“Consegnato dal TdLab il piano strategico per la digitalizzazione del turismo italiano. Un grande lavoro per le future azioni del governo”. Così si è espresso il ministro Dario Franceschini un paio di giorni fa su Twitter in merito al TdLab, il laboratorio riesumato dal ministro per “favorire l’attuazione della strategia digitale per il turismo italiano”. 

 

Le ottantatre pagine messe assieme nei sei mesi di lavoro dal laboratorio affidato alle cure di Stefano Ceci – il consulente finito nel mirino di un’inchiesta de L’Espresso e dimessosi nei giorni scorsi– sono un misto tra un libro dei sogni, un festival delle ovvietà ed un esercizio intelligente di assemblaggio di pratiche diffuse nel mondo del turismo. Qui non si discute certo sul peso acquisito dal turismo digitale anche in Italia e sulla necessità che ci si debba meglio attrezzare, coerentemente con la rivoluzione in atto. Basti pensare che secondo una recentissima indagine dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano, la spesa digitale degli italiani in turismo vale più di 7 miliardi di euro nel 2014, in crescita del 10% rispetto al 2013. E’ dunque evidente come i protagonisti, pubblici e privati, della filiera del turismo debbano adattarsi ad una evoluzione digitale, che cambierà il volto del turismo anche nel nostro paese. 

Ciò di cui si discute è la reale utilità del nuovo documento di indirizzo prodotto dal TdLab, che rischia di essere l’ennesimo della serie di esercizi “accademici” che abbiamo visto negli ultimi anni. Perché o si cambia la governance istituzionale del turismo, oppure ogni sforzo di far diventare il turismo stesso un vero e proprio motore di sviluppo del paese sarà vanificato. Una governance che in questo momento risulta balcanizzata in almeno 20 parti; tante quante sono le regioni, chiamate in causa dalla scellerata riforma costituzionale del Titolo V° a mettere in atto, in 20 modi diversi, le proprie politiche di sviluppo e di commercializzazione turistica. 

Senza un diverso assetto sul governo del turismo ed in presenza di azioni frammentate e non coordinate tra loro, è e rimarrà impossibile competere con successo a livello globale. E lavori come quelli del TdLab, al pari di quanto è accaduto di recente per l’articolato piano strategico di rilancio del turismo messo a punto nel 2013, rimarranno lettera morta. Saranno insomma buoni per dare un po’ di visibilità al ministro di turno ed ai suoi consiglieri. O per lanciare qualche carriera. 

E poi, tornando al TdLab, che coerenza c’è tra l’affermare di voler investire nel digitale e la decisione di portare al collasso il portale Italia.it? Perché questo sta accadendo. In conseguenza di scelte discutibili. Che oggi, proprio in queste ore, producono le dimissioni di Arturo Di Corinto, direttore editoriale del portale. “Quando le cose vengono interrotte, mentre funzionano, – scrive Arturo Di Corinto in un passaggio della lettera di dimissioni formalizzata stamane – e senza delineare un percorso e una strategia fattuali, le urgenze si trasformano in pressioni che non aiutano a fare scelte funzionali […]”. 

Vedremo quali ulteriori urgenze ci riserverà Franceschini, che il 29 ottobre lancerà a Napoli nientepopodimeno che il comitato permanente sul turismo, chiamato a varare un altro piano strategico…Passo dopo passo, laboratorio dopo laboratorio, comitato dopo comitato, piano dopo piano, chissà che fine farà il turismo italico. 

@albcrepaldi