Il giro in pullman nei cantieri dell’Expo a Milano, il pranzo nell’agriturismo e poi il comizio. Deputati e senatori del Movimento 5 stelle, sopravvissuti alla tempesta politica dei giorni scorsi, cercano l’armonia perduta a Rho. Beppe Grillo li accompagna, anche se parla il minimo indispensabile con i giornalisti, si nasconde in fondo all’autobus e sul palco resta al massimo dieci minuti. Hanno risposto all’appello in sessanta. C’è anche Serenalla Fucksia, la senatrice sfiduciata dal meetup nei giorni scorsi. Roberto Fico, il protagonista delle discussioni con Pepe, respinge le accuse: “Io e lui non dobbiamo chiarire nulla”. Ad un certo punto del viaggio, qualcuno ha letto la notizia che il senatore espulso Luis Alberto Orellana ha ritirato le dimissioni, e a molti è scappato un sorriso. “Ve l’avevamo detto che sarebbe finita così”, commentano. Hanno perso dodici parlamentari, nel giro di poche settimane. Un taglio netto necessario per quelli che, tutti si dicono convinti, erano “sabotatori” di un Movimento a cui ora spettano le sfide più difficili.

Il pullman sembra quello degli inizi, lo stesso che li ha accompagnati nell’agriturismo fuori Roma poco dopo le elezioni. O quello dei tour nella Terra dei Fuochi, nei cantieri Tav o nelle zone del terremoto. Ci sono Di Battista, Di Maio, Morra, Crimi, e poi Bulgarelli, Fico, Cioffi, Taverna, Lezzi, Simeoni, Martelli, Castelli e tanti altri. Nella lunga lista di partecipanti compare anche Serenella Fucksia, la senatrice sfiduciata dal suo meetup nei giorni scorsi, l’altra pedina che avrebbe potuto saltare. Chiacchiera con i colleghi, quasi a dire che la tempesta è passata. In mezzo alla folla, riceve l’abbraccio di Bruno Marton, tra i più rigidi del gruppo e che segna l’inizio forse della pace. Qualche attivista si avvicina e le fa domande sul suo lavoro a Roma. Del video e dello sfogo, di quel “tanto decidono sempre gli stessi” urlato nei corridoi del Senato è rimasto poco. O almeno non sembra più il momento di tirarlo fuori.

“Sono normali discussioni tra noi”, commenta Sara Paglini, senatrice toscana rimasta orfana di due colleghi (i dimissionari Romani e Bencini) nei giorni scorsi, “hanno fatto scelte diverse e ho cercato a lungo di convincerli a rimanere. Ma adesso siamo compatti e andiamo avanti”. E’ passato un anno da quando i portavoce sono entrati nelle istituzioni e i 163 marziani, quelli con le facce perse e sconosciuti agli elettori sono diventati punti di riferimento per un gruppo che ora punta addirittura alla vittoria delle Europee. Escono dal comizio tra gli applausi, qualcuno degli attivisti ancora confonde il nome, gli altri corrono a fare una foto con gli ex capigruppo Nicola Morra o Vito Crimi.

All’ora di pranzo si siedono tutti insieme allo stesso tavolo nell’agriturismo di Parco Trenno. Senatori e deputati scherzano come se fossero ancora quelli degli inizi. Perché assicurano che lo sono. Ci provano a stare compatti. La preoccupazione è per le Europee e per quell’obiettivo così difficile che ha posto il leader: “Vinceremo assolutamente”. Ci prova Di Battista ad abbassare le aspettative: “Basta un voto in più del Pd e sarà crisi di governo”. Che sia credibile o meno, ancora non l’hanno capito. Si misurano sulle piazze che incontrano nei weekend e sui sondaggi che gli arrivano dai giornali. “Per noi è sempre campagna elettorale”, continuano. Intanto però, da lunedì i sospesi per gli scontri alla Camera cominceranno a girare l’Italia. E da qui alle Europee potranno permettersi pochi errori.