Non sempre ciò che è legale coincide con ciò che è giusto. Nella trafila di protagonisti atei, razionalisti e giudiziosi dei tredici romanzi del 66enne Ian McEwan mancava solo un giudice dell’Alta Corte Britannica. Ecco allora Fiona Maye, giudice quasi sessantenne in crisi col marito,  prima donna de “La ballata di Adam Henry” (Einaudi), convinta di restituire “ragionevolezza a situazioni senza speranza” nei casi affrontati. Un’etica “giusta”, quella che McEwan profonde nel pensiero aperto dei suoi eroi protagonisti – a dire il vero nel tempo sempre più upper class – già conosciuta, perennemente messa in dubbio da agenti esterni e continuamente riaffermata. Questa volta tocca al conflitto religione/legge, o meglio al caso straordinario di Adam Henry, un ragazzino di 17 anni e nove mesi affetto da leucemia, bisognoso di trasfusioni di sangue che però gli vengono vietate dai precetti religiosi dei genitori di fede Geova.

“Mescolare il proprio sangue con quello di un animale o di un altro essere umano produce inquinamento, contaminazione. Significa respingere il meraviglioso dono del Creatore”

 

L’ospedale impugna le tavole della legge e si appella all’Alta Corte, trovando in Fiona una professionista puntigliosa e attenta del diritto di famiglia inglese, tanto da finire, per farsi un’idea precisa delle capacità riflessive di Adam, al suo capezzale. Il ragazzo tra prolusioni di talenti vari (suona il violino, scrive poesie, ecc…) sembra aver ripetuto senza riflettere il dettame principe che risale alla Genesi, sia nel Levitico che negli Atti: “Mescolare il proprio sangue con quello di un animale o di un altro essere umano produce inquinamento, contaminazione. Significa respingere il meraviglioso dono del Creatore”, come spiega il padre di Henry davanti alla Corte. Nessun invasato o macchietta ortodossa prende però la parola o la scena nel romanzo di McEwan, perché il giudice May applica semplicemente la legge – il Children Act del 1989  in difesa del minore – e le reazioni dei perdenti non inquinano il tessuto narrativo dei cinque capitoli di un’opera insolitamente breve per il nostro (199 pagine nelle versione italiana, qualcuna in più in quella inglese ndr). Semmai è proprio il solito slittamento dal piano razionale, talvolta perfino scientifico illuminista nei libri di McEwan, in uno più spettacolarmente irrazionale a scombinare carte e logica della vita e del racconto. Chiunque sa già che Fiona imporrà per legge le trasfusioni al ragazzo che diventato maggiorenne ne rifiuterà altre qualche mese dopo morendo.

La ballata di Adam Henry è cominciato tutto una sera che ero a cena con dei magistrati”, ha spiegato McEwan al Guardian

 

Ma probabilmente nessuno può immaginare le vere ragioni del gesto di Adam che lasceranno il lettore piuttosto sorpreso. “La ballata di Adam Henry è cominciato tutto una sera che ero a cena con dei magistrati”, ha spiegato McEwan al Guardian, “A un certo momento il padrone di casa, Alan Ward, uno stimato magistrato, si è alzato ed è andato a prendere un volume con le sue sentenze. Mezz’ora dopo ero seduto con questo libro in mano e pensavo: “Questo è un sottogenere letterario ingiustamente trascurato”. Tra diverse sentenze che avevano di mezzo la religione mi sono imbattuto su questo adolescente testimone di Geova che rifiutava una trasfusione sanguigna necessaria per salvargli la vita. L’ho vista come una sfida, uno squarcio fra lo spirito secolare laico della legge e una fede religiosa sincera”. Anche nella realtà il giudice Ward è andato di persona a verificare le capacità dell’adolescente malato, l’ha giuridicamente salvato, permettendogli di vedere assieme al padre una partita della Premier League con tanto di incontro con gli eroi del campo, ma ha avuto lo stesso epilogo della finzione mcewaniana del libro con il ragazzo diventato adulto che risposa i precetti religiosi e si fa, questa volta sì, morire senza trasfusioni: “Riflettendo su questa tragedia, si può solo tentare di immaginare il dolore, l’amore frustrato dei genitori, il forte senso del destino che condividevano con il figlio”, ha concluso McEwan, “e poi la sconfitta di tutti gli argomenti della corte, la desolazione del personale medico. A questo punto un romanzo avrebbe la possibilità d’interferire, reinventare i personaggi e le circostanze per cominciare a esplorare un possibile incontro tra amore e convinzioni personale”. Un miracolo poco razionalista che ne La ballata di Adam Henry si sfiora anche solo per poco, rievocando il finale di Chesil Beach, l’amore infinito dei due anziani coprotagonisti di Cani Neri, le tristi leggi della guerra fredda in Miele. In fondo, anche se la prosa non è delle più fluide e pungenti, lo stile non è più prerogativa essenziale, McEwan il suo segno indelebile nella letteratura mondiale lo lascia anche questa volta.