C’è un episodio de I tre moschettieri (Alexandre Dumas, La Pleiade, Gallimard, 1962) che dovrebbe piacere molto a Napolitano. Il cardinale Richelieu incarica Lady de Winter di uccidere il duca di Buckingham che sta preparando la guerra contro la Francia. Milady si preoccupa di quello che le può succedere se scoperta: a cose fatte teme di essere dimenticata dai potenti che l’hanno utilizzata. Così Richelieu le consegna seduta stante un salvacondotto: “Per ordine mio e per il bene dello Stato il latore della presente ha fatto quello che ha fatto”. Tranquillizzata, Milady seduce un fanatico bigotto – Felton – e lo incarica di uccidere Buckingham, cosa che in effetti avverrà.

Chissà se il presidente della Repubblica ha mai letto I tre moschettieri. Certo è che mercoledì ha puntualmente calcato le orme di questo suo ideale predecessore; una stampa e una figura, come direbbe Camilleri.

Al Csm si discute della Procura della Repubblica di Milano: il Procuratore Bruti ha fatto bene a tenersi nel cassetto per qualche mese il fascicolo ESA-Gamberale senza procedere alle dovute iscrizioni e senza assegnarlo all’Aggiunto Robledo, capo del gruppo dei reati contro la Pubblica amministrazione? Ha fatto bene a ordinare a Robledo di non procedere all’iscrizione nel registro degli indagati Podestà, che aveva fatto raccogliere firme false per la lista Pdl alle Regionali del 2010? Ha fatto bene ad ammonire Robledo ricordandogli di non aver utilizzato i suoi poteri di correntocrate di Md per impedire la sua nomina ad Aggiunto? E Robledo ha fatto bene a non accettare gli ordini del suo capo, a denunciarlo e a rivelare tutto questo verminaio? Chi deve essere trasferito d’ufficio? L’uno, l’altro, tutti e due? Ci sono illeciti disciplinari? Se sì, chi li ha commessi?

Il vicepresidente del Csm Vietti (il presidente è, lo dice la Costituzione, il presidente della Repubblica) interviene nel dibattito: “Sappiate che Napolitano mi ha inviato una lettera in cui ricorda che nel 2006 c’è stata una riforma dell’Ordinamento giudiziario a seguito della quale le prerogative e i poteri del Procuratore capo sono stati ampliati. Ora egli è gerarchicamente sovraordinato ad Aggiunti e Sostituti. Non vi dico di più perché la lettera è riservata”. Sconcerto tra i componenti del Csm: “Noi conosciamo benissimo l’ordinamento giudiziario, la riforma del 2006 e quali sono i poteri dei Procuratori. Napolitano sa che noi li conosciamo. Dunque che significa questa lettera? Se il presidente vuole esprimere il suo pensiero sulla pratica in questione, dove appunto si discute se Bruti ha fatto un uso corretto dei suoi poteri, perché non viene qui e non ce lo illustra? O, quantomeno, perché lei – vicepresidente Vietti – non ci legge per intero la lettera, consentendoci di conoscere le preziose opinioni dell’illustre presidente?”. “Riservata è e riservata resta”.

Come spesso dice e scrive Bruti, intelligenti pauca; che vuol dire che le persone intelligenti capiscono al volo. E, in effetti, tutti capiscono tutto. Napolitano al Csm non ci va perché altrimenti dovrebbe motivare il suo appoggio a Bruti; e – considerata l’opinabilità (per non dire altro) di certi suoi comportamenti – la cosa potrebbe essere imbarazzante. Però i consiglieri sappiano che lui è dalla parte di Bruti; e si regolino di conseguenza. “Per ordine mio e per il bene dello Stato”, appunto.

Il Fatto Quotidiano, 20 giugno 2014