In rete, specie sui siti di settore, non si parla d’altro. Il leggendario Studio Ghibli potrebbe interrompere a breve le sue attività di produzione cinematografica. La notizia della chiusura dello studio di animazione giapponese più famoso al mondo è stata inizialmente diffusa da un’unica fonte, il fan blog “Oh Totoro” che ha tradotto in maniera approssimativa la news in inglese.

Fortunatamente, da qualche ora, il sito “Anime News Network”, uno dei principali portali americani di manga e anime, ha rilasciato una traduzione più attinente all’originale, sottolineando le parole di Toshio Suzuki, direttore generale della major, che sembrerebbe aver parlato di una “pausa” e di bisogno di “rinnovamento” per la prossima generazione di animatori e quindi non di una chiusura categorica della produzione di film d’animazione: “Per quanto riguarda il futuro dello Studio Ghibli, non è possibile continuare a produrre film per sempre. Quindi ci prenderemo una pausa per decidere che direzione prendere”.

Le ragioni dello stop, che ha mandato in crisi milioni di fan in tutto il mondo, sarebbero collegate alle difficoltà finanziarie che la compagnia sta attraversando da diversi mesi e che, ad oggi, hanno impedito la nascita di nuovi progetti. Le voci attorno al futuro dello Studio erano iniziate a trapelare già all’indomani del ritiro del suo storico fondatore Hayao Miyazaki, che esattamente un anno fa aveva dichiarato che Si alza il vento, che in Italia sarà in sala dal 13 al 16 settembre 2014 come evento speciale, sarebbe stato il suo ultimo progetto.

A quanto pare anche altri nomi storici del gruppo potrebbero lasciare a breve il loro incarico, come il regista Isao Takahata e lo stesso co-fondatore Toshio Suzuki, da un anno non più nelle vesti di produttore ma soltanto in quelle di direttore generale. Fatta eccezione per Si alza il vento che tra il Giappone e gli States ha incassato oltre 120 milioni di dollari, gli ultimi titoli della compagnia hanno ottenuto risultati deludenti perfino al box-office nipponico, portando lo Studio verso questa drastica decisione, secondo la quale quindi resterebbero in piedi tutte le attività connesse allo sfruttamento del marchio, dal copyright al merchandising, con una significativo ridimensionamento della produzione cinematografica.