Dietro alla sentenza di assoluzione di Silvio Berlusconi, dietro all’apertura di un sentiero alla grazia che arriverà sul tavolo del presidente della Repubblica, esiste un’ombra che non è giudiziaria, ma politica: il patto del Nazareno. I giudici hanno tenuto conto delle carte processuali e, come ampiamente previsto da Marco Lillo su questo giornale, hanno riformato la sentenza di primo grado. E questo non può essere oggetto di discussione: le sentenze si rispettano. Che siano di condanna o assoluzione. Ma l’epilogo politico esiste. E, già nell’immediato, produce una serie di effetti.

Il primo è quello di rafforzare un partito che fino alla lettura della sentenza era sfilacciato, litigioso, quasi allo sfascio. Tutte le anime che all’interno di quel pentolone hanno sempre convissuto, trovano una boccata d’ossigeno, perché fino a quando lui lo vorrà non ci sarà una Forza Italia senza Berlusconi. Basta leggere su twitter i messaggi di gioia, da Stefania Prestigiacomo a Renata Polverini, da un redivivo Renato Brunetta a un Maurizio Gasparri alla ricerca di un cerchio magico perduto. Con Giancarlo Galan a un passo dal carcere, Marcello Dell’Utri nella casa circondariale di Parma e Claudio Scajola ai domiciliari, sembrava tutto finito per i superstiti. E probabilmente lo sarà ugualmente. Ma non si può dire che oggi sia così. Berlusconi non ha mai abbandonato il ruolo di leader del suo partito e oggi è forte come mai era stato negli ultimi tempi. Non c’è Fitto che tenga.

Il secondo effetto sarà sul tavolo delle riforme. Negli ultimi mesi Berlusconi non ha mai reagito ai colpi di Matteo Renzi, lo ha lasciato correre e si è limitato a un quasi tutti sì, forte di un patto di cui nessuno ancora conosce i contenuti. Ma a quel tavolo e su quello che ancora si può modificare, Forza Italia avrà un potere contrattuale diverso. E questo è l’effetto politico più destabilizzante che, in un certo senso, mette fuori gioco la voglia di dialogo dei 5 Stelle. Da domani Renzi dovrà preoccuparsi più di un Berlusconi debordante che non di Luigi Di Maio. I numeri – come ripetono gli esponenti del Pd – in Forza Italia ci sono. E accade nel momento di maggiore debolezza di Renzi, rispedito a casa dall’Europa senza la carta Federica Mogherini, tallonato sulle riforme da Napolitano, circondato da condanne come quella di Vasco Errani, colpevole di falso secondo i giudici, ma ampiamente assolto dal partito che un tempo ripeteva di “non commentare le sentenze”. Quelle altrui, forse. Non le loro. 

Ps. C’è un altro particolare che piccolo non è:  ieri Berlusconi ha fatto pace coi giudici di Milano, ma anche con l’ingegnere Carlo De Benedetti, suo socio in affari per la grande concessionaria di raccolta pubblicitaria sul web.