La brutta figura che Carlo Tavecchio ha fatto fare al calcio italiano con le sue frasi razziste ora è certificata anche a livello europeo. Ed è l’ennesima conferma, qualora servisse, che l’ex sindaco di Ponte Lambro non ha mai avuto i requisiti minimi per rappresentare il pallone made in Italy e il relativo bisogno di cambiamento. Non una squalifica, ma sei mesi di pseudo-sospensione: questa la condanna inflitta dall’Uefa al numero uno della Figc. Condita da una ‘pubblica punizione’: l’obbligo di tenere un convegno contro il razzismo. Perché pseudo? Perché il senso è quello, ma nel comunicato ufficiale dell’organismo presieduto da Platini la parola ‘sospensione’ non compare mai. Nonostante tutto, però, Tavecchio può continuare a dormire sonni tranquilli. La pena ai suoi danni, infatti, è una carezza. Il prossimo 24 marzo non potrà parteciperà al Congresso Uefa di Nyon. E, nel frattempo, dovrà organizzare un evento contro le discriminazioni in Italia. Poi basta. Perché Tavecchio potrà comunque continuare a rappresentare la Federcalcio e perché l’ineleggibilità in possibili Commissioni del calcio continentale è una sanzione eventuale al pari della nascita delle commissioni stesse. Tradotto: delle frasi su Optì Pobà e gli stranieri mangiabanane rimarranno soltanto la macchia sulla credibilità del nostro sistema calcio e una condanna che a definirla soft si userebbero termini troppo forti.

La carezza dell’Uefa a Carlo Tavecchio: ecco i motivi della sentenza soft
Il motivo? Lo si intuisce dalle finezze terminologiche utilizzate nelle ultime righe del comunicato con cui la Federazione Italiana Gioco Calcio ha accolto la ‘sospensione’ di sei mesi per commenti razzisti inflitta al suo presidente. “Definizione concordata per porre fine al procedimento”: in queste parole c’è tutto il succo della ‘non-condanna’ comminata all’ex sindaco di Ponte Lambro. Perché la Uefa ha ‘proposto’ una sanzione leggera e Tavecchio la ha accettata, chiudendo la diatriba con Platini ed evitando di fare ricorso al Tas, dove con tutta probabilità avrebbe avuto ragione circa la non competenza dell’Uefa a decidere su di lui e sulle sue gaffes dialettiche a favore di telecamera. Punto. Carlo Tavecchio, quindi, chiederà al vicepresidente vicario Beretta di andare a Nyon il 24 marzo 2015 (unico evento Uefa in programma per la durata della condanna) e potrà tranquillamente continuare a rappresentare il calcio italiano in Europa e nel mondo. Come se nulla fosse accaduto. Impossibile, del resto, una conclusione diversa della vicenda, specie dopo che la Procura Federale di Palazzi (l’unica in grado di decidere) ha archiviato la posizione dell’ex presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Che così ha potuto prendere atto della decisione dell’Uefa in assoluta tranquillità: “Le decisioni non si commentano, si eseguono e si rispettano. Ma non cambia nulla riguardo la mia posizione in Figc“. E neanche in Uefa, visto che Tavecchio, in Europa, non ha alcun incarico.

25 luglio 2014: Tavecchio creò il fantasma di Optì Pobà che mangiava banane e ora gioca nella Lazio
Si chiude così, quindi, una vicenda che ha monopolizzato l’intera estate del calcio italiano. Era il 25 luglio quando Tavecchio, dopo le dimissioni di Abete in seguito alla prematura eliminazione della nazionale azzurra dai mondiali brasiliani, presentò le linee guida del suo programma per la presidenza della Federcalcio. Il luogo del delitto era l’assemblea nazionale della Lnd, la lega di cui era presidente da 15 anni. Quando si trattò di esporre la sua posizione circa i troppi stranieri presenti in Italia, Tavecchio tirò in ballo il sistema inglese, ne lodò i criteri di selezione e, riferendosi a quelli nostrani, si espresse così: “Optì Pobà è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio. E va bene così” (video). Idea anche condivisibile quella sull’abuso di giocatori stranieri non di buon livello nei campionati di casa nostra, ma declinata nel peggiore dei modi. Sin da subito Tavecchio venne accusato di razzismo e su di lui si scatenò il fuoco incrociato di stampa, avversari e detrattori a prescindere.

Tanto rumore per nulla: l’11 agosto Tavecchio viene eletto comunque presidente
Lui venne deferito e si scusò più volte, chiarendo quello che voleva essere il senso della dichiarazione. Rimaneva una gaffe inammissibile, peraltro commessa dal super favorito per la poltrona di presidente federale. Arbitri, calciatori e alcune società di Serie A e B decisero di voltargli le spalle. Il Partito democratico gli chiese un passo indietro per manifesta inadeguatezza e in molti auspicarono un intervento a gamba tesa del Coni. Una crociata anti-Tavecchio, insomma. Ma non pro-Albertini, l’avversario. La campagna contro il numero uno della Lnd, però, non poteva portare a nulla: la politica non aveva i requisiti per mettere bocca nella vicenda, pena le sanzioni della Fifa. E il Coni, dal canto suo, era impossibilitato ad agire (sempre che avesse voluto voluto farlo, visto che non c’erano i presupposti). Tavecchio lo sapeva. E non si scompose mai, neanche nei giorni in cui la sua cordata continuava a perder pezzi. I numeri, del resto, erano sempre stati dalla sua parte. E l’11 agosto, anche e soprattutto grazie all’aiuto dei suoi sponsor principali (Lotito su tutti), riuscì comunque a spuntarla e a diventare presidente Figc.

Uefa, Fifa e Ue contro l’ex presidente della Lnd: tante parole, nessun fatto
Nel mezzo, però, avvennero altre due cose, che all’epoca sembrarono un atto dovuto ma che oggi, dopo la decisione dell’organismo presieduto da Michel Platini, assumono un peso diverso, seppur in termini morali e non di ricadute vere e proprie sulla carriera e la posizione di Tavecchiosia la Fifa che la Uefa (e l’Ue), infatti, si schierarono contro le parole del patron della Lnd. Ma mentre Blatter si fermò alla critica dialettica, il 20 agosto la Uefa aprì un’inchiesta ufficiale. L’accusa? Presunti insulti razzisti. Il diretto interessato, a caldo, si dimostrò sereno: “E’ un atto dovuto, spiegherò sia il mio errore, sia le mie vere intenzioni”. Alla luce della sentenza di oggi, la sua tranquillità era giustificata. Il provvedimento ‘contro’ il successore di Abete decorre a partire da oggi e arriva alla fine dell’iter cominciato con la richiesta di informazioni che la Confederazione continentale ha inviato alla Figc, lo scorso 20 agosto. Con buona pace di tutti gli Optì Pobà che ancora calpestano i campi di calcio italiani e che forse saranno invitati  all’evento speciale da tenere in Italia per aumentare la consapevolezza e il rispetto dei principi della risoluzione Uefa denominata European Football united against racism. Organizzatore (per punizione), Carlo Tavecchio.