Alla fine è arrivata la gelata che colpisce la tracotanza bullonesca dell’uomo di Firenze. La crisi è tutt’altro che superata, il tunnel è ancora lungo, il rischio che la luce in fondo sia del treno che ci può travolgere è tutt’altro che esclusa. Queste considerazioni che stanno facendo capolino dalle redazioni dei giornali e nei commenti dei media basterebbe andarle a confrontare nelle case degli italiani per trovare conferma.

Non fa piacere a nessuno che il Paese vada a ramengo ma cosa ci si aspettava? Un governo nato dalle alchimie di una congiura di palazzo stile Borgia che fonda la sua forza sul potere di ricatto “o me o il voto”, che costruisce le sue strategie nel rapporto con Berlusconi, l’uomo che porta segnato in volto il declino del Paese: su queste basi quale prospettiva nuova volete che possa sorgere? E’ un ossimoro e un paradosso, l’Italia che “cambia verso”, occorrerebbe aggiungere come acutamente scrive il direttore del Sole 24 ore di oggi “verso dove?”. La verità è che alla base dell’ascesa del ragazzo di Firenze, c’è la più grave confusione politica che il maggior partito italiano ha accumulato da vent’anni a questa parte.

Una classe dirigente di burocrati in perenne lotta tra di loro che sono stati in grado di abbattere Prodi per la terza volta e resuscitare il Caimano altrettante volte, che si dibattono nelle secche di un “liberismo dal volto umano” senza capire che all’Italia serve una svolta vera ma nel senso della giustizia e della democrazia, non della rendita e dell’oligarchia. In questo quadro melmoso c’è un barlume di speranza: il sindacato italiano dopo il lungo sonno nel bosco di Biancaneve forse ha riacceso i motori e comincia a muoversi; è una bella notizia, però non basta, occorre che in Parlamento e nel paese si organizzi una risposta. L’alternativa si può fondare sull’alleanza delle forze che ritengono che il lavoro e i diritti siano il centro di una rivoluzione (costituzionale) culturale e politica possibile superando le divisioni che hanno consentito finora al conservatorismo di sguazzare sereno nell’arbitrio e nell’individualismo del “mi faccio i fatti miei”.

A giugno è sorta una nuova realtà, l’alleanza per l’Altra Europa che ha segnato un punto, occorre che questo nuovo soggetto si costituisca davvero e che dialoghi con le altre forze che si oppongono all’asse Renzi/Berlusconi. I partitini dentro e fuori del Parlamento e delle istituzioni locali devono comprendere che non è sufficiente “marcare presenza” in pochi e che la posta è più alta, superarsi per fondare una nuova realtà politica nel paese questo vale anche per coloro che sinceramente dentro il Pd fanno una battaglia che purtroppo finora è servita a poco.

In autunno sarà dura e occorre essere in campo; in autunno ci saranno anche due appuntamenti elettorali parziali ma di rilievo: le elezioni in Emilia Romagna e in Calabria: anche in queste prove la presenza di una sinistra del lavoro unitaria e alternativa è fondamentale per aprire la nuova fase.