Lontano dai clamori ma vicinissimo al cuore dei cinefili, è arrivato al 9° Festival Internazionale del Film di Roma uno dei più talentuosi cineasti in circolazione: il cinese Jia Zhangke. L’occasione corrisponde alla presentazione del work in progress del documentario/ritratto dedicatogli dal collega brasiliano Walter Salles (premio Oscar per Central do Brasil nel 1998), quest’anno premiato alla kermesse con il Marc’Aurelio Lifetime Achievement Award. Un incontro curioso quello tra i due registi, così lontani ma così vicini per sensibilità personali, come è appunto dimostrato negli ottimi 102’ di Jia Zhangke, un ragazzo di Fenyang. Del giovane autore originario dalla regione dello Shanxi (Cina settentrionale), già Leone d’oro a sorpresa nel 2007 per Still Life e nel 2013 premio alla sceneggiatura a Cannes per A Touch of Sin, Salles è mirabilmente riuscito a cogliere l’anima più profonda, spiegando in un incontro aperto al pubblico di essersi letteralmente innamorato del cinema di Zhangke in quanto “capace di individuare le complessità e le contraddizioni della Cina contemporanea attraverso un cinema apparentemente semplice, in cui mai si sente la presenza della macchina da presa, della troupe: Jia riesce ad andare sempre oltre l’evidenza, il suo sguardo sul proprio Paese e sull’umanità che lo compone lavora su dimensioni spazio/temporali uniche nel suo genere. In pochi riescono a ‘vedere’ ciò e come vede lui”.

Nel film, che avrà la sua prima mondiale tra una settimana in Brasile in occasione della Mostra do Cine do São Paulo, il narratore in prima persona è lo stesso regista cinese, portato a rivisitare i luoghi della propria infanzia e giovinezza, coincidenti con i set dei suoi film. Un viaggio personal/professionale “giacché il mio cinema e la mia vita personale sono inscindibili” spiega Zhangke, specificando quanto “il fare film sia per me la costruzione della Memoria: una memoria che da personale diventa pubblica e collettiva”. La vita quotidiana, le architetture in via di demolizione, i luoghi di lavoro, la gente povera: tutto questo appartiene all’immaginario di cui si fa carico la filmografia dell’artista cinese, le cui opere – bisogna ricordarlo – non sono mai state ufficialmente visibili nei cinema della Cina per via della censura. “Ho visto per la prima volta i Dvd di Platform quando sono stati piratati”, ha aggiunto Zhangke a malincuore. E proprio Platform, realizzato nel 2000, sarà ancora il protagonista dell’immediato futuro del regista “sto preparando un film con gli stessi personaggi osservati fino al 2025”. Per Walter Salles esistono concrete similitudini tra Cina e Brasile, oltre all’appartenenza all’acronimo di marca economica BrIC. “La violenza che esplode nei personaggi di A Touch of Sin è la medesima a cui si assiste nel mio Paese, in determinate circostanze. C’è un analogo effetto della globalizzazione, ma va detto che gli elementi misteriosi sulla natura umana, assai profondamente ritratti da Jia, superano ogni confine”.

All’interno dei nostri confini invece, il film italiano del giorno è stato Tre tocchi di Marco Risi. Un dramedy di attori sugli attori sulle frustrazioni di questa professione oggi, inevitabilmente peggiorate. “Mi sono appassionato alle esistenze di questi sei sconosciuti, incontrati negli spogliatoi di una partita di calcetto”. In effetti i protagonisti di Tre tocchi sono pressoché ignoti al grande pubblico e ciò che viene messo in scena sono le loro vicende, più o meno reali, che rispondono alle sopradette difficoltà. Attori che non possono mantenersi – con qualche eccezione di chi recita in soap opera – grazie al proprio mestiere: c’è chi fa l’acchiappino, chi il facchino, ma tutti ci provano sempre, “perché non possiamo smettere di inseguire i sogni”. Film modesto e poco riuscito, uscirà comunque a metà novembre nelle sale grazie al distributore Ambi Pictures.