Carlo Tavecchio tira in ballo Lee Harvey Oswald, l’uomo accusato di aver sparato a John Fitzgerald Kennedy, il 22 novembre del ’63 a Dallas. “L’assassino di John Kennedy non ha subito quello che ho subito io in questi giorni”. Il candidato alla guida della Figc, al centro delle polemiche per la frase razzista sui “mangia-banane”, ha lanciato il paragone con l’ex marine dai microfoni di Radio 1. 

“L’unica cosa che non si dice in questi giorni è che ci sono devastanti interessi di altri. Quali? Lo sapete tutti”, ha risposto Tavecchio, che tornando sulla domanda che gli è stata rivolta la scorsa settimana dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha assicurato: “Non ho cambiali da pagare e non ho padroni”. Tavecchio, che domani (lunedì 4 agosto) non sarà all’assemblea della Lega Pro a Firenze “per non influenzare” le decisioni, si è anche soffermato sull’eventualità di un cambio di rotta fra i suoi sostenitori: “In presenza di un non consenso di una Lega importante, si faranno altre considerazioni. Prima, però, aspettiamo i risultati”. L’accostamento con Oswald sembra esagerato, ma forse non lo è per Tavecchio, che in vista delle elezioni dell’11 agosto, sente crescere intorno a sé la pressione per quella frase infelice. E ha paura di essere “fatto fuori” – fortunatamente in senso metaforico – come Lee Oswald, che venne ucciso a due giorni dall’arresto nella centrale di polizia di Dallas dall’ambiguo Jack Ruby, personaggio legato al crimine organizzato.

Perché intanto non accenna a placarsi lo sdegno per la frase pronunciata dal 71enne presidente della Lega nazionale dilettanti durante la presentazione della sua candidatura alla guida della Federcalcio. Alcune squadre di Serie A, la scorsa settimana, avevano scaricato il candidato favorito, tra queste Roma e Sampdoria. Anche la politica, con il Pd in prima fila, aveva chiesto un passo indietro. E infine era arrivata alla Figc una lettera da parte della Fifa, in cui si chiedeva di indagare sulla frase offensiva: “Diciamo che ‘Optì’ Pobà’ (nome inventato, ndr) mangiava banane prima di venire in Italia”. L’ultima condanna è arrivata dal difensore della Juventus e della Nazionale Giorgio Chiellini: “Sono sconcertato – ha detto ai microfoni di Sky – Non c’è niente di personale nelle mie parole, ma in questo momento c’è solo una persona che può portare avanti il futuro del calcio italiano e quella persona è Demetrio Albertini”, lo sfidante che cerca di strappare la guida della Figc al favorito. Ma anche tra i giocatori continua a crescere il fronte “Anti Tav”, come ormai viene chiamato. Oltre a Chiellini, arriva la condanna anche dal centrocampista della Roma Daniele De Rossi: “Non giudico Tavecchio ma le cose che ha detto sono gravi, se ora dico ‘mangia-banane’ a un giocatore di colore chi mi squalifica?”. Un altro romanista si è unito alla fronda contro Tavecchio, è il portiere Morgan De Sanctis: “Ci vorrebbe qualcosa di diverso, che noi abbiamo individuato in Albertini. Crediamo che sia la figura giusta per cambiare qualcosa”.

E proprio l’ex centrocampista del Milan Demetrio Albertini non nasconde la sua crescente fiducia in vista delle elezioni per la presidenza della Federcalcio che si terranno l’11 agosto e aspetta impaziente il verdetto della Lega Pro. L’assemblea della componente presieduta da Mario Macalli, in programma domani a Firenze, rappresenta un’altra tappa importante in vista del voto finale. La Lega Pro ha infatti un peso specifico del 17% ed è quindi in grado di spostare in maniera significativa gli equilibri. All’appuntamento non ci saranno né Tavecchio né Albertini. Il primo ha preferito rinunciare per “favorire un dialogo sereno all’interno” della Lega e ha informato della sua decisione Macalli, suo sostenitore, che si è detto d’accordo. La stessa linea è stata adottata da Albertini, che su Twitter ha scritto: “È giusto che facciano delle riflessioni al loro interno”.