Il botta e risposta tra Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker sui “burocrati di Bruxelles” va ben oltre la scaramuccia politica. Per la prima volta dopo tanto tempo, la Commissione europea fa sentire la propria voce di fronte ad un governo nazionale, cosa inedita e quanto mai salutare per i cittadini europei.

La questione non è tanto “burocrati si o burocrati no”, anche perché in ogni amministrazione pubblica del mondo, dal più piccolo comune di paese alle Nazioni Unite, ci sono degli impiegati tecnici che fanno, chi bene e chi meno bene, il proprio lavoro, e non meritano di essere connotati negativamente a priori. La vera questione è il fatto che il presidente della Commissione europea non c’ha pensato due volte a rispondere a tono a un capo di governo. Importante, vediamo perché.

Politici e non burocrati. Jean-Claude Juncker ha risposto a Renzi di “non essere a capo di un gruppo di burocrati bensì di commissari Ue politici”. Verissimo. I commissari europei, indicati dai governi nazionali democraticamente eletti dai rispettivi cittadini e approvati dal Parlamento europeo democraticamente eletto da tutti i cittadini europei, sono dei politici veri e propri e con poteri ben superiori a quanto si pensi. Insomma, altro che burocrati, si tratta, volgarizzando, di “super ministri europei” alla guida di 28 Paesi europei.

Il capro espiatorio perfetto degli errori nazionali. La vera novità è la pretesa di legittimità politica da parte di quello che dovrebbe essere il vero “esecutivo comunitario”, in grado di proporre le leggi e di farle rispettare nell’interesse di tutti i Paesi dell’Ue e non di qualcuno in particolare. Se dal 2008 ad oggi la Commissione europea avesse dimostrato questa forza politica, l’intera gestione della crisi economica sarebbe potuta essere diversa, invece Barroso ha preferito piegarsi al volere degli Stati forti – i cosiddetti falchi d’Europa – che hanno imposto insopportabili politiche di austerità all’Europa salvo poi additare come mandante e responsabile questa fantomatica “Ue” che serve da capro espiatorio per tutti i mali nazionali, tanto in pochi la conoscono, quasi nessuno la capisce davvero e, in ogni caso, Bruxelles è lontana.

Perché è importante una Commissione politica? Il fatto che la Commissione europea faccia la voce grossa nei confronti degli Stati membri potrebbe mettere un freno agli interessi dei Paesi forti nei confronti di quelli deboli. Se la Commissione Juncker la smetterà di essere il mero esecutore di politiche insostenibili e opererà come protagonista politico, le varie Merkel, Hollande e Cameron non potranno più fare i propri interessi a scapito dei cittadini più deboli di Paesi come Grecia, Spagna e Portogallo.

Insomma il “coniglio” potrà diventare “leone” se oltre a rispedire a Roma le battutacce sui “burocrati europei” – che purtroppo fanno presa sull’opinione pubblica ma non servono a niente – rispedirà anche a Berlino le politiche di austerità, a Londra gli interessi della City, a Budapest le leggi liberticide e così via. Di mezzo c’è l’avvenire di 500 milioni di europei. Juncker ha detto in conferenza stampa che sente il peso di un’enorme responsabilità. È vero, la responsabilità è davvero enorme.

Buon lavoro

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