Otto miliardi e mezzo di euro. A tanto ammonta il fiume di soldi sporchi generato attraverso le macchinette da gioco illegali. Oltre il 20 per cento degli incassi ufficiali del settore. Una cifra pari alle entrate erariali relative a tutti i giochi per l’anno 2012, e che pare destinata a crescere, trainata dall’espansione del mercato del gioco legale. “Se lo Stato italiano assumesse finalmente consapevolezza dell’ampiezza del fenomeno si troverebbe oggi ad fronteggiare un grave problema” è la denuncia della Consulta Nazionale Antiusura, che ha presentato un’inedita ricerca sulla presenza della criminalità nel mercato del gioco d’azzardo.

La cifra del “sommerso” che transita attraverso le macchinette da gioco è stata calcolata dal sociologo Maurizio Fiasco, tra i massimi esperti in Italia sul tema. Il suo studio, pubblicato dalla Consulta Nazionale Antiusura, calcola il “nero” del gioco su tutte le province italiane, ricavandone cifre allarmanti: le sole province di Roma e Napoli hanno un giro “in nero” che supera, in ognuna, il miliardo e mezzo di euro. Seguite da Milano e Torino, rispettivamente con più di 800 milioni e 500 milioni di euro. Poi seguono Palermo, Caserta, Genova e Bari. “Quel che si è voluto documentare è l’indubitabile e imponente esistenza nell’area di anomalie” è scritto nella relazione. E lo si è fatto per un settore particolare, quello delle Newslot e delle Vlt (Video Lottery Terminal). Distribuite ormai a macchia d’olio negli esercizi pubblici e spesso oggetto di manomissioni.

“Le macchinette rappresentano l’azzardo più diffuso: ancora negli anni 2012 e 2013 hanno “dominato” con il 56 per cento della spesa lorda registrata su tutto il mercato del gioco” si legge. Si tratta di 49 miliardi e 700 milioni di euro, transitati attraverso 420mila esemplari di slot machine nell’anno 2012, e di 47 miliardi e 607 milioni nell’anno 2013. Le macchinette sono la fetta più grande dell’offerta “commerciale” più diffusa nel paese: l’azzardo appunto. Esattamente 161.252 differenti “sportelli”, dei quali 7.346 costituenti strutture specializzate e dedicate, in cui si volatilizza, in media, oltre un euro su dieci tra quelli spesi dalle famiglie. Un giro da 88,5 miliardi per il solo anno 2012.

Ma queste sono le cifre ufficiali. Poi c’è il sommerso. Rispetto ai quasi 42 miliardi di euro transitati nel 2012 dalle macchinette, ben 8,6 lo hanno fatto senza che nessuno se ne accorgesse. O se ne volesse accorgere. “È sorprendente constatare che su un fenomeno così rilevante – anche solo restando ai numeri della sua “contabilità” generale – non sia disponibile alcuna analisi economica della Banca d’Italia” denuncia Fiasco. “Perdura l’assenza degli osservatori più qualificati ai quali sfugge questa schiacciante ‘evidenza invisibile‘ di un Paese che riversa sull’economia dei ‘consumi senza uso’ una quota impressionante del suo reddito privato”.

Così, chi vive in provincia di Napoli, pagherà in media 500 euro all’anno in gioco “sommerso”, in provincia di Reggio Calabria 445, in provincia di Roma 374 e così via. Un fenomeno che non si arresta affatto con la diffusione del gioco legale, ma che anzi cresce di conseguenza, in un tandem per cui il successo delle operazioni di marketing del secondo finisce per riflettersi sull’espansione dell’altro. “A dispetto di un’argomentazione pubblica – proposta nella sua grossolanità ogni volta che si è lanciato un nuovo tipo di azzardo autorizzato – lo spazio delle forme delinquenziali di alea si è dilatato proprio insediandosi nell’organizzazione dell’azzardo ‘ufficiale’, che l’advertising dei Monopoli e dei Concessionari hanno sempre certificato come ‘sicuro’ e ‘responsabile’”, continua la relazione.

Ma lo Stato è il primo ad essere dipendente dal gioco, e questo condiziona inevitabilmente ogni sua scelta. Appare chiaro anche dalle parole del viceministro di Economia e Finanze Enrico Morando, che è intervenuto l’11 giugno a un convegno organizzato da Unigioco. “Il Governo è impegnato a predisporre una bozza di decreto delegato. I principi di delega sono chiari, e anche gli obiettivi: costruire un equilibrio economico tra gli interessi di un settore che ha rilievo persino al di là del tema rilevante gettito erariale, e problemi sociali che stanno sorgendo e che sono legati al gioco”. Ovvero bisognerà cercare di tenere insieme capra e cavoli, i problemi di bilancio e il diffondersi delle ludopatie.

I tempi promessi saranno comunque celeri. “Sono brevi, per l’impatto finanziario che ha questa materia” ha precisato il vice ministro. “Il testo potrebbe arrivare entro la sessione di bilancio 2014, in modo da entrare in vigore nel 2015″. “Penso che effettivamente la diffusione del gioco sia da tenere sotto controllo soprattutto quando rischia di essere accesibile ai minorenni e se fa nascere malattie sociali difficili da contrastare” ha poi aggiunto Morando. “Ma va detto che il gioco ha portato alla nascita di un settore industriale e d’altra parte il proibizionismo potrebbe rendere più problematico il controllo di certi fenomeni”. Fenomeni che continuano a proliferare indisturbati.