Non ditelo a Giovanardi, ma da oggi è anche nelle nostre sale: Come fare soldi vendendo droga. Chi la conosce lo sa, la droga costa, e il film non è fantascienza: è un documentario, con illustri e variamente tossicodipendenti testimonial, da Eminem a 50 Cent, “appoggiati” dagli attori libertari Susan Sarandon e Woody Harrelson.

Diretto da Matthew Cooke, How to Make Money Selling Drugs è tutto in salita, ovvero illustra come fare dollari, dollari e ancora dollari scalando da spacciatore di strada a boss di cartello con relativa facilità: il punto di vista è quello dell’insider, l’intenzione è di offrire una guida per lucrare e sopravvivere nella pericolosa catena alimentare degli stupefacenti, la forma è quella del videogame con livelli da superare e gratifiche da conquistare, il gusto quello del neofita che sa di farcela. Insomma, un doc che darwinianamente crede nell’evoluzione dello spaccio: dalle stalle alle stelle, dal grammo di marijuana spacciato all’angolo ai chili di cocaina tradotti a Miami, intercettando, tra le altre, le parabole di 50 Cent, da pusher a rapper milionario, e di Freeway Rick Ross, nato povero cristo e arrivato a guadagnare un milione di dollari al giorno. Giovanardi griderebbe all’apologia di reato, e con qualche buona ragione: arricchirsi è probabile, finire ammazzati possibile, e la domanda non mancherà mai, indi, aspiranti signori della droga fatevi sotto!

Ma Giovanardi non capirebbe l’ironia, pur tagliata con l’accetta per i palati americani, “sottesa” all’operazione di Cooke: se l’ossatura è l’appetibile scalata al successo, la testa del film punta e pensa altrove, ossia a fare la guerra alla guerra alla droga. È il “livello segreto” del documentario, a cui si arriva dopo fumate e sniffate, aneddoti in prima persona, filmati di repertorio e inserti del serial The Wire, con il creatore David Simon che punta il dito contro le politiche federali sugli stupefacenti. Già, il problema è proprio questo: il modo migliore per fare soldi con la droga, sostiene Cooke, è stare dalla parte della legge. E spiega perché, spulciando budget e leggi federali, stigmatizzando le pene spropositate comminate ai pusher e il sovraffollamento carcerario degli States, passando dal proibizionismo che fu alla famigerata Dea (Drug Enforcement Administration) che Nixon costituì negli anni ‘70 sulla scorta del suo credo demente: “Omosessualità, droga, immoralità in generale, questi sono i nemici delle società forti. Per questo i comunisti e la gente di sinistra è a favore di queste cose: cercano di distruggerci”. Povero Nixon, povero chi continua a replicarlo anche alle nostre latitudini, eppure, Come fare soldi vendendo droga non può vantare eccessive virtù: se di bong non se ne vedono, la scoperta è comunque dell’acqua calda, sia sul versante dell’ascesa al potere dei trafficanti che su quello della guerra all’anti-droga.

Non mancano le testimonianze che bucano lo schermo, da Eminem che rischiava di morire all’ex poliziotto Barry Cooper passato sul lato opposto della barricata, ma il film non aggiunge nulla che non si sapesse punto per punto o non si fosse già edotto, quantomeno intuito, da film, serial e letteratura sul tema: cui prodest? Non ai ragazzini che potrebbero abbracciare la causa dello spaccio, non agli adulti che dovrebbero riflettere sulla War on Drugs, non agli spettatori che meriterebbero ben altro trip, e c’è di più: a parte un anonimo di Detroit, gli intervistati sono tutti ex pusher, ex tossici, ex poliziotti a sancire un documentario realizzato col senno di poi. Strategie di marketing a parte, manca anche lo scandalo, quello promesso da un titolo che, il regista Matthew Cook ci perdoni, andrebbe cambiato: Come fare soldi vendendo film.

Il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2014

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