Pur non essendo americani, amate Halloween più di Carnevale e Capodanno messi insieme? Allora questo è il libro che fa per voi. Si intitola “Zombie al cinema”, l’ha scritto Marcello Gagliani Caputo, è uscito in questi giorni per Fazi e ricostruisce ottant’anni di vita sul grande schermo dei morti viventi. Il volume ripercorre la metamorfosi cinematografica della figura dello zombie, dalle origini esotiche e “voodoo” alla rivoluzione radicalmente umana di George Romero, anno di grazia 1968: La notte dei morti viventi fece dei “resuscitati” gli specchi deformi dell’uomo, il nostro lato oscuro. Da lì partì poi la loro variopinta avanzata nell’era filmica moderna. Andando avanti nella lettura, vediamo come la messa a fuoco dei morti viventi è andata sempre di passo con le trasformazioni culturali e politiche più profonde della società. E che di zombie si è nutrito in abbondanza ogni genere cinematografico, altro che ghetto-horror: dal dramma alla commedia, dal western alla fantascienza, con sconfinamenti persino nel porno.

In principio fu L’isola degli zombie (White Zombie), di Victor Halperin, del 1932. Di zombie si è nutrito ogni genere con sconfinamenti persino nel porno

In principio fu L’isola degli zombie (White Zombie), di Victor Halperin, del 1932. È questa la prima pellicola di genere della storia. Nel film, ispirato a quella duratura tradizione haitiana di magia nera secondo la quale il morto vivente era uno schiavo al servizio dello stregone che lo riportava in vita, recita uno straordinario Bela Lugosi, l’horror-star del tempo. Dopo l’impasse bellica e post-bellica degli anni quaranta, è nei cinquanta “del primo protagonismo giovanile” che gli zombie-movies esplodono, soprattutto negli Stati Uniti, che vivono i loro Happy Days: consumati al drive-in, veicolano i “demoni” dell’epoca, Guerra Fredda, psicosi nucleare e invasioni aliene.

Ecco che arrivano gli anni sessanta di George Romero: il 1968 suona epocale anche per il suo folgorante debutto con Night of the Living Dead, che “ha rappresentato un nuovo punto di partenza per il cinema horror, fino ad allora imprigionato nella deriva gotica e ambientato spesso in mondi cosiddetti “altri”– scrive Marcello Gagliani Caputo -. Con i suoi morti viventi Romero era intenzionato a portare dentro casa nostra la paura e l’angoscia di un mondo sull’orlo della catastrofe, già in marcia verso la fine”. Gli zombie diventano cannibali. Sullo sfondo la guerra nel Vietnam.

Gli anni zero sono quelli della riscossa, sempre e comunque a passo di “Thriller”: 28 giorni dopo di Danny Boyle, il top. Oggi la moda dello zombie dilaga. Per esempio il 2013 è stato l’anno dello zombie innamorato di Warm Bodies

Negli anni settanta il boom. Gli zombie irrompono nell’immaginario collettivo. La fioritura macabra investe l’Europa. Fioccano gli epigoni di Romero, ma in tanti si rifanno ancora al vecchio cliché “haitiano-voodoo”. E se c’è chi gira I Pornozombi (Francia, 1977, oggi introvabile), ne L’occhio nel triangolo (sempre 1977) fanno capolino gli zombie-nazisti. Nel 1978 Romero torna con “Zombi” e coglie, ancora una volta, nel segno: “Lo zombie si fa mito, nel suo essere una contraddizione vivente: da un lato sembra un bambino spaurito e confuso, talmente innocuo da essere preso a torte in faccia o da cadere da solo dalle scale o da una balconata; dall’altro in grado di diventare letale quando è in gruppo, capace di mordere, staccare lembi di carne e disossare braccia umane”. Negli anni ottanta si impone il modello dello spaghetti-horror: l’Italia è seconda soltanto all’America quanto a produzione di zombie-movies, mentre crescono le variazioni “black comiche” sul tema. Crolla il Muro di Berlino, e negli anni novanta lo zombie sembra in declino: ma nel 1996 il videogioco Resident Evil, con protagonisti proprio i morti viventi, ottiene un successo clamoroso. Gli anni zero sono quelli della riscossa, sempre e comunque a passo di “Thriller”: 28 giorni dopo di Danny Boyle, il top. Oggi la moda dello zombie dilaga. Per esempio il 2013 è stato l’anno dello zombie innamorato di Warm Bodies. Il film narra l’amore tra lo zombie R e l’umana Julie. Qui “i morti viventi non hanno quasi nulla di quelli conosciuti al cinema fino a oggi: camminano, pensano, mettono dischi…”.