Attacca i giudici, punta il dito contro la magistratura, attacca le toghe. Nonostante le prescrizioni del tribunale e il rischio (solo in teoria) di finire in detenzione domiciliare o peggio in carcere, Silvio Berlusconi non si risparmia frasi forti verso le autorità giudiziarie. L’ultima sparata dell’ex premier è stata registrata al processo contro Lavitola a Napoli: “Magistrati incontrollati e irresponsabili”. Ma da quando il Cavaliere decaduto ed è stato affidato ai servizi sociali il 15 aprile ci sono stati almeno altri cinque attacchi. La sfida alle prescrizioni dei giudici del Tribunale di Sorveglianza (tra le altre, evitare le “frasi offensive” ai giudici) prosegue. Berlusconi ci va giù duro, ma non fa mai nomi e si guarda bene da pronunciare insulti. Non ci sono, come in passato, dichiarazioni che accostano le toghe al “cancro” o alla “mafia”.

Se sull’episodio di Napoli i pm hanno prima annunciato che avrebbero deciso oggi se procedere o meno con l’incriminazione, ma probabilmente lo faranno giovedì. Restano comunque tutti gli altri episodi: una galleria di attacchi e (presunte) gaffe cominciata già all’indomani dell’affidamento in prova. In una intervista al “suo” Tg5 il 19 aprile il leader di Forza Italia aveva definito la sentenza Mediaset “mostruosa. In piena campagna elettorale, con i sondaggi che davano il partito azzurro in caduta libera, era sembrato appunto che fosse il solito spot. Pochi giorni di silenzio o quasi e in un’altra intervista a tutto campo il 28 aprile a Piazzapulita l’ex presidente del Consiglio aveva bollato come “ridicolo” il verdettoIl giorno dopo altro giro televisivo e altro attacco: la sentenza questa volta – in una intervista telefonica – era stata definita un golpe. L’ex Cavaliere ha continuato a giocare sul filo, tra il lecito (criticare una sentenza) e l’illecito (attaccare i giudici): “La sentenza Mediaset è un colpo di Stato, ed è stata utilizzata per cacciarmi dal Senato e rendermi incandidabile per 6 anni e ha tolto il leader del centrodestra e l’unico che riusciva a tenere insieme i moderati”. Solo all’apparenza più soft le dichiarazioni dell’8 maggio: “Di giustizia non voglio e non posso parlare. Per quello che ho subito dovrei essere fatto santo” aveva detto in un messaggio indirizzato ai sostenitori del partito: “Mi hanno aggredito con 57 processi togliendomi serenità. Hanno infangato la mia immagine, hanno attaccato. Ora hanno alzato il tiro, con una sentenza impossibile, attentando addirittura alla mia libertà”.  

E anche il 9 maggio, giorno del suo debutto come volontario tra i malati di Alzheimer dell’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone, Berlusconi aveva di nuovo alzato il tiro commentando la giornata con i fedelissimi: “Il tribunale di Sorveglianza ha eseguito una sentenza politica infondata. Ho fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo e alla corte d’Appello di Brescia”. Poi l’ultimo sfogo, il 19 giugno, a poco meno di 24 ore dall’inizio dell’appello per il processo Ruby: “La magistratura è incontrollata, incontrollabile, irresponsabile e ha l’impunità piena” sbotta Berlusconi per una volta nei panni del testimone mentre il pm di Napoli Vincenzo Piscitelli si alza per protestare e chiedere che non vengano consentite certe affermazioni in un’aula di giustizia. 

Gaetano Pecorella, già avvocato del leader di Forza Italia ed ex deputato Pdl, non crede che l’ex premier verrà incriminato dalla procura di Napoli né che il Tribunale di Sorveglianza revochi l’affidamento ai servizi sociali: “Non credo si configuri un oltraggio alla corte perché era una frase sulla magistratura nel suo complesso, detta centinaia di volte. Fa parte del personaggio politico. Potrebbe configurarsi un vilipendio alla magistratura, ma il codice per quello prevede una multa da 1000 euro. Un procedimento potrebbe dare invece spazio ancora maggiore alla querelle”. Anche la revoca della misura alternativa sembra una ipotesi lontana: “La condizione delle prescrizioni è di non offendere i singoli giudici – ricorda Pecorella al fattoquotidiano.it – Si pone un problema certo che attraverso l’affidamento si deve dar segno via via di una rieducazione. E le frasi sono poco compatibili con un questo processo. Ma ormai si tratta di un cliché poco efficace, un ritornello senza più effetti politici“. 

Anche per Carlo Federico Grosso l’unica questione che si “pone tutta” è l’affidamento ai servizi sociali. Tuttavia censurare “penalmente mi pare troppo” dice il penalista in una intervista. “Quella frase Berlusconi l’ha pronunciata reagendo a un’osservazione del presidente del collegio che lo interrogava. Ebbene, solo se si ritiene che la sua reazione fosse una diretta censura al presidente, allora potrebbe anche, in teoria, prospettarsi l’oltraggio. Di fronte alla possibilità di interpretare in modo diverso le parole di Berlusconi opterei per quella più benevola. Piuttosto – ragiona – al di là dell’oltraggio, si potrebbe individuare, in quelle parole, una carica di vilipendio ai danni dell’ordine giudiziario. Tuttavia qui entreremmo a vele spiegate nel campo dei delitti di opinione e sarebbe ancora più delicato distinguere l’area del comportamento penalmente rilevante da quello della manifestazione del pensiero”. 

“Secondo me – sostiene Pecorella – non è stato un atto difensivo (come ha sostenuto l’avvocato Coppi, ndr), ma un comportamento poco corretto. Un Tribunale avrebbe ripreso chiunque. Che tutto questo possa comportare una incriminazione non ci credo, anche per una questione di opportunità”. Del resto secondo l’avvocato l’ex presidente del Consiglio invece è cambiato rispetto al passato: “Lo dice la scelta del collegio di difesa per l’appello Ruby – spiega il penalista che ritiene la concussione l’imputazione più debole -. Un collegio più tecnico (Coppi e Dinacci) più portato a evitare le polemiche e senza attacchi”. Una scelta che Pecorella, che dice di non sentire più da un paio di anni l’ex assistito, condivide: “C’è stata una presa d’atto che i processi urlati (quelli con Ghedini e Longo, ndr) non hanno portato un bilancio positivo”. Se fosse richiamato in aula tornerebbe a difendere Berlusconi?: “Non avrei motivo di dire no. Bisogna tornare a fare i processi secondo schemi di confronto e non di conflitto”. Ma perché allora l’ex premier non tiene a freno la lingua? “È l’accumulo di un sentimento che è diventato incontrollabile. Ormai è l’ultima battaglia. Quali altri argomenti può spendere? Si è sentito colpito e ha reagito come fanno tutti, anche se un comune cittadino teme la magistratura e lui pensa di essere dotato di una permanente immunità“.