Red blood cells inside the lumen of a blood vessel. --Only Italy-- LaPresse --Il primo passo che porta alle malattie da stress è lo sviluppo dell’ipertensione, ovvero una condizione in cui i valori della pressione sanguigna sono cronicamente alti.

Vediamo come lo stress riesce a influenzare il funzionamento del sistema cardiovascolare umano e soprattutto in che modo possa diventare pericoloso per la salute.

La risposta allo stress è caratterizzata dalla secrezione di alcuni ormoni e dalla inibizione di altri. Le strutture in gioco sono: l’ipotalamo, l’ipofisi (entrambi posizionati nel cervello possiedono un “sistema di comunicazione privato”), e le ghiandole surrenali. Gli ormoni coinvolti sono principalmente l’adrenalina, la noradrenalina e i glicocorticoidi (questi ultimi li incontreremo molto spesso). Questi ormoni vengono immessi nel circolo sanguigno dove possono raggiungere tutti gli organi vitali del corpo (vedi immagine) e indurre in questi importanti cambiamenti.

sistema nervoso autonomo

Come accennato nel post precedente, un pericolo (avvertito o immaginato) produce, tra le altre cose, un immediato aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco proprio in virtù di questo “circuito dello stress” appena descritto. L’obiettivo finale è quello di intensificare l’afflusso di sangue ai muscoli di braccia e gambe, per facilitare un’eventuale attacco o fuga.

La risposta cardiovascolare allo stress consiste quindi nel far lavorare sodo per un po’ di tempo cuore e vasi sanguigni. Poiché il primo non è altro che una pompa meccanica, e i secondi dei tubi flessibili, a lungo andare finiranno per logorarsi. Quando la pressione aumenta, infatti, il sangue torna al cuore con più forza. Col passare del tempo, le pareti si ispessiranno producendo eventualmente un aumento della massa del ventricolo sinistro (ipertrofia ventricolare sinistra). Anche i vasi sanguigni subiranno dei danni, soprattutto nei piccoli punti di diramazione nelle arterie di tutto il corpo, incrementando in questo caso il rischio di formazione di placche arteriosclerotiche.

Accurate ricerche di laboratorio hanno dimostrato che il semplice stress sociale è sufficiente a far sviluppare ipertensione e arteriosclerosi nei topi. Esistono ricerche analoghe che da tempo hanno dimostrato lo stesso collegamento anche nell’uomo. Nella nostra specie in particolare si osserva che se due persone vivono la stessa situazione di stress sociale, solo una delle due svilupperà danni cardiovascolari. Queste differenze possono essere dovute a fattori genetici e alla quantità di fattori di rischio ai quali si è esposti (dieta ricca di grassi “cattivi”, fumo). Ma questi spiegano solo meno della metà delle patologie cardiovascolari. Lo stress quindi sembra essere un elemento decisivo.

Il punto di approdo, come vedremo, è sempre lo stesso. Di fronte a emergenze fisiche a breve termine (scappare da un cane inferocito, rimanere intrappolati nel traffico prima di una riunione importante a lavoro), la risposta cardiovascolare allo stress è vitale. Di fronte a uno stress cronico, questi stessi cambiamenti possono rivelarsi pericolosi.

Secondo l’Associazione nazionale stress e salute (Anses) lo stress si può definire cronico dopo ventotto giorni. Tra le conseguenze ci sono anche alterati livelli di serotonina, il neurotrasmettitore implicato nell’insorgenza della depressione. Ma di questo parleremo nel prossimo post.

@PaolaPorciello