Siamo alla vigilia della legge di stabilità e di nuovo il governo parla di tagli lineari di 3 milardi per la sanità, mentre il ministro Lorenzin smentisce e annuncia il recupero di 900 milioni grazie al ‘patto per la salute’, a cui solo due mesi fa, Renzi aveva dato la sua benedizione. 

Si tratta di un ‘accordo sul fabbisogno finanziario della sanità tra governo e regioni. Con questo patto le regioni finalmente ottenevano due cose:

  • la certezza del fabbisogno finanziario in progressione nel tempo

  • un tavolo che ridava loro una legittimità istituzionale.

Tutto questo avviene nel momento in cui il Senato approva la riforma del titolo V, cioè ridefinisce in meno i poteri delle regioni e ridefinisce in più quelli del governo. Anche se nessuno lo dice ,questa riforma costituisce un pesante giudizio politico sulle regioni, sulle loro incapacità di governo, sui loro limiti morali, sul loro essere davvero delle regioni. A me non sorprende che Renzi alle strette con i conti, per evitare un’altra manovra finanziaria si rimangi gli impegni che aveva autorizzato con il ‘patto per la salute‘, spiazzando tutti ministra e regioni. E soprattutto non mi sorprende che decida di rimettere le cose come erano prima del patto di giugno, chiedendo di fatto e d’imperio gli stessi tagli lineari alla sanità. Renzi con la riforma del titolo V ci dimostra di fidarsi molto poco delle regioni italiane. Ma come dargli torto?

Credo di essere stato l’unico a dire pubblicamente in aperta polemica con la ministra Lorenzin che quel patto era in realtà un “pacco” cioè una bufala, nonostante contenesse un mucchio di buoni propositi che a parole impegnavano le regioni a provvedere loro in piena autonomia, alla spending review della sanità, cioè a restituire a Renzi un po’ di risparmi sulla spesa corrente. Il ragionamento alla base del mio scetticismo era molto semplice:

  • nel patto c’era scritto che comunque la spesa sanitaria nonostante gli accordi con le regioni era se necessario definanziabile

  • il presupposto alla base del patto era del tutto fallace si prevedeva un fabbisogno finanziario per la sanità in crescita supponendo una ripresa economica, mentre sarebbe stato più saggio fare i conti con la decrescita e la deflazione cioè trovare altri modi per rifinanziare la sanità

La sanità è sempre stata subveniente all’andamento del Pil mi pareva strano che con un Pil in calo si accrescesse la spesa sanitaria. Mi permisi persino di mettere sull’avviso Chiamparino il nuovo presidente della conferenza nazionale delle regioni invitandolo a non farsi illusioni sulle certezze finanziarie del patto e di premunirsi con una contro prospettiva. Ora il volta faccia di Renzi che chiede alla sanità cioè alle regioni le stesse cose che chiedeva prima della sottoscrizione del patto, cioè un contributo di almeno di 3 mld mette tutti in difficoltà. E parte il solito rituale: la ministra che teme che si comprometta l’universalismo e tenta di difendere il patto pur sapendo della sua inagibilità, le regioni che gridano allo sfascio, ipotesi varie per rivedere le esenzioni dai ticket, quindi più ticket, i sindacati che gridano all’insostenibilità dei tagli.

Tutto esattamente come tre mesi fa cioè come se questo patto fasullo non fosse stato mai fatto. Va in scena la solita pantomima per decidere molto semplicemente a chi far pagare i nuovi tagli lineari. Di nuovo spunta l’equivoco alimentato ad arte dalle regioni che gridano che altri tagli metterebbero la sanità a terra. Si ignora in malafede che l’universalismo è già gravemente compromesso con i piani di rientro, che per raggiungere la parità di bilancio le regioni hanno sacrificato i diritti dei cittadini, si ignora che in sanità esiste la corruzione in tutte le forme possibili e che mettendo insieme i dati sui sui costi, della corte dei conti, dell’agenas, delle fiamme gialle, della commissione parlamentare sul ssn, si arriva ad una stima teorica incredibile pari all’incirca a 35 mld di “magna magna”.

Se 35 mld vi sembrano tanti, cioè se la stima teorica vi appare eccessiva, facciamo pure uno sconto e diciamo più realisticamente che in sanità esistono almeno 10 mld che potrebbero essere tagliati per rifinanziare il diritto alla salute delle persone e dare una mano a Renzi a fare la sua legge di stabilità. Insomma, vorrei che si mettesse fine alla pantomima delle regioni e dire senza incertezze che i tagli lineari sui servizi e sulle tutele delle persone sono osceni, ma quelli sulla corruzione sono solo che benedetti. Non me la sento più di fare la polemica sullo strumento se esso mi consente di moralizzare la sanità pubblica.

Credo inoltre che con le regioni che abbiamo la corruzione si combatta efficacemente solo con i tagli lneari cioè imponendo loro una moralizzazione. Il problema vero è che non si può pensare di tagliare sui costi della corruzione affidando l’incombenza ai corrotti. Questo è l’altro punto debole del patto per la salute, esso in pratica mette i rubagalline a guardia del pollaio facendo in modo di spostare i tagli dalla corruzione ai diritti delle persone. Renzi e la ministra Lorenzin si possono giocare una carta: tagli lineari sulla corruzione delle regioni e delle aziende vigilando attentamente sull’erogazione delle prestazioni, cioè sul soddisfacimento delle tutele quindi commissariando senza mezzi termini quelle regioni che per continuare a mantenere i loro interessi clientelari bastonano i malati.

Insomma non è onesto parlare genericamente di spesa sanitaria bisogna distinguere la spesa buona da quella cattiva. A me non dispiacerebbe intervenire su quella cattiva anche con dei pesanti tagli lineari altrimenti a rimetterci l’osso del collo saranno i cittadini.