Secondo l’articolo 826 del Codice Civile, in Italia, i giacimenti di idrocarburi sono “patrimonio indisponibile” dello Stato che non si impegna direttamente nella ricerca e nel loro sfruttamento, ma che lascia in concessione ad imprese private. Una società petrolifera titolare di una concessione di coltivazione di idrocarburi è quindi soggetta al rispetto dei programmi di lavoro, al pagamento di canoni proporzionati alla superficie coperta dai titoli minerari e al pagamento di royalties proporzionate alle quantità di idrocarburi prodotte. Le royalties sono calcolate rispetto a dove il giacimento si trova e a cosa si estrae. Per tutte le concessioni c’è una quota di esenzione: ad esempio le prime 50mila tonnellate di petrolio estratte in mare non sono soggette a royalties, che sono del 4% per tutto ciò che viene estratto in eccesso rispetto a quel limite. I petrolieri, e i politici che gli sono amici, parlano spesso di royalties strabilianti versati alle comunità locali, riflettendo miraggi di improbabili El Dorado.

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E così succede che su La Sicilia del 14 novembre 2014 compaia un’intervista al Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta riguardo il recente voto dell’Assemblea Regionale Siciliana, promosso dal M5S, in cui l’Assemblea stessa si dichiara contraria alle trivellazioni nell’isola sia in terra che in mare. Crocetta dichiara che non può “esserci incompatibilità tra progresso e ambiente”, che gli ambientalisti sono “pronti a dire no a tutto” e, commentando il voto dell’Ams, dice “Dico che è una follia. Dico che la Sicilia perderebbe di guadagnare 500 milioni l’anno di royalties con cui si potrebbe risanare il bilancio e creare nuovi posti di lavoro”.

Ma davvero Crocetta crede che la Sicilia con questo voto perderebbe 500 milioni di euro l’anno in royalties? Nessuno ha la sfera di cristallo, e nessuno può sapere se la Sicilia in futuro guadagnerà 500 milioni di euro l’anno dalle trivelle. Non è la prima volta che si dice che la Sicilia guadagni milioni e milioni di euro dalle royalties, e allora cerchiamo di verificare quanto abbia guadagnato finora la Sicilia dalle trivelle. Basta solo andare sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico i cui dati vengono aggiornati trimestralmente. Chi meglio dello Stato può sapere quanto lui stesso incassi?

Ed eccoli i dati, riferiti al gettito delle royalties effettivamente versate dai petrolieri nelle ultime tre annualità con i totali delle somme versate, l’aliquota totale versata alle Regioni, nonché i versamenti effettuati per ciascuna Regione. Per la Regione Sicilia non compaiono i dati sulle royalties provenienti dalle concessioni rilasciate a terra, che non solo non sono resi pubblici dall’Unmig (Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse), ma neanche dall’Urig (Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia) dal cui sito non è possibile ricavare alcuna informazione aggiornata. Quindi tutte le considerazioni seguenti sono da farsi ricordando che mancano i dati sulla Regione Sicilia a terra. Ecco.

Il totale versato dai petrolieri, per l’anno 2012 è stato di circa 334 milioni di euro, di cui 167 milioni destinati alle Regioni, di cui 1,7 milioni alla Sicilia, al netto delle concessioni a terra. Per l’anno 2013 il totale versato dai petrolieri è stato di circa 420 milioni, di cui 195 milioni alle Regioni, di cui 1,5 milioni alla Sicilia, al netto delle concessioni a terra. E infine, per l’anno 2014 il totale versato dai petrolieri è stato di 372 milioni di euro, di cui 182 alle Regioni, di cui 1,5 milioni alla Sicilia, al netto delle concessioni a terra.

Da dove vengono allora i dati di Crocetta, così celermente ripresi da La Sicilia senza neanche controllarli, secondo i quali la Regione Sicilia corre il rischio di perdere 500 milioni di euro all’anno? Se finora la Sicilia ha preso di 1,5 milioni di euro per le concessioni a mare e il gettito complessivo in tutta Italia (Stato, Regioni, Comuni, Fondo riduzione prezzo carburanti) si aggira, quando va bene, sui 400 milioni di euro; come fa la Sicilia a perderne 500 l’anno? Praticamente Crocetta pensa che le nuove trivelle in Sicilia faranno guadagnare all’isola più di tutta l’Italia messa assieme moltiplicando oltre 30 volte quello che in realtà la Regione attualmente riceve per le concessioni a mare?

Tornando con i piedi per terra invece, se uno prende i circa 1,5 milioni di euro che arrivano alla Sicilia e divide questa cifra per i 5 milioni di residenti della Sicilia emerge che le concessioni attuali fruttano 30 centesimi l’anno a ciascun residente dell’isola. E con 30 centesimi di euro non ci si compra neanche un caffè da distributore automatico.

Ma credo che a tutti piacciano le persone che sognano, pensano in grande, e che guardano al futuro con ottimismo. Chissà magari nei mari di Sicilia c’è veramente l’El Dorado del petrolio, e allora perché non sognare?

Speriamo solo che quando Crocetta si sveglierà dai suoi sogni voglia comunicare all’Unmig il gettito delle royalties versate per le concessioni a terra o, meglio ancora, che faccia funzionare gli uffici dell’Urig in modo da permettere a tutti i siciliani di sognare come lui.

Qui tutte le tabelle con i dati e gli incassi di petrolio per l’Italia e la Sicilia negli anni 2012, 2013 e 2014