Il patron dell’Italia, Matteo Renzi, promette ai suoi concittadini un contentino – e così vince le elezioni!

Le riforme in Italia sono tanto affascinanti quanto il suo paesaggio: ogni dipendente riceve, al netto, in busta paga 80 euro in più al mese, proprio dallo Stato. Il miracolo si è avverato martedì scorso! Come promesso, ogni dipendente si è visto accreditato in busta paga 80 euro in più. Avanti così, ogni mese, fino alla fine dell’anno; ossia un contributo di 560 euro netti da parte dello Stato, esente imposte. La cassa depositi e prestiti paga, i datori di lavoro anticipano per poi detrarre questi importi dai contributi che versano ai lavoratori. Questo riguarda i contribuenti con un reddito annuo compreso tra 8.145 e 24.000 euro.

Questo regalo da parte dello stato rappresenta senz’altro una riforma. Renzi infatti vuole ridurre i contributi sociali che creano la differenza tra il lordo e il netto in busta paga. I lavoratori dipendenti non si rendono più conto degli oneri che si sono accumulati durante gli anni a carico dello stato sociale. Sarebbe stato meglio che i datori di lavoro avessero potuto dedurre tale importo di 80 euro dai loro oneri contributivi – per poter così assumere più operai. Ma la corrente di sinistra del partito non avrebbe accettato tale soluzione.

Al contrario, l’ulteriore forza d’acquisto, rappresentata da un maggior importo netto in busta paga, sembra essere la soluzione migliore per l’ala sinistra del partito: spendere di più, basta con l’austerità. Renzi ha promesso al Paese di intervenire a Bruxelles per far accettare tale cambiamento di rotta, dopo la vittoria record alle elezioni europee, dove ha conquistato il 40,8% dei voti. Non insistiamo sul fatto che tale trionfo sia stato forse acquistato anche al prezzo dei citati 560 euro. I primi 80 euro, come d’obbligo, sono stati versati due giorni in ritardo; lo stile va rispettato, in Italia!

Una ulteriore conseguenza di tale contributo viene orgogliosamente addotta come una riforma. Pensiamo a quegli imprenditori che hanno assunto personale in nero. Si rigirano preoccupati nel letto, meditando se mettere in regola i propri lavoratori, per ottenere il pagamento del premio di 560 euro, accollandosi però le sanzioni previste, o finanziare loro direttamente tale aumento di salario. È possibile che i lavoratori vengano perlomeno messi in regola d’ora in poi. Renzi vuole infatti rendere definitivi questi aumenti a partire dal 2015, per l’importo ulteriore di euro 960 all’anno per ogni dipendente. Il Senato però non collabora. Questa annaffiata di denaro viene resa possibile solo da un mero decreto legge, da parte di un governo che si è instaurato grazie ad un colpo di mano all’interno del partito di maggioranza e che si ritiene legittimato a seguito del risultato elettorale delle elezioni europee.

Sul carro del vincitore salgono tutti volentieri; gli altri baroni del partito assicurano il proprio supporto,  l’anziano capo dello stato è commosso, persino Silvio Berlusconi, spennacchiato dagli elettori e dai tribunali, ha offerto il suo sostegno a favore delle previste riforme. Ha in particolare appoggiato la riforma elettorale, che verrà definita per metá giugno. E allora, sono in molti a pensare, che l’anno prossimo Renzi indirá nuove elezioni, soprattutto se nel frattempo incontrerà resistenze contro la sua attivitá. A tal scopo gli saranno utili le riforme “annaffiatoio”, p.e. la promessa di elargire l’aumento mensile di 80 euro anche ai pensionati; promessa che gli garantirà una ulteriore vittoria elettorale. Nel paese di Machiavelli, dove i politici camminano con coltelli nella schiena piantati dai loro stessi amici, sarebbe necessaria una forte posizione di potere per riuscire a realizzare riforme serie.

La riforma del diritto del lavoro é assolutamente necessaria, dice Renzi, lo dicono anche gli economisti e il buon senso. Dagli anni 70, l’articolo 18 del Codice del Lavoro praticamente impedisce ogni licenziamento; perció nessun imprenditore assume volentieri nuovo personale. Se si rendono necessarie nuove assunzioni, vengono stipulati contratti a tempo determinato oppure i lavoratori vengono assunti in nero. I vertici sindacali già ora stanno protestando, ma Maurizio Landini, il capo della Fiom, con coraggio dice alle dimostrazioni in piazza: L’articolo 18 è già morto. Ecco che spunta un altro riformatore.

Anche Machiavelli si sarebbe compiaciuto. In veritá, l’aumento del netto in busta paga a pioggia per tutti i dipendenti rappresenta finora l’unica riforma di Renzi. L’incremento del già enorme indebitamento statale di soli 10 miliardi di euro all’anno risulta ancora modesto e dimostra che lo Stato ha veramente a cuore il benessere dei suoi cittadini, come avvenne negli anni 50 anni. Un’arma efficiente per chi è a caccia di voti nelle prossime elezioni, ma se una tale depravazione del costume politico avesse successo, chi se ne vergognerebbe più? Solo un pignolo si preoccuperebbe … ma, fermi tutti.

Il sindacato della stampa svizzera, Syndicom, ha denunciato il gruppo editoriale svizzero della NZZ [Neue Zürcher Zeitung quotidiano svizzero ndt] argomentando che l’orario di lavoro dei giornalisti non viene attestato, p.e. timbrando il cartellino. Gli orologi marcatempo dovrebbero essere messi in redazione e  per questo articolo io avrei giá superato il tempo, quindi stop. La Svizzera possiede un diritto del lavoro molto più flessibile dell’Italia, disoccupata e in crisi. Almeno apparentemente. Avanti tutta quindi, decenni piú tardi a copiare gli errori degli altri, con le conseguenze sotto gli occhi di tutti.   

Articolo originale di Beat Kappeler apparso su NZZ l’ 1.06.2014

Traduzione di Roberto Tissino e Claudia Marruccelli per ItaliaDallEstero.info