Sarà pure per una questione meramente etimologica, ma se ti chiami Beatrice Antolini e pubblichi un disco intitolato “Beatitude”, non puoi scappare dalla missione del tuo nome, dalla tua essenza.
Messo da parte il capitolo controverso di “Vivid” (2013), la one girl band di Macerata sigla adesso una collaborazione con La Tempesta International e ritorna in scena con un EP di 5 brani, “Beatitude” appunto, in uscita l’11 novembre. Anche sottolineare la nuova compagine discografica della Antolini non è un esercizio di stile. Il precedente LP, infatti, era stato firmato per Qui base luna, una label che auspica l’interclassismo musicale superando gli steccati di indie e mainstream. Ed è forse a vantaggio di questo interclassismo che l’enfant prodige maceratese aveva perso in “Vivid” tutto il suo smalto underground e le sue “schizofrenie” ritmiche, sostituendoli con velenosi refrain orecchiabili e soluzioni funky da classifica.

A proposito della recente collaborazione con l’etichetta/collettivo di Pordenone, la Antolini ci dice: “Conosco i ragazzi de La Tempesta da tempo e li ho ammirati e stimati soprattutto per la gestione e la libertà che lasciano agli artisti. Mi piace molto la mentalità fresca e al passo con i tempi. Non so il perché sia capitato solo ora. Ma forse ora è il momento giusto. E ne sono felice. Semplicemente questo. La stima reciproca e l’attitudine simile nel comprendere un nuovo modo di fare musica nel 2014, la serietà e la professionalità. Direi il partner perfetto, e ne sto già avendo la conferma”. Con questo EP entriamo dentro una nuova storia, tra suoni imprevedibili, nervosismi rock e soffuse malinconie. L’artista stessa parla così del suo nuovo lavoro: “Beatitude è la tua natura più profonda. È qualcosa che non inventi ma che scopri. È un ritorno all’essenza, fuori dalle costrizioni mentali, dalla meccanicità umana. Nasce e cresce nel cuore, senza influenze esterne, senza intellettualismi, senza troppe parole”.

Beatrice ci racconta un “making of” solitario di questo disco, almeno per quanto riguarda la fase di composizione: “Agisco da produttore arrangiatore, scrivo i brani completamente e arrangio tutte le parti, poi se sento l’esigenza di far risuonare alcune parti chiamo i musicisti che secondo me hanno il tocco giusto, come per esempio Marco Garrincha Castellani che ha re-interpretato il basso in With love. Poi in questo caso ho avuto degli ospiti sopraffini, come per esempio Federico Poggipollini, che ha arrangiato lui stesso la chitarra di Anyma L”.
Pur nella breve distanza, torniamo a riscoprire in questo disco quell’eclettismo con cui la Antolini aveva sedotto la scena italiana degli anni Zero. Il talento genuino alla base di album come “BioY” (2010) è tornato, soprattutto nel recupero di tinte oscure à la Lydia Lunch. Inoltre il maggior controllo formale e la cura della produzione non hanno disidratato l’imprevedibilità jazz della ragazza.

“Beatitude” ha nella variabilità il suo tratto distintivo: dalla traccia al fulmicotone di “Spiders are not Insects”, con raddoppio di velocità nel ritornello, si passa al groove e alle chitarre rock di “DNA”, per arrivare a “Dromedarium”, una decisa escursione nell’electro wave, tra asperità chitarristiche e sensualità francofona. Pezzo forte per gli amanti della “vecchia” Antolini è “With love”, un brano che può tranquillamente far parte di “Big Saloon” (2006) grazie al fiabismo prog in grado di evocare. Chiude il disco un’intensa e malinconica ballata, “Anyma L”, con aperture vocali straordinariamente avvolgenti.
Le cinque tracce di “Beatitude” ci consegnano una musicista che non abbandona la ricerca e un’interprete in gran forma. Non sappiamo se un EP è sufficiente a sancire una nuova traiettoria per il futuro, quello che sappiamo è che questo disco ci dà una brillante conferma per il presente.