-È bella pesante.
-Ecco perché assumono uomini. Ehi, non ti morde mica, sai. Sembri Keith Richards con un bicchiere di latte caldo!

La battuta rock per la sua pistola in mano a Walter dal cognato bullo di famiglia e agente DIA era tutto un programma nel primissimo episodio. Ma è già storia: Breaking Bad, la serie made in Usa che ha collezionato Emmy e proclamazioni come miglior serie di sempre, si è chiusa lo scorso settembre al di là dell’Oceano. Quattro stagioni, più la quinta chilometrica divisa in due e un finale definitivo (o forse no), che fanno infervorare ancora i fan sui social come fuori, hanno portato alla Breaking Bad Night di Roma che ho voluto vedere con i miei occhi.

Walter White è il professore di chimica ad Albuquerque che, dopo aver appreso di avere un cancro, diventa “chef” di metanfetamine per assicurare a colpi di dollari e spaccio un futuro economicamente sicuro per moglie e figli. Gli appassionati delle sue gesta hanno scelto dal web un episodio per ogni stagione, e come per magia mamma Universal li ha, anzi ci ha accomodati tutti in una grande sala nel centro di Roma per una proiezione/maratona.

«Né Alida né io sapevamo come sarebbe evoluto Walt “Heisenberg” White». È iniziato così uno degli interventi tra un episodio e l’altro di Stefano De Sando, doppiatore di Bryan Cranston, il protagonista, e voce arcinota di Robert De Niro, James Gandolfini, Ben Kingsley, John Goodman e una tonnellata di altri attori di grosso calibro, con la direttrice di doppiaggio della serie Alida Milana: gli ospiti speciali della BBNight. «Un personaggio così, se preso con umiltà e semplicità, con la sua notizia ferale di avere due anni di vita e che decide, da genio qual è, di concepire qualcosa che potesse aiutare la famiglia, non poteva mai farci immaginare ciò che sarebbe diventato alla fine del sesto anno. Quindi va preso porzione per porzione, poco per volta». E centellinando il suo attore anche con un reading sul copione si è lanciato in un siparietto da strip improvvisato per farsi uscire dalla camicia la t-shirt fregiata con il calvo antieroe della AMC.

Tra il 2008 e il 2013 il canale americano ha trasmesso le avventure chimiche del professore malato e trafficante, mentre i suoi orfani italiani ne hanno rigustato formule, trovate, bugie e ammazzamenti con l’emozione inedita del grande schermo nell’anteprima blu-Ray del cofanetto di prossima uscita. Un linguaggio seriale ma fortemente filmico che al buio diventa emozione al quadrato, merito anche di una sceneggiatura d’acciaio quanto imprevedibile, fatta di piccoli spoiler iniziali e fantasiosi a introdurre ogni episodio. Scelta opposta al solito riassunto imperante. È il caso di Dexter, il serial killer gentiluomo con la sorella poliziotta che sulla sponda Showtime ha dominato lo share quasi parallelamente (tra 2007 e 2013) spartendosi il pubblico a stelle e strisce con BB durante un lustro di sabati e domeniche.

Cranston è da firmamento, affiancato dal giovane Aaron Paul, altrettanto incisivo come socio ed ex-studente del signor White: una coppia che è già pietra miliare. Prodotto d’entertainment sfociato in uno Scarface del terzo millennio elevato a GTA (il videogame Grand Theft Auto), e con un protagonista che parte come il George McFly di Ritorno al Futuro, in una serie speculare a Dexter.

Walt ammuchia dollari, Dex cadaveri. Il filo comune è l’intreccio vita/morte. Per Dex si gioca come assassinio al fine del proprio benessere. Per White il motore è la salvezza della famiglia fusa al business della droga per supplire economicamente alla sua morte. E poi c’è il tumore, il Passeggero Oscuro a complicare le cose, anzi a scatenarle. Entrambi con una doppia vita segreta e con un parente in polizia. Determinati, furbi e fortunati anche nella sfortuna. Amati da donne che non ne capiscono i misteri, ma una tradisce e l’altra muore. Solitudine antieroistica che disintegra il modello di eroe positivo, come del resto questi anni ci impongono da più direzioni.

Anche se Walt “trova un amico e ci trova un tesoro” come il Bud Spencer che minacciava Hill: «Non c’è cattivo più cattivo di un buono che diventa cattivo!». Sarà. Ma Dexter Morgan e Heisenberg da questo punto di vista si compensano creando un nuovo totem per l’immaginario globale: buoni cattivi, ma tutto sommato buoni.

La santificazione avrà funzionato? Il modello verrà replicato? E come? Forse si: anche senza tute gialle, ma spesso incravattati, qui c’è una “Gomorra” di “Romanzi Criminali”