È chiaro che se ti metti a brigare per risolvere i problemi di Matacena & Co. le possibilità di finire in ceppi si centrifugano vorticosamente, per cui consideriamo il buon Scajola davvero fuori concorso, ma qui invece la domanda che si intende porre è un cicinin più sottile e riguarda la Capitale come centro della politica: ma chi bisogna frequentare a Roma?

Avrete forse letto in questi giorni le cronache di Expolandia, quella terra di nessuno dove la “Nutrizione” del pianeta – tema centrale e doloroso del futuro consesso mondiale – si è trasformata in un indecente decamerone in cui voracissime gole si gettano a corpo morto sui futuri appalti. Il buon Gianstefano Frigerio, settantaquattrenne che non smette di stupire per la forza d’animo con cui si confronta con la vergogna in un duello che non ha vincitori, ci ha fornito addirittura una via salvifica per digerire l’immondo sgavazzo: siam passati dal cinque per cento di Tangentopoli – confessa agli amici più cari – a un misero uno, persino allo 0,8, restituendo così l’immagine di un tanghero che ha persino a cuore le sorti economicamente problematiche in cui versa il Paese.

Dicevamo delle cronache di Expolandia per sottolineare come sia tutto un fiorire di “ho visto Tizio, ho parlato con Caio, ho mandato un bigliettino a Sempronio”, con Tizio, Caio e Sempronio, i quali oggi rivestono ruoli di una certa importanza all’interno della politica, che negano, precisano, ammettono, ma con un centinaio di distinguo. Per esempio Pittella anima bella, già candidato alle primarie del Pd che la nostra Cupola considererebbe importante per il suo ruolo europeo, e che non nega di aver incontrato il signor G, il quale se ne vantava con gli “amici”. Dice Pittella: “L’ho incontrato a Roma perché mi aveva chiesto un appuntamento per presentarmi un suo programma di “Rigenerazione urbana”, voleva sapere se per questo progetto potevano esserci dei finanziamenti europei”.

Avete letto bene, non “Rigenerazione umana” che nel caso di Greganti sarebbe stato il sincero trasporto verso una nuova vita, ma “Rigenerazione urbana”, che detta così non si capisce bene dove vada a parare. O meglio, unita a possibili finanziamenti europei lo si capisce benissimo. Ecco, caro Pittella, ma lei deve avere davvero del buon tempo da perdere per offrire udienza al signor G. per simili fanfaluche? Qui, il buon Pitt, ci fa la lezioncina garantista: “Non penso che un cittadino non debba essere frequentato o non debba meritare un colloquio soltanto perché ha avuto una vicenda giudiziaria. Se avesse avuto intenti delinquenziali, l’avrei denunciato alla magistratura, ma io faccio così, ricevo tutti quelli che mi chiedono un appuntamento”. Quindi, cari lettori, mettiamoci in fila e chiediamo anche noi un colloquio con Pittella.

Per tornare alla domanda: ma chi bisogna frequentare a Roma? La risposta non può essere semplicisticamente “tutti quelli che hanno la fedina penale pulita”, perché anche tra costoro ci sono quelli che delinquono o hanno intenzione di farlo e non si può passare la vita al casellario giudiziario. Ma intanto, quelli che ce l’hanno già sporca forse aiutano a selezionare. E la scelta fa capo sempre e comunque a elementi di sensibilità e di chiarezza, di intenti e di obiettivi, e sotto questo cielo le persone (e le loro intenzioni) si possono pesare abbondantemente prima di incontrarle, vagliandone la pulizia dei curricula, i percorsi di vita, le amicizie, le relazioni, ecc. Certo, è un lavoro nel lavoro, anche improbo, antipatico e faticoso, e l’incidente magari dietro l’angolo, ma la faciloneria con cui i nostri cari amici politici si contaminano con soggetti assai poco raccomandabili fa sospettare, da una parte, delle loro intelligenze, ma dall’altra anche delle loro reali intenzioni.

Il problema è che molti politici vogliono allargare a dismisura i cerchi del loro potere, incontrando, facendo favori e avendone di ritorno il consenso, accreditandosi in molti mondi. Ma questa è una vita di scambio. E un bel giorno qualcuno verrà a ricordartela.