Ballarò, DiciannovEquaranta, DiMartedì, Otto e mezzo, Piazza Pulita, Porta a Porta, Quinta Colonna, Virus… Per essere un format moribondo, quello del talk show è un genere televisivo piuttosto florido. E allora perché i giornali, i social, e persino la tv lo considerano alla stregua di un malato terminale? E se è davvero così prossimo all’estinzione perché la tv continua a partorirne di nuovi? Sono domande a cui è difficile rispondere. Quel che è certo è che, vera o presunta che sia, la débâcle dei cosiddetti “talk show politici” non è imputabile a Giovanni Floris, il quale nonostante abbia trascorso gran parte delle vacanze estive negli uffici di Urbano Cairo a discutere del suo compenso, ha comunque trovato il tempo di apportare almeno due significative innovazioni al suo format

1 – il titolo: l’intuizione di utilizzare il giorno di messa in onda si è rivelata una valida strategia. I telespettatori hanno infatti memorizzato che “Di Martedì” c’è Floris, e martedì scorso hanno prontamente guardato altro. Lo confermano gli impietosi risultati dell’Auditel: se metti in fila i soli parenti e gli amici stretti dello staff di Floris,è probabile che superi la cifra del suo attuale pubblico. 

2 – le poltrone: il finto marmo in luogo del finto cartone esprime maggiore solidità, eleganza, tradizione. Senza contare che allo scopo di erigere un monumento tombale alla memoria dei talk show, è il materiale perfetto. 

Ma la colpa non è nemmeno di Massimo Giannini, il nuovo conduttore di Ballarò. Anche lui ha fatto il possibile. Sostituire Crozza con Benigni, per di più a costo zero, non è da tutti. Qualcuno potrebbe lamentarsi del fatto che l’intervista era registrata, ma solo pochi si sono concentrati sul “quando” è stata registrata. Infatti, chi avesse osservato con attenzione l’immutabile aspetto del premio Oscar, e il tenore delle sue battute – tra le quali una su Spadolini – avrebbe senza dubbio apprezzato il virtuosismo tecnico dei montatori Rai, che sono riusciti nel difficile compito di incollare le immagini di Giannini a una performance di Benigni del 1982. Peraltro pare che l’idea sia quella di proseguire con diversi comici a rotazione, quindi i fan di Walter Chiari, Raimondo Vianello, Totò e persino qualche umorista vivente, sono avvertiti: vi aspetta una stagione di grasse risate.

Forse è solo questione di invidia. La bravura dei due conduttori ne suscita a profusione, e ciò ha innescato il livore dei soggetti più impensabili. Non ci sarebbe da stupirsi se qualche casa farmaceutica, specializzata nella produzione di sonniferi, decida di denunciare i due anchormen per concorrenza sleale. C’è da dire che rimanere vigili durante un faccia a faccia fra l’apprendista conduttore Giannini e il politico in pensione Prodi non è un’impresa facile, ma anche qui occorre elogiare la tattica. In questo caso l’ex vicedirettore di Repubblica si è avvalso del metodo “Marzullo”, che si fonda sul principio secondo cui il telespettatore che dorme, difficilmente cambia canale.

Lo sa bene anche Floris, che dimostrando un inatteso attaccamento alla nuova azienda, per far sì che dopo di lui, La7 non perdesse spettatori, ha deciso di collocare la parte più narcotizzante della prima puntata di “DiMartedì” nell’ultimo blocco: si faccia avanti chi è riuscito a rimanere cosciente durante l’intervista a Eugenio Scalfari. Quando poi gli argomenti proposti, toccano vette di originalità del tipo “confronto tra Berlusconi e Renzi”, il divano di casa non è più il luogo adatto ad ospitare i telespettatori, sarebbe al contrario più indicato un buon reparto di rianimazione.

Per la cronaca, il derby dei talk show l’ha vinto Giannini, e tutt’altro che di misura: due milioni e mezzo di spettatori contro i poco più di settecentomila di Floris. Tuttavia, i leader del martedì sera rimangono ‘I Cesaroni’. Invece, per quanto riguarda i talk, ai cancelli di partenza ci sono Servizio Pubblico di Michele Santoro e La Gabbia di Gianluigi Paragone. Quest’ultimo, nello spot del programma, ha già promesso – leggi minacciato – che “La Gabbia non cambia”. Temo invece che sarebbe opportuno rivederli un po’ questi format, prima che la casalinga di Voghera si decida a assumere una colf, e ricominci ad andare a teatro.