio, Spagna, Francia, Malta, Austria e Portogallo risultano invece a rischio e dovranno adottare nuove misure.