In grande evidenza, in un quarto di pagina, su La Repubblica di ieri è stato pubblicato un estratto di un ordinanza con la quale il Tribunale di Roma ordina al Ministero degli Interni di rimuovere dal proprio sito internet un passaggio di una relazione nella quale la Dia ipotizza una contiguità sospetta tra i fratelli Carmelo e Francesco Corallofigli di Gaetano, personaggio noto alle cronache giudiziarie, tra l’altro, per i suoi affari con il boss Nitto Santapaola – e la mafia.

Ordinanza-Corallo

L’estratto, privo della data nella quale è stata resa l’ordinanza e di qualsivoglia altro riferimento temporale lascia pensare che si tratti di un provvedimento appena reso dai Giudici del Tribunale di Roma in relazione a fatti recenti. Ma non è così. Il provvedimento è stato, infatti, tre anni fa, il 14 settembre 2011, all’esito di un procedimento d’urgenza promosso, davanti al Tribunale di Roma, dai due fratelli Corallo nei confronti del Ministero degli Interni.

All’epoca, in effetti, i giudici – sebbene solo nell’ambito di un giudizio sommario – ritennero che non essendo emersi elementi idonei a collegare i due fratelli Corallo né la loro Atlantis ltd – una delle più grandi concessionarie di gioco d’azzardo operanti nel nostro Paese con decine di migliaia di slot machines – alla mafia, il passo della relazione della Dia in cui si ipotizzava una contiguità tra i Corallo e la mafia era idoneo a ledere la loro reputazione e doveva, quindi, essere rimosso.

Era, però, il settembre del 2011. Perché nell’agosto del 2014, tre anni dopo i fatti di allora, qualcuno – presumibilmente i legali dei due fratelli Corallo – ha chiesto a La Repubblica di pubblicare un estratto del provvedimento di allora? E, soprattutto, perché l’estratto è stato pubblicato o fatto pubblicare privo di data, ingenerando così la convinzione che si tratti di una decisione dei nostri giorni?

Sono domande cui è difficile dare risposte certe ma dalle Antille olandesi, dove il gigante del gioco d’azzardo dei Corallo ha – o aveva – la propria sede e dove il padre dei due Corallo ha costruito una fortuna in Casinò e case da gioco, rimbalza una notizia – ormai vecchia di qualche mese – che fa sorgere almeno un sospetto.

Il Today, un quotidiano online della città di St. Maarten, il 14 febbraio scorso ha, infatti, raccontato una storia con molti punti in comune con la vicenda nella quale sembra inserirsi la pubblicazione della vecchia ordinanza del Tribunale di Roma sulle pagine di La Repubblica di ieri.

Secondo il Today, la B Plus e la Atlantis – le società attraverso le quali i Corallo gestiscono il gioco d’azzardo anche in Italia – in quei giorni avrebbe trasmesso alle agenzie di stampa un comunicato attraverso il quale dava la notizia di un provvedimento dei giudici italiani che vietava alle nostre Autorità di ipotizzare qualsiasi collegamento tra loro e la mafia.

All’esito di alcune verifiche, nell’ambito di un’inchiesta giornalistica, tuttavia era emerso che il provvedimento in questione era un’ordinanza resa dal Tribunale di Roma nel lontano settembre del 2011 ovvero la stessa Ordinanza che ieri è tornata a fare capolino sulla stampa italiana.

E’, dunque, evidente che ieri nelle Antille e, probabilmente, anche oggi in Italia i due fratelli Corallo – per qualche strana ragione – stanno cercando di “riportare in vita”, contrabbandando per attuale, un provvedimento reso dai giudici del Tribunale di Roma tre anni fa, all’evidente fine di convincere qualcuno che non sussista alcun rapporto tra loro e la mafia.

Ma chi è che i fratelli Corallo vogliono convincere di aver tagliato i ponti con il padre Gaetano e con Cosa Nostra?

Qualcuno nelle Antille Olandesi? O, magari, l’Agenzia dei Monopoli di Stato italiana che, curiosamente, per anni, li ha lasciati operare nel nostro Paese attraverso società a loro riconducibili?

E’, peraltro, singolare che la ri-pubblicazione su La Repubblica dell’estratto della vecchia Ordinanza cada proprio una manciata di giorni dopo che la Procura della Repubblica di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio, per un lungo elenco di reati, dell’ex Presidente della Banca Popolare di Milano e, tra gli altri, di Francesco Corallo – uno dei due fratelli – proprio in relazione a fatti connessi a “favori” che la Banca avrebbe concesso alla Atlantis/Bplus, la società dei Corallo, che gestisce decine di migliaia di slot machines in Italia.

Quali che siano gli esatti contorni della vicenda è fuor di dubbio che si tratta di una storia nella quale qualcuno sta provando ad hackerare il sistema dell’informazione per trarne un qualche vantaggio.

C’è però una certezza: l’Ordinanza apparsa ieri su La Repubblica è vecchia di tre anni e – al contrario di quanto vorrebbe lasciare intendere chi ne ha richiesto la pubblicazione – nessun giudice italiano, negli ultimi mesi ha stabilito l’assenza di connessioni o contiguità tra i fratelli Corallo e le loro società e Cosa Nostra.