Taglio sarà, ma con lo sconto. Carlo Tavecchio e Giovanni Malagò stanno trattando sulla riduzione dei fondi Coni al calcio, decisa dallo storico consiglio nazionale di ottobre (leggi): la soluzione verrà annunciata la prossima settimana, si parla di 7-8 milioni in meno del previsto. Ma non tutti sono soddisfatti dell’accordo. E Mario Macalli, vicepresidente della Federcalcio, ha deciso di esplorare ufficialmente quella strada già indicata da Tavecchio: l’ingresso della Figc nel ricchissimo mondo delle scommesse sportive, attraverso lo sfruttamento dei diritti d’autore delle squadre. Eppure l’incontro di lunedì al Foro Italico – fra Tavecchio e il dg Michele Uva da una parte, Malagò e il segretario generale Roberto Fabbricini dall’altra – aveva avuto un esito positivo. “Al termine della riunione è stata individuata una soluzione di massima che potrebbe salvaguardare le reciproche esigenze di budget”, spiegava un comunicato ufficiale del Coni. E anche il numero uno del pallone aveva dichiarato all’uscita: “Recupereremo una cifra consistente”. Ancora presto per quantificarla con precisione: il taglio, alla fine, potrebbe assestarsi intorno ai 15 milioni. Meno dei 25 sanciti dalla delibera del Comitato olimpico, e soprattutto dei 40 milioni previsti dalla bozza uscita originariamente dalla Commissione riforme. Al calcio, insomma, è andata bene.

Mercoledì 12 Tavecchio riferirà alle Leghe i dettagli del piano, che la settimana prossima dal vaglio della giunta Coni e del consiglio Figc. Ma anche i recenti sviluppi, sicuramente favorevoli al calcio, non hanno placato i malumori in Federazione. “Meglio feriti che morti”, spiega a ilfattoquotidiano.it Mario Macalli, capo della Lega Pro e vicepresidente della Figc. “Ma per me l’obiettivo non è ridurre i tagli. Ho in mente un’altra strada”. Quella che porta dritta alle scommesse sportive, un business da almeno quattro miliardi di euro l’anno, di cui il 90% derivante dal calcio (considerando solo le agenzie che operano sotto l’egida dei Monopoli di Stato). Macalli ha dato mandato a Victor Uckmar, noto giurista italiano, di studiare la soluzione più adatta per le esigenze della Federazione. La chiave potrebbe essere non un’entrata in prima persona nel mondo delle puntate (troppo complesso, “non possiamo metterci a fare i gratta e vinci da un giorno all’altro”, dice Macalli), bensì reclamare i diritti di copyright delle squadre, trattando direttamente col governo e bypassando il Coni. “I Monopoli gestiscono i giochi, ma utilizzano i nostri brand, e non possono farlo gratuitamente”.

L’iniziativa è a titolo personale di Macalli. Ma il presidente della Lega Pro è anche vicepresidente della Figc, va de sé che la sua mossa abbia un’implicazione più ampia. L’obiettivo, dunque, è far pagare allo Stato le royalties per le scommesse sulle società di calcio, che fanno parte delle rispettive Leghe e quindi della Federazione. Così la Figc potrebbe recuperare tutte le risorse perse e accumularne di nuove: secondo uno studio Agipronews, un sistema con una percentuale di prelievo fra l’1 e il 2% (sul modello francese) potrebbe valere fino a 70 milioni di euro l’anno per il calcio. È proprio dai proventi delle scommesse, però, che il governo attinge i fondi da girare al Coni. In tempi di crisi e di spending review, un intervento della Figc su queste risorse potrebbe anche portare lo Stato a rivedere i finanziamenti pubblici allo sport, con eventuali ripercussioni sulle Federazioni minori. Ma non è questa la prima preoccupazione di Macalli: “Rispettiamo il Coni, ma abbiamo il diritto di regolarci di conseguenza. Non possiamo permetterci di andare alla base del nostro movimento e dire che non abbiamo più i soldi per gli arbitri o per i settori giovanili – conclude – Io mi sento in dovere di evitare tutto questo”.

Twitter: @lVendemiale