I grandi scandali di questi giorni, dall’Expo al Mose, come vediamo coinvolgono esponenti del Pd e di Forza Italia. È naturale credere che notizie di questo tipo destabilizzino gli elettori dei partiti coinvolti, che indignati davanti a tanta corruzione potrebbero decidere di non votarli più. Magari ai ballottaggi di domenica.

Ma non è così e non lo è mai stato. Lo abbiamo visto ancora recentemente: dopo gli arresti di Greganti e Genovese, il loro partito, il Pd, ha ottenuto risultati eccezionali alle europee. Per non parlare di Berlusconi che, conoscendo il meccanismo che vedremo fra poco, punta proprio sui suoi guai giudiziari per prendere voti.

Anche leggendo i commenti degli utenti agli articoli che parlando di questi fatti, su questo sito e sui social network, vediamo che gli elettori dei partiti coinvolti difendono a spada tratta i loro rappresentanti arrestati o indagati, rafforzando, anziché perdendo, la fiducia che hanno in essi.

Perché avviene questo? Seppur possa sembrare strano, è normale dal punto di vista psicologico. Quello che avviene nelle menti di questi fedelissimi elettori è conseguenza della cosiddetta dissonanza cognitiva (Festinger, 1957).

Una cognizione è un’idea che ci siamo fatti di qualcosa, una credenza -in questo caso su un partito politico- che ci siamo costruiti nel tempo. Le cognizioni sono di ogni tipo. Per esempio il fatto che vi piace il caffè, che uccidere è sbagliato, che aiutare chi è in difficoltà è un atto generoso.

Le persone gradiscono le cognizioni consonanti, cioè collegate tra loro. Per esempio ci aspettiamo che una persona gentile faccia dei regali; che premendo il pedale dell’acceleratore l’auto acceleri; che un vetro che si frantuma sul pavimento faccia rumore. Il fatto che le cognizioni siano consonanti è vitale per la nostra salute mentale.

Capita tuttavia di trovarsi a volte di fronte a cognizioni dissonanti. Sono tali quando l’una nega l’altra o la squalifica in modo insostenibile. Capita per esempio quando una persona che consideravamo “inoffensiva” viene arrestata per omicidio; quando riceviamo un rimprovero dopo un lavoro ben fatto o vediamo premiare un atteggiamento riprovevole.

Di fronte a tali dissonanze proviamo un forte disagio, una sgradevole tensione, che prende il nome di dissonanza psicologica.

È una sensazione talmente frustrante che la nostra mente ha bisogno di attivare una sorta di protezione per non farci soffrire. E qui veniamo al problema.
Pur di non affrontare la rabbia, la frustrazione e i sentimenti negativi che comportano il prendere atto che le nostre credenze erano sbagliate, che abbiamo dedicato tempo e attenzione a progetti che si sono rivelati diversi da come li credevamo, preferiamo piuttosto non vedere la dissonanza e credere a qualsiasi cosa possa in qualche modo giustificarla alleviandola. Anche alla più assurda, come “Orsoni non è del Pd“.

Queste giustificazioni che ci fanno sembrare la dissonanza meno dissonante, sono come acqua fresca per la nostra mente. Credendo ad esse possiamo evitare il tragico crollo di tutte le nostre credenze.

A volte una vocina interiore ci avvisa che questi alibi potrebbero essere bugie, facendo nascere in noi dei dolorosi dubbi. Così, per rafforzare la nuova credenza, cominciamo a diffonderle, a parlarne con convinzione. Da qui il bisogno degli elettori di difendere pubblicamente, online e fra i conoscenti, gli indagati e i condannati e di giustificare i partiti coinvolti.

La dissonanza cognitiva è alla base di tutti quegli atteggiamenti che spesso finiscono per “ismo”, come il berlusconismo e il renzismo. È il credere e lo giustificare incodizionatamente qualcuno sul quale abbiamo puntato troppo per poter mandare tutto all’aria. Ne abbiamo esempi anche tra i fedeli di molte religioni. Un esempio italiano è la negazione di certi cattolici riguardo gli atti di pedofilia nella chiesa o dei nostalgici del ventennio relativamente ai crimini del fascismo.

Renzi, più degli altri, riesce a mantenere intatta la sua immagine nonostante le tempeste giudiziarie che travolgono il partito del quale è segretario. Oltre a beneficiare dei meccanismi psicologici accennati, ci mette del suo. Grazie a una comunicazione che porta avanti da anni, Renzi riesce ad essere il leader di un partito al quale nessuno lo associa direttamente.

La “rottamazione” del Pd, seguita dal “cambia verso”, il non utilizzo del simbolo del partito nella prima parte della sua salita e altri elementi, fino all’immagine personale, hanno contribuito a creargli uno scudo e la separazione dai fattacci del partito (per approfondire la strategia comunicativa di Renzi scarica il mio eBook dedicato).

Ora, se ti aspettavi che gli elettori dei partiti coinvolti negli scandali potessero cambiare idea solo per questo, sarai deluso dal leggere che così non sarà. Ma forse stai già cercando delle ragioni per continuare a sperarlo. In tal caso stai attento, sei vittima anche tu della dissonanza cognitiva!