“Continuo a ritenere che il ruolo del commissario sia quello di fare proposte e basta. Non deve decidere nulla”. Così parlò Carlo Cottarelli dopo l’ultimo schiaffo di Matteo Renzi, il mancato inserimento delle norme sulla razionalizzazione delle partecipate pubbliche nello Sblocca Italia. Tutto rimandato alla Legge di Stabilità, nonostante il commissario, peraltro informalmente “scaricato” dal premier a fine luglioil 7 agosto abbia presentato il suo piano alla Commissione parlamentare bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Ma l’economista ex Fmi non si dà per vinto e continua a far sentire la propria voce: venerdì, subodorato lo slittamento, ha fissato per l’1 settembre al ministero dell’Economia un “briefing” con i giornalisti sulla razionalizzazione delle partecipate locali, durante il quale ha ribadito che “solo nel 2015 si potrebbero ottenere risparmi pari a 500 milioni di euro circa” che diventerebbero “2-3 miliardi a regime”. Difficile però non leggere un certo sconforto nell’avvertimento che naturalmente “questo è un programma ma bisognerà poi vedere le norme e l’implementazione”. E nella precisazione che, appunto, il commissario “non decide”. Ma nonostante tutto Cottarelli tiene dritta la barra e assicura che in fondo è “meglio intervenire con un provvedimento complessivo anziché con diversi provvedimenti”. Come dire che il fatto che la “sforbiciata” alle società inattive o inutili sia stata espunta dal decreto andato venerdì in Consiglio dei ministri è stato quasi un bene.  

“In Italia otto volte le partecipate della Francia” – Per quanto riguarda i dettagli del piano, peraltro come detto già esposto in Parlamento e reso pubblico, Cottarelli ha ricordato che “le partecipate in Italia sono ottomila e potrebbero raggiungere anche quota diecimila”, ma “in ogni caso si tratta di cifre troppo alte che non fanno alcuna differenza in termini di politica economica perché di certo si tratta di un numero otto volte superiore a quello della Francia”. Il margine di incertezza sul numero esatto è dovuto essenzialmente a tre fattori: “Primo, non tutti gli amministratori hanno risposto ai questionari inviati; secondo, non sappiamo se le risposte pervenute siano corrette; terzo, bisogna tenere conto del livello di partecipazione diretta o indiretta”. Dal piano, che dovrà prevedere sanzioni per gli enti locali che non si adeguano, solo nel 2015 si potrebbero ottenere risparmi “pari a 500 milioni di euro circa” chiudendo “da 1.000 fino a 2.000 società se ci si muove con energia”, mentre “nell’arco di 3-4 anni, a regime, i risparmi complessivi ammonterebbero intorno ai 2-3 miliardi” grazie a minori spese legate per esempio al taglio degli stipendi agli amministratori (300 milioni), dismissioni delle partecipate in perdita (600 milioni), applicazione dei costi standard (350 milioni) e risanamento (altri 200-300 milioni). 

“Le società pubbliche non producano prosciutti” – Cottarelli ha presentato “33 proposte”, tra le quali la chiusura delle “cosiddette ‘scatole vuote‘, che sono almeno 3.000 ed hanno meno di 6 dipendenti, o di altre partecipate molto piccole e per le quali c’è il sospetto che siano state fatte per favorire incarichi”. Il commissario ha ricordato come il piano di razionalizzazione sia basato sul principio che una partecipata deve agire solo “in una certa area pertinente ai compiti istituzionali dell’ente appaltante” e non come un privato, “ad esempio producendo prosciutti“. “Questo principio esiste ma non è efficace perché la valutazione delle condizioni dell’esistenza di una partecipata è affidata alle amministrazioni”. Nel suo programma quindi si propone che sia sufficiente una delibera dell’amministrazione controllante perché le partecipate che offrano servizi di pubblica utilità (come fornitura di acqua, gas ed elettricità) vengano create o rimangano in vita. Mentre per le altre la decisione potrebbe essere vagliata dall’Autorità garante della concorrenza. Più semplice sarà intervenire sui Comuni, mentre con le Regioni, per le quali può porsi il problema di compatibilità con il Titolo V della Costituzione, la questione “è più delicata”. In questo caso però, ha aggiunto il commissario, “penso sia possibile avere un accordo politico con le Regioni perché è anche nel loro interesse avere una maggiore efficienza”. A proposito di efficienza: tra due settimane, ha anticipato Cottarelli, “dovremmo pubblicare i nuovi indici sulle partecipate, sul rapporto fatturato/occupati”. 

“Aumentare prezzi degli abbonamenti al trasporto pubblico dove il divario con la media Ue è forte” – Restringendo il campo alle società del trasporto pubblico locale, Cottarelli ha sottolineato che “presentano varie criticità” e “hanno costi operativi più alti di altri Paesi europei e una redditività ridotta. Bisogna dunque agire sui costi standard” attraverso una “rimodulazione delle tariffe” e incrementando” il prezzo “degli abbonamenti per i quali il divario con” le tariffe europee “è più accentuato”. Ma una parte delle maggiori entrate dovrebbe essere utilizzata per migliorare la qualità dei servizi e “bisogna tenere conto che eccessivi aumenti di tariffe potrebbero dissuadere dall’uso” dei trasporti pubblici e incentivare quelli dell’auto.