Pharrell Williams, è lui l’artista del momento. Un momento, quello di Mr. Williams, che dura da quasi due anni e che non accenna a prendere la curva discendente della parabola. E’ uscito pochi giorni fa il suo nuovo singolo, tratto dall’album “G I R L“: si chiama “Marilyn Monroe“, ha spunti dance ed è subito orecchiabile. Non bisogna praticare l’azzardo di mestiere per supporre che sarà un successo, l’ennesimo.

Gli addetti ai lavori e i musicofili conoscevano Williams già da tempo. Ma la vera consacrazione è arrivata quando i Daft Punk l’hanno chiamato (insieme a Nile Rodger, storico chitarrista degli Chic) per collaborare al singolo di lancio di Random access memories, il loro quarto, attesissimo, album in studio. I signori Daft Punk hanno scelto lui, Pharrell, per far suonare quella “Get Lucky” così com’è: familiare, vicino a quel soft funk anni ’70 e a quella disco music nostalgia (Rodger, certo, ci ha messo del suo) che fa tanto “già sentito” e che, proprio per questo, resta in testa fin dal primo ascolto.

E questo, d’altra parte, sembra essere uno dei segreti di Pharrell: prendere qualcosa che “è sempre stata lì” e aggiungerci stile quanto basta a farla sembrare assolutamente nuova. Familiare eppure stravagante, così è stato anche per l’altra hit di successo che lo scorso 2013 si è fregiata della sua collaborazione, “Blurred Lines“: c’è qualcosa di Marvin Gaye che coccola e fa sentire “a casa”, ci sono ritmo e tempi musicali che proiettano nel 2020 e c’è Robin Thicke, che insieme a Williams, canta, balla e ammicca in un video tra i più cliccati dello scorso anno.

Ma chi è il signor Pharrell Williams? E quale storia è alla base il suo straordinario successo? Prima che Happy (pezzo nato come colonna sonora del film d’animazione “Cattivissimo me 2”, candidato agli Oscar 2014 come miglior canzone e diventato un vero fenomeno di costume) diventasse il brano più trasmesso dalle radio, più canticchiato, più condiviso sul web, talmente “più” che sembra d’averne fatta indigestione, prima di tutto questo Mr. Williams faceva musica già da tempo. Classe 1973, Pharrell inizia molto presto, tanto che a soli dodici anni conosce Chad Hugo in un laboratorio jazz. Williams la batteria, Hugo il sassofono tenore. E’ proprio con Chad Hugo che fonda, nel 1994, il duo di produttori discografici The Neptunes e poi, nel 2001, i due (insieme a Shae Aley) pubblicano il loro primo album come N.E.R.D, “In search of…”: il disco è un mosaico di rock, soul, electro e hip hop e nonostante non si possa definire un grande successo commerciale, si afferma da subito come punto di riferimento per addetti ai lavori e musicisti. Il loro secondo album, Fly or Die, pubblicato nel 2004 e sempre molto incensato nell’ambiente musicale, riesce a raggiungere anche una certa popolarità di pubblico, soprattutto con il brano “She wants to move“. 

Ma c’è dell’altro: Pharrell ha prodotto e scritto canzoni per più di un ventennio, passando dall’hip hop al pop e collaborando con aristi come Madonna, Shakira, Jennifer Lopez, Miley Cirus (che segue nell’attuale svolta da cantante Disney a “wanna be” icona sexy), Justin Timberlake, Usher, Demon Albarn, gli Strokes e altri, tutti quelli che valeva la pena, si potrebbe azzardare. Collaborazioni a tutto tondo, dunque, spaziando dall’avanguardia al pop da classifica, per poi diventare lui stesso il punto di riferimento del pop d’oggigiorno. Musicista capace di fornire una chiave di lettura spensierata, leggera, Pharrell afferma la volontà di stare su un territorio disimpegnato, che molti hanno a lungo snobbato e che lui invece presidia, con aria ingenua e un po’ spavalda (salvo commuoversi da Oprah Winfrey, guardando un video tributo a “Happy”: lo aspettiamo a “C’è posta per te“).

“Una voce neutra – scrive Jon Caramanica sul New York Times – Pharrell non è un cantante “potente”, tanto che la sua voce nei dischi è spesso ingrossata e armonizzata. E non c’è niente di eclatante nei suoi testi – continua Caramanica – che, anzi, se fossero stati proposti da altri sarebbero stati certamente liquidati per troppa semplicità“. Eppure la sua forza è proprio lì, in questa disarmante semplicità sostenuta da ritmo e intuizioni, capaci di far innamorare al primo ascolto. Dettagli, come quelli di stile con i quali conquista la stampa di moda di tutto il mondo: ora un cappello da cowboy, poi uno smoking portato con i pantaloni corti al polpaccio, Williams non sembra avere alcuna analogia con i rapper denti d’oro e macchinone che siamo abituati a tenere nel nostro immaginario. Camaleontico e iconografico anche nel look, imprenditore del settore moda con due linee di abbigliamento all’attivo, è certamente lui, Pharrell Williams, il musicista e il personaggio del momento.