“Come abbiamo ripetuto in campagna elettorale e nella relazione programmatica, questa amministrazione vuole contraddistinguersi per le cose fatte. Uno dei primi impegni presi,…, fu quello di sbloccare la problematica relativa al Museo delle Macchine da Festa e della Cartapesta e, in tempi brevi, siamo riusciti a farlo, nella speranza che, da ora e nelle cadenze stabilite, i lavori possano proseguire senza intoppi”. Era il luglio 2009 quando Geremia Biancardi, allora Sindaco di Nola, pronunciava queste parole piene di speranza. Ed infatti solo pochi mesi più tardi i lavori, furono ripresi. Sfortunatamente, mai portati a termine. Così sul tavolo dell’appena riconfermato sindaco del paese dell’hinterland napoletano, continua a rimanere un cospicuo faldone contenente la documentazione dell’opera tante volte annunciata, almeno due volte avviata, incredibilmente sospesa. Da troppo tempo abbandonata.

Una storia piena di contraddizioni quella di Nola. Come generalmente accade, una vicenda senza fine che nonostante continui, nella fisicità triste dell’abbandono, a mostrarsi, sembra essere stata quasi rimossa. Che nonostante la sua centralità anche topografica, sembra essere stata marginalizzata.

Per rendersene conto è sufficiente raggiungere il vecchio impianto sportivo comunale, nella zona nord dell’abitato, tra la ferrovia e le regie caserme della cavalleria borbonica, realizzate da Ferdinando Fuga nel XVIII secolo.

nola-museo-della-cartapestaUn’occhiata dall’esterno offre le prime indicazioni sul quel che aspetta a chi si inoltra. Intorno al vecchio muro di recinzione della struttura sportiva, pneumatici, scarti di lavorazione edile, elettrodomestici di differente tipologia e sacchetti di immondizie. Tanti. Sempre. Varcata, con facilità, la soglia, la vista si perde. Su un lato ci sono le vecchie tribune, su quello opposto lo scheletro in legno lamellare di una struttura rimasta incompleta. Nell’area del vecchio terreno di gioco, i resti della fortificazione militare di età vicereale, probabilmente mai completata e, comunque, in gran parte distrutta per realizzare l’antistante Piazza d’Armi alla fine del XVIII secolo. Riconoscere le strutture antiche non è agevole. Le vecchie trincee di scavo quasi colmate dal terreno. Obliterate dalla vegetazione infestante che ricopre per intero anche quel che si conserva dei muri. Tra le costruzioni in sospeso e le testimonianze del passato c’è una florida discarica a cielo aperto. Costituita da rifiuti urbani e speciali, come ha più volte denunciato il gruppo locale “Rifiutarsi”. Si possono individuare quantità enormi di rifiuti, montagne di polistirolo, sedie di plastica, materassi, frigoriferi, vecchi televisori, monitor informatici, materiale elettrico, barattoli di pittura, solventi, pneumatici e cumoli di scarti di lavorazione edile.

Tante le denunce e le segnalazioni. Con diverse associazioni locali coraggiosamente impegnate in una lotta quasi impossibile. Con il Forum Ambiente Area nolana a raccogliere e rilanciare dal 2012, la irrisolta criticità. Perfino un’interrogazione parlamentare, nel novembre 2013, indirizzata al ministro dell’economia e delle finanze Saccomanni e a quello dei Beni Culturali, Bray, da parte di alcuni senatori del M5S. Oltre ad un’interpellanza dei consiglieri del Pd all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Comunale.

La questione è rimbalzata anche sulle cronache dei media nazionali. A quel che sembra, inutilmente. Eppure lì, all’interno di quel vecchio campo di calcio si mescolano incapacità e miopia di una politica inadeguata. La posa della prima pietra del Museo nell’aprile 2008, preceduta dalle consuete indagini archeologiche. Soprattutto, “assicurata”  da un finanziamento della Giunta regionale della Campania di 4.560.000 euro, all’interno dell’accordo di programma quadro “Infrastrutture per i sistemi urbani”. Il progetto di un Museo per le macchine da festa e della cartapesta, dell’arch. Gennaro Matacena, rivisto dopo le scoperte, prevede un corpo principale su un’area di 650 mq., l’allestimento di uno spazio multimediale, con aree verdi di 5.000 mq., zone di accoglienza per i visitatori e, naturalmente, parcheggi.

nola-museo-cartapestaI lavori, interrotti per poi essere ripresi nell’ottobre 2010. Con il sindaco che trionfalmente annuncia l’avvio del cantiere. Sembra la volta buona. Non è così. I lavori nuovamente interrotti. Si arriva all’ottobre del 2013, quando nell’ambito dei Por Campania Fesr 2007-2013 “Iniziative di accelerazione della spesa”, viene presentato al Ministero delle Infrastrutture il progetto dell’arch. Gaetano Fusco per un importo di 7.129. 243,46 euro finalizzato alla realizzazione della “Scuola di formazione e botteghe artistiche”. Insomma, accantonato il Museo, avanti con le botteghe. Che stando al progetto iniziale avrebbero dovuto far parte di una vera e propria cittadella della Cartapesta. Per adesso, continuano a mancare sia l’uno che l’altro. Al punto che qualcuno ipotizza che sia preferibile chiudere la vicenda. Poco prima della fine dello scorso anno uno dei protagonisti della querelle nolana, l’arch. Fusco, ha affermato di aver ascoltato “un’intervista del Sindaco Biancardi in cui afferma che lui, a Piazza D’Armi, ci rimetterebbe lo stadio al posto di quell’esoscheletro. Dopo 10 anni? Dopo i tanti soldi che sono stati bruciati per nulla? Secondo me la Corte dei Conti dovrebbe indagare sullo sperpero di denaro per cercare di realizzare quest’opera”. 

Il rischio è che quello spazio, nel quale archeologia e architettura avrebbero potuto scrivere una nuova storia, continui ad essere impropriamente utilizzato come discarica. Il timore che la città nella quale l’anfiteatro laterizio rischia di essere sommerso dalle acque di falda e nella quale si seppelliscono i villaggi protostorici, faticosamente scoperti, preferendo sostituirli con delle copie, stia inseguendo uno sviluppo sbagliato, sembra reale. La possibilità che all’abbandono per così dire “storicizzato” di alcuni immobili se ne aggiunga molto altro, concreta.

Così a Nola la programmazione, la visione di quel che potrà essere la città, sembra una questione marginale. Ma da quel che si vede molti non sembrano accorgersene. Ancora.