Questa volta voglio prendermi una pausa dalle (riconosco) animate critiche che popolano il mio blog per dare un modesto consiglio. In queste giornate di autunno ancora tiepido lasciate la città quando potete e recatevi a fare una passeggiata nei boschi.

Nei boschi è il tempo dei colori cangianti, il rosso dei ciliegi selvatici, il giallo dei larici o degli aceri, mentre i cembri mantengono il loro verde scuro. Sono i colori di quella che con bella locuzione dei paesi anglosassoni viene chiamata “estate indiana”. I colori colpiscono gli occhi, si percepisce che la natura si sta preparando per la quiete invernale. Il silenzio è totale, e solamente interrotto da alcune voci di uccelli che si rincorrono, mentre  più vicino a noi si librano le ultime farfalle.

Ieri mi sono recato in uno di questi boschi, incastonato come un gioiello in mezzo alle brutture dello sci di pista: è un angolo di paradiso la Val Thuras. Abbiamo camminato e poi ci siamo sdraiati al sole sul caldo terreno. E ci siamo beati della solitudine ed i nostri occhi si sono riempiti di colori. Non so se conoscete quei momenti in cui vorreste fermare il tempo. Ecco.

Poi, al ritorno, volevo passare salutare un personaggio perfettamente inserito in questa natura: Mattia Colavita. Mattia faceva l’operaio, poi un bel giorno, nel 1992, stufo di lavorare in fabbrica a Torino, decise di andare a vivere in montagna. Ristrutturò una baita a Thures, e cominciò con la famiglia a gestirla come rifugio: la Fontana di Thures. Mattia è una bella persona, e dimostra che un’altra vita è possibile. Che è possibile vivere nella natura. Rispettandola.

Purtroppo, Mattia e la sua famiglia ieri non c’erano. Solo i suoi cani dentro al rifugio ad indicare che i padroni sarebbero tornati a breve. Peccato, sarà per un’altra volta. Mattia, intanto, da qui non si muove. Sta qui, a difendere il territorio in cui vive e la sua natura. Quella natura oggi così satura di magnifici colori.