Non era un semplice termine buttato lì a caso ma qualcosa che sarebbe entrato di diritto nella nuova terminologia geopolitica. Eravamo a metà degli anni novanta e Framania non era solo un anagramma, ma un progetto politico che andava oltre il modello delineato dal Trattato di Maastricht. Rappresentava la fusione di due stati nel cuore dell’Europa ovvero Francia e Germania, sia sotto il profilo economico che su quello della difesa.

Oggi Framania non è più così forte, quel vecchio nucleo carolingio si è indebolito soprattutto per la crisi interna francese e la germanizzazione dell’Europa imposta dalla Merkel. L’Italia a causa della sua posizione geografica si è ritrovata spesso a guardare verso i Balcani e negli ultimi tempi nuovamente verso il Mediterraneo trasformatosi nei secoli da spazio di comunicazione a spazio di divisione. Eppure un’alternativa per contare di più in Europa ci sarebbe. Un modo per proteggere meglio i nostri interessi frenando la germanizzazione dell’Europa. L’ideale sarebbe quello di coordinare la nostra politica estera con quella tedesca nonostante la nostra politica estera sia irrisoria da troppi anni. I rapporti Italia-Germania nel corso della storia sono stati rappresentanti da grande incoerenza.

Da alleati a nemici durante la Prima guerra mondiale, per poi collaborare attraverso canali informali e “diplomazia parallela” durante la Repubblica di Weimar, infine nuovamente alleati con il Patto d’acciaio e poi nemici dopo l’8 settembre 1943. L’Europa potrebbe servire alla sicurezza italiana solo se il nostro Paese, contando maggiormente ad Est, aumenterà la sua importanza per la Germania rendendo possibile un coordinamento politico fra Berlino e Roma. Ecco perché l’Italia dovrebbe dedicarsi con maggiore attenzione alla questione inerente l’Ucraina. Tutto ciò attraverso la possibile creazione di un vero e proprio asse Roma-Berlino rispetto a quello che negli anni precedenti ha caratterizzato l’Europa ovvero l’asse franco-tedesco. Altrimenti cercare con le altre medie potenze europee di controbilanciare il peso della Germania affinché non diventi un giocatore solitario nello scacchiere geopolitico europeo. Accanto a ciò occorrerebbe una gestione oculata dell’apparato amministrativo italiano che agli occhi della restante Europa non ha un riscontro positivo.

Infine il nostro rapporto con gli Stati Uniti, spesso servile ai loro obiettivi e scorribande in giro per il mondo. Le basi che ospitiamo in Sicilia restano strategiche sotto l’aspetto geopolitico ma non è detto che gli americani vi rimarranno per sempre visto la mancanza di risorse. Di sicuro restano utili per gli interessi a stelle e strisce soprattutto nel nuovo Medio Oriente sempre più appetitoso. Finché durava la guerra fredda e la Germania era solo quella dell’Ovest poteva essere tenuta in piedi la finzione che tutti i partner europei fossero su una condizione di parità, e che Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania avessero uguale status.

Oggi tutto ciò è impossibile. E allora l’Italia deve decidere cosa fare.