Sabato scorso ho assistito ad una puntata di Otto e mezzo, la trasmissione condotta da Lilli Gruber su La7, nella quale i due ospiti invitati fornivano una propria differente visione della figura di Papa Francesco.

Dario Fo, in collegamento, sosteneva con convinzione che Bergoglio è l’artefice di una vera e propria rivoluzione all’interno della Chiesa nella forma e nei contenuti. Secondo il premio Nobel l’attuale pontefice sta compiendo un importantissimo processo di rinnovamento con grande coraggio e responsabilità perché ha deciso di seguire le orme del Santo di Assisi di cui porta anche il nome usando il linguaggio, la forma, l’andamento e i ritmi del vero San Francesco che è stato molto più rivoluzionario di quanto noi possiamo immaginare dato che la Chiesa stessa è colpevole, secondo Fo, di aver censurato la sua opera e il suo messaggio originali. Fo fa notare che questo Papa quando parla va a braccio, è genuino, semplice, chiaro, a volte ha l’impaccio di dire fino in fondo certe cose ma poi si fa forza e le dice, studia i testi di San Francesco venuti alla luce di recente e ne incarna alla perfezione la natura più autentica, è sufficiente guardarlo e sentirlo per comprendere che la sua logica non è una struttura costruita per attrarre consensi.

L’altro ospite presente in studio, il giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco, ha invece obiettato che San Francesco ha rappresentato nella storia della spiritualità occidentale e anche universale una dimensione del sacro che Bergoglio non può assolutamente eguagliare perché l’attuale Papa in realtà è immerso nel conformismo fino al collo, è un’icona pop che suscita troppo consenso, i suoi discorsi sono densi di retorica, i suoi gesti sono carichi di suggestioni come quello di portarsi la borsa da solo, di aver scelto l’argento al posto dell’oro, di spostarsi con la navetta, etc. ma in realtà tutti questi comportamenti cono segnali di una semplicità solo apparente perché sono preparati e studiati a tavolino per produrre esiti politici e strategie di comunicazione. Secondo Buttafuoco, che si spinge fino a definire Bergoglio un autentico furbetto, le parole e le azioni di Papa Francesco sono dettate da una vera e propria operazione di propaganda che interpreta i tempi che cambiano per riavvicinare la Chiesa ai fedeli e la riprova è il fatto che anche un anarchico dello spirito come Dario Fo ne sia totalmente stregato e affascinato.

A mio parere la verità potrebbe trovarsi nel mezzo dell’analisi fatta da Fo e da Buttafuoco ed è riassunta perfettamente dalla geniale satira di Maurizio Crozza. Nella rappresentazione di Crozza, Papa Francesco viene indottrinato da due preti esperti di “marketing vaticano” i quali mostrano al pontefice un filmato dove Renzi illustra i suoi progetti innovativi a colpi di slide e chiedono a Crozza- Bergoglio di inventarsi qualche nuovo stratagemma, ad esempio di mettere all’asta su ebay la papamobile, per attrarre più fedeli proprio come l’attuale premier. Quando Crozza- Bergoglio suggerisce di chiudere lo Ior e di dare mille euro a tutti i poveri del mondo, di tagliare trecento cardinali e di far insegnare il catechismo ai bambini da preti come Don Gallo, i due esperti di marketing lo bloccano immediatamente e gli dicono che non è assolutamente possibile.

La straordinaria satira di Crozza rappresenta uno scenario molto più vicino alla realtà di quanto si possa immaginare se si pensa ad avvenimenti recenti come la mancata chiusura della banca del Vaticano. Francesco è un papa assolutamente in buona fede che sta osando e vorrebbe osare ancor di più nella sua opera di rinnovamento della Chiesa ma l’ apparato vaticano è disposto a seguirlo fino alla soglia oltre la quale non può spingersi per non scardinare fino in fondo gli equilibri di forza e di potere sui quali si basa la sua stessa sopravvivenza.