Ho ricevuto anche io l’invito a firmare una petizione affinché Barbara Spinelli accetti l’elezione al Parlamento Europeo, non la firmerò e credo che valga la pena analizzare pubblicamente questa singolare e delicata vicenda.

Do per scontato che i lettori sappiano che Barbara Spinelli è stata tra i promotori e gli iniziatori della lista Tsipras. Che non era prevista tra i candidati, essendo tra i garanti. Che aveva poi accettato di essere candidata “per metterci la faccia” aggiungendo però che non avrebbe fatto la europarlamentare. E, aggiungo, che anche in virtù di questo ruolo di traino non realmente in competizione, è stata capolista in ben due circoscrizioni, il centro e il sud (nella nuova buona politica non si dovrebbe più fare, di candidarsi in più circoscrizioni). Ovviamente è risultata eletta in ambedue le circoscrizioni. Primo dei non eletti al Centro è Marco Furfaro, 34 anni, responsabile Ambiente di Sel. Prima dei non eletti al Sud Eleonora Fiorenza, 37 anni, femminista di Rifondazione.

Si dava per scontato che sarebbero entrati al Parlamento Europeo, realizzando un triangolo “perfetto” con l’indipendente Curzio Maltese, eletto al Nord Ovest, subentrante al rinunciante Moni Ovadia. Ovadia ha confermato la rinuncia, la Spinelli no.
Eppure i motivi per confermare la rinuncia sarebbero molto semplici e chiari.
Il primo – grosso come una casa, forse troppo banale – è che non si rinnega una parola data, soprattutto in materia di seggi e “poltrone”. Sono convintissimo che la Spinelli non lo farebbe per un improvviso poltronismo, ma nell’Italia di oggi, con le semplificazioni e anche le malignità imperanti, si fa davvero brutta figura a cambiar idea così clamorosamente, solo perché qualcuno te lo chiede (questa raccolta di firme, comunque, è una iniziativa politica di un gruppo, non una irruzione popolare). Il secondo motivo è che la Spinelli si troverebbe a questo punto a dover scegliere chi viene eletto e chi viene escluso, tra Furfaro e Forenza, tra due giovani che hanno almeno 30 anni di meno di età e almeno 10 anni di militanza politica diretta in più. E anche questa, di questi tempi, non è una bella parte.

Il terzo e quarto motivo intrecciati sono che i due candidati tra i quali Spinelli dovrebbe scegliere sono rappresentativi uno di Sel e una di Rifondazione, per i quali (partiti) una presenza diretta al Parlamento Europeo è importante mentre lei stessa, Barbara, per la sua visibilità e autorevolezza intellettuale non ha bisogno di sedere nell’Europarlamento per continuare a influenzare la lista Tsipras. 

Dietro a chi sta spingendo la Spinelli in questa più che problematica direzione ci sono il sentimento e la volontà di sbaraccare sia Sel che Rifondazione per dare rapidamente vita al nuovo soggetto politico derivante dal relativo successo della lista Tsipras. In particolare c’è la irritazione perché in Sel si è riaperto il dibattito sul rapporto col Pd. (Ma era inevitabile, col Pd al 40% e una minoranza di Sel che era contraria alla lista Tsipras..) C’è già chi si spinge a dire che non solo la posizione della “destra”Sel ma anche la posizione di Vendola (“ll nostro orizzonte è l’alleanza con il Pd a condizione che si ricostruisca un profilo di cambiamento. Renzi ha vinto e la sua vittoria non cambia la qualità di questo governo…”) sarebbero incompatibili col progetto de l’Altra Europa. In realtà tra tutti gli elettori dell’Altra Europa c’è una convivenza intrecciata di sentimenti, non una divisione netta, tra chi vagheggia un ritorno dell’alleanza tra Pd e sinistra radicale, e chi sogna una Syriza italiana,o un 5 stelle “politicamente corretto”. Non è un nodo che si possa sciogliere a priori, dipenderà dalla situazione. Mentre si sta dimenticando un altro nodo che andrebbe quello sì sciolto a priori, quello di coinvolgere i Verdi Europei, che con la loro lista di “disturbo” italiana han rischiato di far perdere il quorum alla Tsipras, ma che a Strasburgo contano ancora più del Gue.

In questo contesto verrà  la scelta della Spinelli. Se l’idea è quella di tener fuori Sel dal Parlamento Europeo per meglio forzarla a sciogliersi nel nuovo soggetto unitario si rischia molto probabilmente di ottenere l’effetto opposto. Nonostante il suo indebolimento Sel ha appena eletto consiglieri in Abruzzo e Piemonte, non ci sono difficili elezioni alle porte che la pressino. Il successo della lista Tsipras si può tradurre in qualcosa di nuovo e italiano e unitario se si lavora con pazienza e capacità seduttiva, non se si usa la Spinelli come una incoerente clava (mi si perdoni il paradosso) producendo solo nuovi arroccamenti.