La nemesi storica non poteva essere più beffarda: Silvio Berlusconi spera di tornare in Parlamento grazie a Luigi De Magistris. L’ordinanza del Tar della Campania che rimette alla Corte Costituzionale la questione di legittimità della sospensione del sindaco potrebbe essere l’estremo e incerto appiglio per rimettere in pista il leader di Forza Italia. Appena uscita la notizia della decisione del Tar Maria Stella Gelmini ci ha provato: “La Legge Severino sortisce effetti irreversibili se il suo destinatario si chiama Berlusconi. Solleva dubbi di costituzionalità per il sindaco di Napoli”. Poi tocca a Maurizio Gasparri: “Verso Berlusconi si è fatto un abuso”. Per Daniela Santanché: “Il Tar dimostra che la Severino è un mostro giuridico e il Parlamento deve affrettarsi a distruggerlo”. Manuela Repetti già sogna a occhi aperti: “La Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti potrebbero annullare il voto parlamentare che ha escluso Berlusconi reintegrandolo, come De Magistris, nei suoi diritti politici”.

Chigi - incontro Presidente Consiglio con il Sindaco di NapoliAl netto della consueta propaganda qualcosa di vero per il giurista Gianluigi Pellegrino, c’è: “L’ordinanza del Tar che rinvia gli atti alla Consulta fa leva sulle stesse pretese già agitate da Berlusconi per la sua decadenza. I due casi sono diversi – afferma Pellegrino – ma i principi di fondo sono analoghi e riguardano la retroattività. Berlusconi, infatti, sosteneva che nei suoi confronti non poteva intervenire una decadenza da senatore per atti compiuti prima che intervenisse la legge Severino. Berlusconi non ha agito per via amministrativa – spiega sempre il giurista – perché i provvedimenti parlamentari non sono impugnabili di fronte al Tar”. L’ordinanza del Tar di ieri è sorprendente perché la questione di costituzionalità della Severino era stata già posta da altri amministratori e il Consiglio di Stato aveva sempre detto che la normativa tutela il corretto andamento dell’istituzione pubblica e non mira a una sanzione. Quindi il divieto di retroattività (applicabile alle sanzioni e non alle norme di buon andamento dell’amministrazione) non c’entra. Ora il Tar ribalta tutto: “L’applicazione retroattiva di una norma sanzionatoria, anche di natura non penale urta con la pienezza ed il regime rafforzato di diritti costituzionalmente garantiti”. Non solo.

Per il Tar “è certo che la sospensione di un amministratore da una carica per un fatto storicamente anteriore rispetto alla sua elezione (…) costituisce, oggettivamente, applicazione retroattiva della norma”. Il ragionamento potrebbe applicarsi, con una forzatura giuridica, anche al caso Berlusconi. La forzatura discende dal fatto che per Berlusconi c’è una condanna definitiva mentre per de Magistris c’è solo il primo grado. E il Tar nella sua ordinanza sottolinea la differenza. Infatti gli articoli sottoposti alla Consulta, che potrebbe decidere anche in sei mesi, sono solo quelli della sospensione, applicata al sindaco, e non quelli della decadenza e ineleggibilità, applicati all’ex premier. Se però la Corte estendesse il divieto di retroattività dalla sospensione all’incandidabilità le conseguenze politiche sarebbero notevoli: Berlusconi resterebbe ‘bloccato’ politicamente solo dall’interdizione ordinaria di due anni prevista dal codice. Quindi, in via teorica, se la Corte annullasse con effetto immediato tutto l’impianto della Severino (ipotesi di scuola secondo i giuristi) già dall’autunno del 2015, scaduti i due anni di interdizione, potrebbe ricandidarsi al Parlamento. Secondo il giurista Pellegrino non ci sarebbero effetti diretti su Berlusconi perché “la decadenza è definitiva”. Al massimo, “se la Corte accogliesse la tesi del Tar Berlusconi potrebbe trarne linfa per i contenziosi aperti nelle corti internazionali”.

il Fatto Quotidiano, 31 Ottobre 2014