Tre ostaggi decapitati in un mese. Dopo i reporter statunitensi James Foley e Steven Sotlofflo Stato Islamico in Iraq e nel Levante ha diffuso un video in cui matte in scena il terzo atto del suo orrore: l’esecuzione del cooperante scozzese David Haines, scomparso in Siria circa un anno fa. Ma lo scempio compiuto dai miliziani potrebbe non arrestarsi. Alla fine del filmato, infatti, il boia mostra un quarto ostaggio britannico, identificato in Alan Henning.

Nel video minacce a un quarto ostaggio
Il video  – “autentico” secondo il Foreign Office inglese – è una macabra replica dei due precedenti, in cui veniva mostrata la decapitazione di James Foley e Steven Sotloff. E’ stato postato su internet e dura due minuti e 27 secondi. Il titolo è simile ai precedenti “Messaggio agli alleati dell’America”. La telecamera immortala Haines in ginocchio, nel deserto, con indosso una tuta arancione, simile a quella dei detenuti del supercarcere militare americano di Guantanamo. Come nei precedenti filmati, anche in questo caso l’ostaggio condanna le azioni del suo governo contro l’Isis e lo accusa di essere responsabile della sua morte, apparentemente leggendo un testo scritto. Secondo la trascrizione del sito web ‘Site’, che monitora l’attività dei gruppi terroristi online, rivolgendosi a Cameron Haines afferma: “Sei entrato volontariamente in una coalizione con gli Usa contro lo Stato Islamico, come ha fatto il tuo predecessore Tony Blair, seguendo la tendenza dei nostri premier britannici che non hanno il coraggio di dire no agli americani”.

Il boia, interamente vestito di nero, col volto coperto e in mano un pugnale sembra essere lo stesso dei due precedenti filmati, anche a giudicare dal suo forte accento inglese. Secondo l’intelligence britannica si tratterebbe del rapper londinese 23enne Abdel-Majed Abdel Bary, conosciuto come “Jihadi John”. E anche in questo caso l’assassino preannuncia la continuazione della catena di esecuzioni. Il boia ha mostrato un quarto ostaggio nelle mani dell’Isis che potrebbe essere ucciso, si tratterebbe anche questa volta di un britannico, identificato con il nome di Alan Henning. E a sua volta, anche il carnefice si rivolge a Cameron, dicendogli che “questo inglese deve pagare il prezzo per la tua promessa di armare i peshmerga contro lo Stato islamico”. Per il boia, l’alleanza con gli Usa porterà solo ad “accelerare la tua distruzione” e trascinerà la Gran Bretagna “in un’altra sanguinosa guerra che non potete vincere”.

Soltanto poche ore fa, era stato diffuso su Youtube – e poi ripreso da alcuni media egiziani – un altro video dello Stato islamico in cui venivano rivolte minacce all’Europa e agli Usa, e nel qual e nel quale veniva lanciato un appello ai jihadisti: “I nostri uomini si preparino e indossino le cinture”.

Cameron: “Daremo la caccia agli assassini”
Il destinatario del messaggio è il premier britannico David Cameron, ma rappresenta anche una implicita risposta all’offensiva anti-Isis lanciata giovedì 11 settembre dal presidente americano Barack Obama, che prevede una vasta campagna di raid aerei in Iraq e anche in Siria, e la creazione di una coalizione internazionale formata a vario livello da decine di Paesi. In un primo momento Cameron ha replicato affermando che si tratta di “un omicidio ignobile, rivoltante”. “Faremo tutto ciò che è in nostro potere per dare la caccia agli assassini”, ha assicurato. Il premier inoltre ha convocato i capi militari e della sicurezza per un vertice di emergenza denominato “Cobra”. Il primo ministro inglese si è detto pronto a dare “a caccia ai responsabili dell’assassinio di David Haines, non importa quanto tempo servirà”. Aggiungendo che “ogni misura necessaria” per aiutare lo sforzo internazionale per distruggere gli estremisti dell’Isis. Le parole di Cameron fanno capire che il Regno Unito – dopo i dubbi iniziali – potrebbe appoggiare la strategia militare contro lo Stato islamico annunciata da Washington. Il primo ministro si è detto “disgustato” dal fatto che un britannico militi fra le file dell’Isis e che possa aver compiuto lo “spregevole” assassinio.

E anche Obama è intervenuto immediatamente. Gli Stati Uniti, ha affermato, “sono a fianco dei nostri stretti amici e alleati nel lutto e nella determinazione” e lavoreranno “con il Regno Unito e una ampia coalizione di Nazioni per portare i responsabili di questo atto barbaro davanti alla giustizia e per indebolire e distruggere questa minaccia ai popoli dei nostri Paesi, della regione e del mondo”.

Intanto, proprio oggi, l’Australia ha annunciato il dispiegamento di 600 militari e di otto aerei da combattimento negli Emirati arabi uniti nel quadro della coalizione internazionale contro lo Stato islamico. L’annuncio del premier australiano Tony Abbott giunge a due giorni dall’innalzamento del livello di allarme nel paese per la minaccia rappresentata dai combattenti jihadisti australiani che rientrano in patria. Abbott ha precisato che è stato deciso l’invio di 400 aviatori e di altri 200 militari in seguito alla richiesta ufficiale Usa. Non si tratta di “unità di combattimento”, ha precisato il premier, ma l’Australia, ha detto, “vuole partecipare agli sforzi internazionali per impedire alla crisi umanitaria di aggravarsi”.Oltre agli uomini l’Australia invierà equipaggiamenti, tra cui otto aerei da combattimento F/A18, e consiglieri militari per aiutare le forze armate irachene. Anche il Belgio ha fatto sapere che in caso di richiesta il è pronto a partecipare alla coalizione internazionale contro i jihadisti dell’Is.

Haines, una vita dedicata ai musulmani
Haines lavorava per l’ong francese Acted e, secondo la stampa britannica, sarebbe stato rapito nel marzo 2013, nel campo di Atmeh, a nord della Siria, insieme al cooperante italiano Federico Motka, liberato lo scorso maggio. Il 44enne lavorava come esperto della sicurezza per diverse Organizzazioni non governative, e per questo è stato in molti Paesi segnati da conflitti, come la Libia e il Sud Sudan. Alle sue spalle aveva 12 anni una carriera da militare al servizio di Sua Maestà. Lascia la moglie e due figlie, di 17 e 4 anni. Il 44enne aveva dedicato gran parte della sua carriera ad aiutare i musulmani, soprattutto quelli della Croazia. Solo venerdì scorso, la famiglia aveva lanciato un messaggio ai terroristi per attivare un contatto. Le autorità britanniche hanno fatto sapere di avere fatto tutto il possibile per tutelare David Haines, aggiungendo che un tentativo di salvataggio guidato dalle forze degli Stati Uniti era fallito. Non è chiaro, tuttavia, se le agenzie di intelligence occidentali siano a conoscenza di dove si trovino precisamente i sequestratori.