Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, alla guida dei lavori di Expo 2015. Secondo fonti di Palazzo Chigi il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha chiesto al magistrato anticamorra di seguire, con il supporto dell’organismo che guida dal 27 marzo, la supervisione degli appalti. Nel pomeriggio di domenica è emerso che il premier, dopo la bufera dell’inchiesta sulla “cupola” dell’Expo e i gravi episodi di corruzione emersi negli ultimi giorni, intende “blindare” i lavori affiancando ai tecnici dell’Expo e al suo commissario unico, Giuseppe Sala, una task force ad hoc. Formata non da “tecnici” in senso stretto ma da avvocati, magistrati contabili ed esperti di contratti. Coordinati – se accetterà il compito – da Cantone. La cui presenza alla riunione prevista per martedì nella sede milanese di Expo, in via Rovello, viene conferma in serata – via Twitter – dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. Sarà un incontro “molto operativo”, promette Renzi, dopo aver dichiarato che “se ci sono problemi con la giustizia si devono fermare i responsabili e non le grandi opere”. Il presidente del Consiglio intende “ascoltare il commissario Sala, analizzare la situazione e il tracciato da seguire per una nuova fase”. Sempre martedì “si definirà e concretizzerà” il gruppo di esperti tecnici chiesto da tempo da Sala per avere un referente unico nazionale per la gestione ordinaria tecnica e operativa e affrontare una serie di questioni, dalla gestione dei visti alle procedure doganali. E verrà designato il sostituto di Angelo Paris, il manager finito in carcere nell’inchiesta sugli appalti. 

Grasso: “Ora nuove norme” – Nel pomeriggio di domenica, in occasione della cerimonia a Montecitorio per ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, le prime cariche dello Stato hanno discusso di come arginare gli episodi di corruzione che continuano a infestare le grandi opere. A due settimane dalle elezioni europee, sale il timore per la possibile deriva anti-politica e il voto di protesta. Ecco perché, accanto alla task force anticorruzione messa in campo dal governo, le prime cariche dello Stato – in particolare il presidente del Senato, Pietro Grasso – propongono una mobilitazione del Parlamento per avviare una sessione speciale delle Camere che completi l’impianto normativo necessario a scongiurare nuove riedizioni di Tangentopoli. Grasso dice di aver “sempre pensato che la lotta alla corruzione sia uno dei punti principali, prioritari di qualsiasi politica” e ricorda: “Nel mio primo e unico giorno da senatore ho presentato un ddl, da cui è stato stralciato il voto di scambio, così come auspicato anche da Libera, che è diventato da poco legge dello Stato”. Ma nella sua proposta c’erano anche altre fattispecie di corruzione, il riciclaggio, l’auto-riciclaggio e il falso in bilancio. Il ddl, dunque, deve ora “continuare nel suo esame”. “Mi sembra una buona idea quella di rafforzare ulteriormente il versante anticorruzione” sull’evento, concorda il ministro dell’Interno, Angelino AlfanoLa presidente della Camera, Laura Boldrini, resta più sul vago: “E’ una grande occasione e si deve buttare fuori quello che di sporco c’è, ma la corruzione non è un fatto endemico. Si può e si deve distinguere. C’è corruzione, ma c’e anche una magistratura che va fino in fondo. Sull’Expo non ci debbono essere ombre di alcun tipo”. Il titolare delle Politiche agricole Maurizio Martina auspica che sia garantita “la continuità dal punto di vista della gestione, anche con figure nuove”. Ma, quando il presidente della Regione, Roberto Maroni, sollecita il governo ad approvare un decreto per dare al commissario Sala i pieni poteri, risponde: “Ci dirà il commissario unico se il tema è anche questo. Fino a poco tempo fa la questione era rafforzare la squadra ma se bisogna lavorare da questo punto di vista, ci lavoreremo”.

Per Bindi la politica deve “imparare a sanzionarsi” – La posizione della presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, è che su corruzione e legalità “penso sia arrivato il momento di dedicare una sessione speciale del Parlamento”. Per la ex presidente del Pd “è ora che la politica esprima un giudizio su se stessa”. Ancora una volta, afferma, “quando la magistratura indaga scoperchia la pentola di un Paese ricattato dalla corruzione“, ma la via giudiziaria non basta, “è ora che la politica impari a sanzionare se stessa”. Il metodo dovrebbe essere quello di riavviare una stagione di riforme. Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, invita anche lei a distinguere tra malaffare e qualità del progetto: “L’Expo è un grande progetto, e lo era fin dall’inizio. Lo valorizzeremo”.

Pisapia: “Immagine non compromessa”. Ma i Cinque Stelle vogliono cancellare Expo – Può diventare anche “un vantaggio” il fatto di aver trovato le “mele marce”, osserva il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, perché così si può tornare al “progetto originario” abbandonando quello “faraonico”. E anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, sottolinea come “l’immagine internazionale di Milano e dell’Expo non sia compromessa perché non è quella delle infrastrutture, ma quella dei grandi temi del futuro del pianeta”. Ma tutti, nei partiti, tendono a prendere le distanze dai coinvolti. “Greganti e Frigerio sono signori che si facevano gli affari propri”, precisa il consigliere politico di FI, Giovanni Toti. Il M5s, protagonista in marzo di un’ispezione ai cantieri dell’Expo, è addirittura pronto a chiedere anche la “chiusura dei lavori”: lo ha anticipato, negli studi di In mezz’ora di Lucia Annunziata, il deputato Alessandro Di Battista, spiegando: “Per noi l’Expo è un’opera che non si deve fare. Occorre lanciare un segnale all’estero, dimostrare che questo è un paese serio. Invece, con la scusa della fretta, si crea il malaffare”. Annullare tutto, per il Movimento, “è l’unico modo per dire: è pieno di malaffare, non si può fare”: