Auditorium del Lingotto gremito, applausi a scroscio e presenza – fino alla fine della proiezione – del sindaco Piero Fassino. Così si è aperto ieri il 32° Torino Film Festival, il primo diretto ufficialmente da Emanuela Martini, dopo anni di “vicariato” a registi altisonanti. Anche se uno di loro, l’ultimo cronologicamente e che corrisponde al nome di Paolo Virzì, ha fatto iersera la sua comparsa virtuale sul grande schermo del salone salutando il pubblico torinese da Los Angeles, ove è impegnato al festival di cinema italiano ma soprattutto alla promozione presso il gotha hollywoodiano de Il capitale umano nella corsa all’Oscar come miglior film straniero. “Cari tutti, vorrei essere lì con voi, ma domani ci sarò in carne ed ossa, aspettatemi!”. Il regista, infatti, è atteso a quest’edizione del festival curando una piccola sezione tutta sua composta da 5 titoli italiani, il primo dei quali è il doc Per tutta la vita di Susanna Nicchiarelli, presentato oggi.

Paolo Virzì, ha fatto iersera la sua comparsa virtuale sul grande schermo del salone salutando il pubblico torinese da Los Angeles

Ma tornando alla serata d’inaugurazione, è spiccata la tradizionale efficace essenzialità della neo direttrice, che non ha mancato di invitare la platea ad applaudire l’immenso Mike Nichols scomparso qualche giorno fa e parte integrante della rassegna torinese da lei personalmente curata sulla New Hollywood: Suicide is Painless: il nuovo cinema americano 1967-1976. Proprio ieri e oggi ci sono state le proiezioni de Il Laureato, il capolavoro del compianto cineasta. Il film d’apertura, invece, è stato Gemma Bovery della francese Anne Fontaine, una commedia agrodolce tra Flaubert e la fumettista Posy Simmonds (alla cui omonima graphic novel s’ispira la pellicola) con uno strepitoso Fabrice Luchini nei panni di un fornaio voyerista e appassionato di letteratura. Sua comprimaria è la sorprendente giovane attrice inglese Gemma Arterton, un’autentica bellezza e vera goduria per gli occhi maschili, nel ruolo del personaggio che dà il titolo al film. Esile ma non priva di qualità, la commedia racconta di una coppia inglese traslocante in un villaggio bucolico della Normandia, dove diventa vicina di casa di Luchini e famiglia. Per assonanze nominali ed esistenziali, la giovane sembra l’incarnazione dell’eroina di Gustave Flaubert, almeno secondo lo sguardo ipnotizzato del fornaio. Le cose non sono esattamente così, ma sarà il pubblico a scoprire come andranno a finire quando il film farà la sua uscita cinematografica a gennaio 2015. Nel frattempo la regista, presente a Torino, ha rimarcato la sua “soddisfazione di far ridere la gente, qualcosa che non è per nulla semplice”.

Sorprendente la giovane attrice inglese Gemma Arterton, un’autentica bellezza e vera goduria per gli occhi maschili

E, a proposito di risate, oggi è stata anche la giornata della commedia italiana, ben più esilarante, Ogni maledetto Natale del trio Ciarrapico-Torre-Vendruscolo divenuto famoso per la serie Boris. Ferocemente ironico come dalle attese e dalla scelta di un cast corale al meglio della comicità tricolore, il film racchiude l’essenza del Natale finalmente deprivata dalle solite litanie e false delizie. Perché di fatto è “la festa delle tenebre”, un “momento terribile nella vita di ciascuno ma di cui nessuno si rende conto” chiosano i favolosi sceneggiatori/registi con l’assenso dei loro attori: Marco Giallini, Corrado Guzzanti, Valerio Mastandrea, Laura Morante, Francesco Pannofino e i giovani veri protagonisti del film Alessandra Mastronardi e Alessandro Cattelan, quest’ultimo esordiente interprete “catturato” da X Factor e dintorni. Vi si racconta l’amore fulmineo tra due giovani alla vigilia di Natale che si trovano a trascorre le festività tra la famiglia selvaggia di lei e quella aristocratica di lui. Entrambe interpretate dagli stessi attori con scambio spesso speculare di ruoli: divertimento intelligente allo stato più puro.

Giovani protagonisti del film “Ogni maledetto Natale” sono Alessandra Mastronardi e Alessandro Cattelan

A chiudere il primo giorno torinese, infine, il meritato Gran Premio Torino al sovversivo cineasta inglese Julien Temple (che ha presenziato alla proiezione del suo The Filth and the fury – 2000 – sui Sex Pistols) e la visione scelta di due “perle” all’interno dello sterminato programma (quasi 200 sono i film al 32TFF) l’horror americano It Follows di David Robert Mitchell nella sezione After Hours e il sorprendente esordio del belga Bas Devos, Violet, in concorso. Due film ad alto tasso d’inquietudine, immersi nel tormento di adolescenti diversamente tormentati che ben “aprono le danze” alle nuove proposte cinematografiche di questa Torino 2014.