Dalle carte dell’inchiesta sugli appalti di Expo 2015 emerge l’interesse rivolto dalla “cupola” Frigerio-Greganti-Grillo verso la Sogin, società di Stato partecipata al 100% dal Ministero del Tesoro e incaricata della realizzazione del deposito nazionale definitivo dei rifiuti radioattivi e dello smantellamento degli impianti nucleari dismessi. Le indagini scoprono purtroppo tutta la permeabilità del settore ad azioni di corruzione, tanto abituali nel campo delle grandi opere.

Secondo un articolo apparso sulla Stampa, che riporta le intercettazioni sotto inchiesta da parte dei pm milanesi, Frigerio, Greganti e Grillo non si sono limitati a pilotare 98 milioni di euro finiti a Maltauro e Saipem per la costruzione di depositi di scorie nucleari, ma hanno manovrato per nominare in posti chiave della società pubblica un loro uomo – Alberto Alatri, sponsorizzato dall’intraprendente sindaco di Caorso – al fine di assegnare un appalto da un miliardo e mezzo per operazioni nel sito nucleare del piacentino.

Ora il nuovo CdA della Sogin corre ai ripari, annunciando la sospensione di 4 dirigenti, già avvenuta, secondo il comunicato diffuso, in seguito ad una “Due Diligence” avviata dall’amministratore delegato di ultima nomina.

Ma la società è da tempo esposta a forti polemiche e ha una storia tutt’altro che irreprensibile e agevolmente riconducibile alla mancanza di trasparenza che ha sempre accompagnato le operazioni nel settore nucleare.

La Sogin ha finora svolto attività volte alla realizzazione e ristrutturazione di alcuni depositi temporanei di rifiuti radioattivi e alla demolizione di vecchi fabbricati. Ma le dimensioni finanziarie complessive racchiuse nella sua “missione” vanno da 3 a 5 miliardi di euro. Quindi si tratta di un’opera pubblica di dimensioni consistenti e non si può trascurare che nel corso di 10 anni l’azienda ha accumulato ritardi nei lavori che sono arrivati fino al 170%, mentre i costi preventivati sono più che raddoppiati.

Una missione svolta con dubbia produttività, che ha consentito una gestione assai più privata che pubblica e che ha avuto nei governi Berlusconi sostenitori molto attivi. A questo si aggiungano le operazioni di collocamento di personale politico e la libertà d’azione consentita all’ex generale Carlo Jean, impegnato in Russia in azioni di supporto allo smantellamento dei sommergibili nucleari ex sovietici (di fatto tuttora un buco nero).

Su tutta la vicenda del nucleare siamo oggi in una fase delicata di passaggio e le attuali inchieste dei magistrati fanno sperare in un intervento molto netto del Parlamento per dar corpo ad una ristrutturazione profonda nel settore della sicurezza, con l’obiettivo di creare un sistema efficiente, in grado di gestire lo smantellamento degli impianti, anziché perpetuare lo status quo.

È uscito in queste settimane il decreto legislativo di recepimento della direttiva comunitaria sulla gestione dei rifiuti radioattivi e stanno per essere emanati i criteri per la localizzazione del deposito nazionale delle scorie. Si tratta di indirizzare e controllare operazioni costosissime, che spesso non avvengono in trasparenza, che sono coperte da accordi internazionali semisegreti, da trasporti scortati dai militari, da creazione di depositi temporanei fuori norma, ma comunque inaccessibili a controlli pubblici.

Visti i precedenti della Sogin, restano seri dubbi sui punti critici, dato che sopravvivono nell’azienda molti residui della passata impostazione filo-nucleare e che la vittoria nel referendum del 2011 (per l’annullamento del faraonico progetto nucleare di Scajola) è ancora tutta da gestire su questo versante.