Per Mario Macalli è stato chiesto il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio. La notizia arriva nel giorno in cui la Lega Pro che presiede da 15 anni si riunisce per eleggere i rappresentanti in consiglio federale ed inevitabilmente l’assemblea finirà per discutere anche dell’appoggio a Carlo Tavecchio nella corsa alla poltrona più importante del calcio italiano. Un’altra grana, dunque, per il candidato favorito alla presidenza della Figc, perché Macalli è uno dei suoi sponsor principali ed è accusato di un reato pesante dalla Procura di Firenze, attivatasi dopo la denuncia di Sergio Briganti, presidente del Pergocrema.

Il numero uno della Lega Pro, secondo il pm Luigi Boccolini, “in presenza di un interesse proprio, intenzionalmente si procurava un ingiusto vantaggio patrimoniale” arrecandolo al Pergocrema poiché, come anticipato oggi da la Repubblica, “forniva agli uffici preposti della Lega esplicita disposizione di bloccare senza giustificazione giuridica il bonifico da oltre 256mila euro, importo spettate come quota di suddivisione dei diritti televisivi”. Quei soldi, scrive il pm, “avrebbero consentito alla società sportiva di evitare il fallimento”.

Ma da dove nasce questa vicenda? Le radici sono antiche, perché Macalli è stato presidente della seconda società di Crema per 24 anni e un anno prima del fallimento, avvenuto nell’estate 2012, aveva provveduto a registrare a proprio nome i marchi “Pergocrema”, “Pergocrema 1932”, “Pergolettese” e “Pergolettese 1932”. La vicenda dei marchi fu sollevata dagli ultras del Pergocrema che avrebbero voluto rifondare la squadra tramite l’azionariato popolare, ma si trovarono la strada sbarrata dalla registrazione seriale da parte del presidente della Lega Pro, che ormai “esclusivo titolare” ne “ha consentito l’uso al Pizzighettone”, allora società di Eccellenza che aveva come legale rappresentante Cesare Angelo Fogliazza.

Un’azione che sottolinea l’indagine ha provocato un “sensibile incremento di valore attribuibile all’azione di Macalli”, che, tra l’altro, aveva “relazioni di carattere economico” proprio con il patron del Pizzighettone. Trema dunque il primo sponsor di Tavecchio, che incasserà con ogni probabilità il “sì” alla sua candidatura da parte dei club di LegaPro, riuniti da questa mattina (lunedì 4 agosto) a Firenze. Le società dell’ex serie C valgono il 17 per cento dei voti in assemblea, una percentuale che garantirebbe a Tavecchio un’elezione certa sotto il profilo numerico se la terza lega dovesse schierarsi in blocco con lui. Ma non è detto che la situazione sia così definita. Un pezzo delle sessanta società (pare una decina, pari al 4 per cento dei voti) potrebbe voltare le spalle al grande amico di Macalli. Troppo poco per cambiare gli equilibri in un consenso ancora ampio, nonostante gli smottamenti degli ultimi giorni dovuti alla frase di Tavecchio sui giocatori “che prima mangiavano banane e ora giocano qua”, seguita poi da alcune frasi sessiste e dal paragone con l’assassino di Kennedy.

In Serie A si sono sfilate Fiorentina, Sampdoria, Cesena, Sassuolo, Torino, Cagliari ed Empoli intaccando pesantemente il blocco pro Tavecchio spinto da Adriano Galliani e Claudio Lotito, presente anche in assemblea di Lega Pro in qualità di patron della Salernitana. Compatte la B e la D, oggi si capirà quanto sia granitico il fronte dell’ex serie C. Uno snodo decisivo perché Tavecchio non ha intenzione di retrocedere dalle sue posizioni fin quando avrà l’appoggio delle quattro leghe. Al momento, il presidente della Lega nazionale dilettanti è accreditato del 58 per cento dei voti, Albertini sarebbe fermo al 33 e si conta ancora un 9 per cento di indecisi. A meno di colpi di coda o di ‘sondaggi’ sbagliati, l’11 agosto Tavecchio uscirà presidente della Federcalcio dall’Hilton di Roma.