“Con ogni mezzo necessario dobbiamo vedere i film su pellicola, perché è così che Dio ha creato il cinema”. È la riflessione di Nicolas Winding Refn, regista di Drive e Solo Dio Perdona, per sostenere l’American Genre Film Archive, una campagna di raccolta fondi per salvare e restaurare le pellicole da 35 mm. È

Nel lontano 1885 George Eastman inventava la pellicola in celluloide come supporto per gli alogenuri di argento fotosensibili, che, nel XX secolo, i fratelli Lumiere hanno trasformato nella pellicola cinematografica come noi la conosciamo. Il loro Cinematografo, utilizzando tale pellicola come il Kinetscope di Thomas Edison, oltre a registrare le immagini, era in grado di proiettarle su qualsiasi superficie. Nasceva così il cinema, l’arte di raccontare storie di ogni genere su un grande schermo bianco, per condurre la gente in un mondo illusorio in cui prendevano vita desideri e sogni, scatenando ogni tipo di emozione.

Dal bianco e nero al colore, i film su pellicola hanno conquistato non solo il cuore del pubblico, ma anche un vero e proprio mercato, che si alimenta dagli anni ’30 ad oggi. L’arrivo del digitale ha cambiato però le carte in tavola e le vendite del 35 mm sono precipitate del 96% negli ultimi dieci anni, portando ad una crisi del settore e alla minaccia di chiusura per lo storico stabilimento di produzione cinematografica di Rochester, a New York, della Kodak Film. Questa è rimasta l’ultima azienda a produrre questo tipo di pellicola, dopo l’uscita dal mercato della Fujifilm lo scorso anno. La paura di molti è la completa estinzione di questo prodotto che, seppur di fragile conservazione, ci permette di respirare e vivere il cinema delle origini.  

Come può un cinefilo rinunciare a quella grana unica e al filtro suggestivo del film in 35 mm, che ricrea l’esperienza romantica dal sapore retrò del cinema puro e autentico, che non si nasconde dietro agli effetti artefatti nati dalla creatività di un computer? Immaginate Le Voyage dans la Lune di George Melies, o il celebre Un Chien Andalou di Louis Buñuel in versione digitale. Senza il fascino dei colori intensi e animati, accompagnati dal rumore del proiettore che avvolge lo spettatore in una magica atmosfera. Come il piccolo Salvatore di Nuovo Cinema Paradiso, la maggior parte dei grandi registi contemporanei sono innamorati della pellicola 35 mm, e continuano ad utilizzarla anche nei loro film più moderni. “Credo che il formato digitale rappresenti la morte del cinema come lo conosco io” ha dichiarato Quentin Tarantino che non ha mai abbandonato uno stile di cinema vintage e granulare, che ha reso molti suoi lavori dei veri cult. Come lui, Christopher Nolan sta utilizzando il 35 mm per il nuovo Interstellar, e J.J. Abrams ha deciso di girare in 35 mm gran parte del prossimo Star Wars: Episodio VII, uno dei film più attesi dei prossimi anni. Inoltre Colin Trevorrow sta realizzando Jurassic World, l’atteso reboot di Jurassic Park, alternando pellicole da 35 e 65 mm. Anche Martin Scorsese in una lettera aperta pubblicata da la Stampa ricorda come la “pellicola, ancora oggi, offre una tavolozza visuale più ricca di quella dell’Hd. E dobbiamo ricordarci che la pellicola resta ancora la migliore maniera per conservare i film, l’unica a prova di tempo”. 

Questi registi si sono schierati in prima linea per convincere i capi degli studios Warner Bros, Paramount, Universal e Disney, a trovare una soluzione per salvare un patrimonio artistico unico. Il loro impegno ha portato alla firma di un accordo fondamentale tra la Kodak e Hollywood, che getta le basi per contrastare una graduale estinzione della pellicola. “Dopo lunghe discussioni con i registi, studi importanti e altri che riconoscono le particolari qualità artistiche e d’archivio della pellicola, abbiamo intenzione di continuare la produzione. Kodak ringrazia questi leader del settore per il loro sostegno e per l’ingegno di trovare un modo per prolungare la vita del 35mm” ha dichiarato l’amministratore delegato di Kodak, Jeff Clarke. Gli studios garantiranno alla Kodak ingenti ordini a lungo termine per l’acquisto di grandi quantità di pellicola per la produzione di film. Un passo è stato fatto, e ora non ci resta che dire: “Lunga vita alla pellicola”.

Il trailer di Interstellar